# 366 – Jonathan Coe – BOURNVILLE (Feltrinelli, 2024, pagg. 423)
Raccontata attraverso sette momenti storici che hanno, a diverso titolo, unito la Gran Bretagna (dalla celebrazione per la fine della Seconda Guerra Mondiale all’incoronazione della Regina Elisabetta II, dal matrimonio di Carlo e Diana al funerale della stessa Lady D), la storia della famiglia Lamb, strettamente legata al sobborgo di Bournville, a Birmingham, e alla fabbrica di cioccolato che ne ha retto l’economia per più di un secolo, è a modo suo rappresentativa della Storia dell’intero Regno Unito, dalla fine dell’ultima guerra fino alla Brexit e alla pandemia. La madre Mary e il padre Geoffrey, diversi eppure uniti, e i loro tre figli – l’irruente e conservatore Jack, il moderato e democristiano Martin e l’irrisolto musicista Peter – sono altrettante facce di una Nazione intera, e le loro vicende personali, i loro amori e le loro delusioni, i loro successi e i loro rimpianti, sono il riflesso di quelli dei lettori che, anche se non inglesi, non possono non sentirsi coinvolti perlomeno dai temi scottanti della Brexit e della gestione della pandemia.
Ci sono il meglio e il peggio di Jonathan Coe in questo suo recente romanzo, uscito nel 2022, dunque a pandemia non ancora finita. Chi conosce l’Autore sa già cosa aspettarsi: una scrittura pulita, a tratti elegante, mai pretenziosa, e una grande abilità nel costruire e intrecciare trame. Ma anche una certa equidistanza dai problemi e dalle criticità, una palese propensione alla moderazione laburista e alla sinistra dei buoni sentimenti e un tono di fondo che definire “democristiano” è dire poco.
Osservatore sapiente, ma spesso poco incisivo, della realtà contemporanea, Coe è un romanziere gradevolissimo da leggere a patto che nei suoi libri non si cerchino posizioni caustiche e coraggiose, che pure, nelle opere più giovanili, si potevano ancora trovare. Per esempio, nella “Famiglia Winshaw” i ritratti di certi personaggi erano decisamente al vetriolo, e in libri come “I terribili segreti di Maxwell Sim” e “La casa del sonno” non mancavano contrasti e forti prese di posizione, anche molto originali e discutibili. Negli ultimi anni, invece, si nota in Coe un addolcimento della scrittura e del pensiero che, se non è un male in sé, conduce però il pur bravo scrittore inglese a proporre romanzi un po’ troppo compassati (leggere “Io e Mr. Wilder” per credere), un po’ troppo proni al pensiero comune (Brexit come il male assoluto, Unione Europea culla di saggezza!) e al politicamente corretto (potevano mancare, in “Bournville”, la fidanzata di colore osteggiata dal padre retrogrado o il figlio che si scopre gay amorevolmente autorizzato ad esserlo dalla madre progressista?).
Siccome non mi piace fare contenutismo, dirò subito che “Bournville” è un buon libro e merita di essere letto, soprattutto se avete voglia di qualcosa di rilassante, che vi abbracci e vi coccoli per quattrocento e passa pagine, avviluppandovi nella solita trama molto ben congegnata e accompagnandovi coi soliti personaggi tecnicamente ben costruiti perché, se non fosse chiaro, Jonathan Coe scrive bene, è bravo, merita il successo che ha e continuerò a leggere i suoi libri, è una voce garbata e intelligente, mai sopra le righe, mai becera.
Ciò detto, però, non sarebbe onesto, nascondere i limiti di un pensiero – più che di una scrittura – che risolve le criticità appianandole sotto un buonismo a tratti evidente: l’attacco a Boris Johnson è facile e un po’ stucchevole, soprattutto se accostato all’esaltazione dei laburisti bravi-buoni-belli (vedi la giornalista gallese Sioned e la coppia mista Martin-Bridget), laddove i tories assumono caratteri grotteschi e sopra le righe. Oltre alla caricatura di Boris Johnson, i personaggi di Jack e di sua moglie Angela, che piangono come vitelli per la morte di Lady D laddove i progressisti (e, chissà poi perché, anche i gay…) alzano le spalle, fanno sinceramente un po’ ridere.
E allora, arriviamo alla domanda delle domande, che finora non mi sono mai permesso di porre, a proposito di Coe, ma che adesso pongo: perché uno scrittore così bravo deve ragionare per stereotipi? Alla fine, suvvia, è di questo che si tratta: di stereotipi. Coe li fa interagire molto bene, li descrive benissimo, crea trame avvincenti, ma alla fine nei suoi romanzi dell’ultimo decennio (almeno) i protagonisti sono dei luoghi comuni ambulanti, e le alchimie della trama sono piegate sempre di più al politicamente corretto, alla necessità (editoriale) di infilare nel racconto dei “characters” predefiniti: l’omosessuale, gli immigrati indiani o iraniani o pakistani o quel che volete voi (naturalmente, integrati alla perfezione), la persona di colore, il politicante truffaldino, l’idealista-europeista, il capitalista selvaggio, il terrorista “buono”… e via almanaccando!
Orbene, ciascuno è libero di scrivere i libri che vuole e di metterci i personaggi e le situazioni che vuole, ci mancherebbe. Infatti mi guardo bene dal valutare “Bournville” (come qualunque altro romanzo) esclusivamente dal punto di vista del contenuto, e ribadisco che, stilisticamente e a livello di trama, è un buon libro, che consiglio senza remore. Altrettanto senza remore, però, rimpiango un Coe più profondo e critico, che sembra aver lasciato il posto a uno scrittore capace ma fin troppo mainstream, fin troppo adagiato sul comodo letto di un’insopportabile politically correctness in salsa europea.

(Recensione scritta ascoltando i Sigur Rós, “Olsen Olsen”)
PREGI:
struttura nitida e funzionale (i sette “momenti” di storia britannica attraverso cui ci viene raccontata la vicenda rappresentano altrettanti brevi romanzi, alcuni dei quali molto belli) e scrittura piana e avvolgente, piacevole da leggere e facile da seguire, nonostante i molti personaggi e i diversi piani temporali
DIFETTI:
un po’ troppi luoghi comuni e una programmaticità di fondo che non convincono. Inoltre, utilizzando, come sempre, alcuni personaggi che provengono da altri suoi romanzi, Coe sembra voler costruire una cosiddetta “opera-mondo” ma, in realtà, non fa che chiudersi nel circoscritto ambito di un “mondo narrativo” tutto suo, impermeabile alla reale complessità (e indecifrabilità) del Tempo e della Storia
CITAZIONE:
“Fu qui, su quelle stesse dune che, mentre Gill e mia madre facevano il bagno in mare, Sioned mi immobilizzò a terra, si sdraiò su di me, mi baciò sulla bocca e mi disse che mi avrebbe sposato. Bada bene, non mi chiese di sposarla: si limitò a dirmi che sarebbe successo.” (pag. 189)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana