CANONE INVERSO – Paolo Maurensig

# 213 – Paolo Maurensig – CANONE INVERSO (Mondadori, 1996, pagg. 172)

Fiero dell’acquisto – a un’asta di Christie’s – di un preziosissimo violino del Seicento firmato da Jakob Stainer, uno dei più celebri liutai austriaci, l’anziano acquirente si vede piombare in camera d’albergo un uomo esagitato che pretende di vedere il violino. Una volta calmatosi, l’uomo – uno scrittore – racconta come, alcuni anni prima, era entrato in contatto con quello strumento, e con il suo misterioso proprietario, Jenö Varga, musicista ungherese ridotto in miseria che si esibiva, per pochi spiccioli, nelle trattorie di Grinzing, alla periferia di Vienna. Perfettamente in grado di apprezzare la maestria musicale di Varga, lo scrittore riesce a rintracciarlo e, in una lunga conversazione con lui, apprende del suo antico e irrealizzato amore per la violinista ebrea Sophie Hirschbaum, e scopre che dietro quel prezioso violino seicentesco si cela una tetra vicenda di amicizia e risentimento avvenuta tanti anni prima, quando Jenö era ancora studente nel terribile e draconiano Collegium Musicum. Sul violino, infatti, si era scatenata la cupidigia del suo compagno di studi Kuno Blau. Ma chi è Kuno Blau? È realmente esistito, o è un parto della fantasia di Varga? E quando lo scrittore termina il suo racconto, già di per sé fitto di rivelazioni e sorprese, il libro riserva al lettore un ultimo colpo di scena, una toccata e fuga dalla quale non c’è ritorno…        

Per chi, come me, non ha particolarmente apprezzato il più celebre romanzo di Paolo Maurensig, quella “Variante di Lüneburg” che prima o poi recensirò, “Canone inverso” non può che essere una piacevolissima sorpresa. Romanzo solido e ben scritto, costruito su una nitida struttura a Io narranti incastrati uno nell’altro (comincia il compratore del violino, continua lo scrittore che ha conosciuto Jenö Varga e che ne ha ascoltata una straordinaria esecuzione della difficilissima Ciaccona di Bach, e finisce lo stesso Jenö Varga, con un lungo monologo che occupa la parte centrale del libro), “Canone inverso” trova il suo valore aggiunto nell’indubbia competenza con cui Maurensig parla di musica classica, da appassionato e non da tecnico, è vero, ma con una partecipazione e una proprietà di linguaggio che affascinano anche il lettore profano, e mettono addosso una sana voglia di informarsi e studiare questo accattivante mondo fatto di crome e biscrome, di legati e di allegretti, di chiavi di violino e solfeggi cantati.

Se “La variante di Lüneburg” poggiava su una supponenza di fondo che, a conti fatti, impedisce al romanzo di elevarsi e conquistare veramente il cuore del lettore, “Canone inverso” è invece un racconto appassionato e partecipativo, a tratti un po’ calligrafico (ad esempio nella parte dedicata all’Anschluss nazista dell’Austria, raccontata ellitticamente con un po’ di sufficienza) ma nel complesso convincente e, pregio non da poco, capace di indurre a leggere ancora una pagina, prima di posare il libro, perché il mistero della provenienza del violino al centro di tutto l’intrigo è un perno – o meglio, un tema musicale – più che sufficiente a imbastirvi attorno una sinfonia, che quel tema lo riprende in diverse chiavi, lo affronta con gli archi e con gli ottoni, lo affida di tanto in tanto alla maestria del pianista, poi lo rievoca con sapienti variazioni fino a portarlo ad una conclusione magari non perfetta, ma neanche scontata.

Perché “Canone inverso”, in fondo, è un “giallo musicale”, è il racconto di un’amicizia dapprima salvifica e poi in un certo senso “maledetta”, un’amicizia che potrebbe anche essere una magnifica e terribile invenzione, il frutto di una psicosi galoppante che, correndo lungo il pentagramma, vola da Mozart a Beethoven, da Bach a Brahms, da Rimskij-Korsakov a Chopin – perché diciamolo: i grandi compositori non avevano proprio tutte le rotelle a posto! E allora, il clochard col violino Jenö Varga, così enigmatico e inafferrabile, capace di apparire e scomparire a piacimento nelle notti viennesi, è una splendida mise en abyme della musica stessa, che esiste solo mentre viene eseguita, e per il resto del tempo non è che una sequela di segnetti neri sul pentagramma, agglomerati di teste, code e pliche che, come un trattato alchemico, celano significati incomprensibili ai profani. Ma l’inquietante vicenda di Jenö Varga e Kuno Blau (uno il canone inverso dell’altro, ovvero lo stesso brano musicale, ma con gli intervalli specularmente rovesciati) è anche il racconto di come la musica possa diventare ossessione (anzi, di come lo diventi quasi sempre!) quando la si studia con l’irraggiungibile obiettivo della perfezione.    

Note

(Recensione scritta ascoltando Johann Sebastian Bach, “Ciaccona”)

PREGI:
equilibrato e decisamente ben scritto, sia nelle parti “tecniche” dedicate alla musica che nella gestione dei personaggi e dell’intreccio (nota di merito per il triplice Io narrante grazie al quale viene raccontata una storia che copre un lungo arco temporale, dai primi del ‘900 alla metà degli anni ’80), è un romanzo solido e godibile, adatto sia a chi conosce e ama la musica classica che a chi si limita a zufolare “Azzurro” sotto la doccia   

DIFETTI:
se l’incontro tra l’acquirente del violino e lo scrittore che ne vorrebbe ricostruire la storia, nonché l’entrata in scena di Jenö Varga, sono molto efficaci (splendida la scena ambientata nell’osteria di Grinzing), la seconda parte, ambientata nel castello di Hofstain, e il finale sono un po’ meno efficaci, e forse non tutti i nodi vengono al pettine. Ma sono peccati veniali, in un’opera così compatta e gradevole 

CITAZIONE:
“Ma che cos’è la perfezione? È il punto di fuga di una strada senza fine, è il miraggio che si sposta davanti a noi, è l’ultimo piolo di una scala circolare.” (pag. 35)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO