# 403 – Alessandro Marzo Magno – CASANOVA (Laterza, 2023, pagg. 318)
Affrontandola più tematicamente che cronologicamente, la figura di Giacomo Casanova – avventuriero, grande amatore e letterato veneziano del Settecento – emerge in tutte le sue contraddizioni ma anche in tutte le caratteristiche tipiche di un’epoca tra le più feconde e importanti per l’Europa, il secolo dei Lumi e della Rivoluzione Francese, vera e propria porta della modernità. Marzo Magno, storico e giornalista, sceglie di raccontare Casanova soprattutto attraverso le pagine della sua opera capitale, quella Histoire de ma vie lunga più di cinquemila pagine e scritta a partire dal 1789 nel tetro castello di Dux, dove l’ormai anziano avventuriero si era ritirato e viveva in povertà. Pubblicata varie volte in edizioni ridotte o epurate dalle parti più scabrose, la casanoviana Histoire de ma vie è, secondo Marzo Magno, una impareggiabile guida al Settecento europeo, di cui in effetti svela dettagli interessantissimi e modi di vivere e di pensare che, altrimenti, non si sarebbero conservati. E così, percorrendo l’avventura terrena di Casanova, uomo perennemente in movimento, alla ricerca di donne e ricchezza, di cultura e di soddisfazione, un po’ avventuriero puro e un po’ agente segreto, amatore e buongustaio, uomo colto ma anche truffaldino, l’Autore traccia un identikit del secolo dei Lumi e delle tensioni che lo attraversarono, culminate, per Venezia, nel crollo della Repubblica, potenza millenaria che scompare nel 1797, inghiottita dall’astro di Napoleone.
Questo simpatico libro di Alessandro Marzo Magno non risponde tanto alla domanda “Chi era Casanova?”, quanto piuttosto ad altri interrogativi: “Come visse Casanova? In quale ambiente? Secondo quali meccaniche fu giudicato un grande amatore e una spia al soldo di vari sovrani? Perché alcuni lo ricordano come un uomo di genio e altri come un volgare truffatore?” Insomma: dove sta la verità su Giacomo Casanova, nato a Venezia nel 1725 e morto a Duchov, in Boemia, nel 1798, giusto in tempo per assistere al tramonto della Serenissima?
Accostato per tanto tempo agli altri celebri avventurieri del Settecento europeo – in primis a Giuseppe Balsamo, Conte di Cagliostro, e all’enigmatico Conte di Saint-Germain, che si aggirava per l’Europa sostenendo di avere più di trecento anni – Casanova fu protagonista di una rocambolesca fuga dai Piombi, la prigione di Venezia, nel 1756, e in seguito fu accreditato come giocatore d’azzardo, inventore, letterato, truffatore, rinomato amatore di donne e “secreto agente”, locuzione che compare per la prima volta su un documento scritto proprio in riferimento a Casanova. Non c’è dubbio che egli sia stato un uomo di talento: ma qual era questo talento? Quello amatorio o quello per l’inganno e la truffa? Era un filosofo e uno scrittore, oppure un volgare ciarlatano che fingeva competenze in ogni disciplina, dalle lettere all’alchimia, dalla medicina alla metallurgia e alla cabala?
Enigmatico per definizione, Casanova è un uomo su cui sono stati versati fiumi d’inchiostro da fior fiore di studiosi, anche se nessuno è mai davvero riuscito a sciogliere l’enigma di fondo legato al suo innegabile fascino, alla sua perfetta immersione nello spirito del suo tempo. E forse proprio qui sta la soluzione del mistero, e Marzo Magno fa bene, tutto sommato, a non proporre una classica biografia, bensì una sorta di esplorazione tematica, che affronta, separandoli ma allo stesso tempo fondendoli assieme, i vari aspetti di un carattere sfaccettato e sfuggente, dalla passione per le donne a quella per la buona tavola, dall’abilità per le relazioni diplomatiche all’alta considerazione per il proprio talento letterario.

Il libro, dunque, si legge con piacere e con gusto perché è pieno zeppo di aneddoti e di divagazioni, ma è ben saldato e tenuto assieme da una compatta struttura di capitoli che affrontano le diverse facce di Casanova e del suo mondo, con attenzione ai dati storici più minimali e ai tocchi di colore, nonché a una serie di figure collaterali – tra cui Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart, che ben conobbe Casanova – piuttosto ben raccontate. Dove invece il libro di Marzo Magno funziona meno è nello stile, a tratti un po’ pedante, e nella volontà di infilare veramente un po’ di tutto nella trattazione, che passa con nonchalance da profonde questioni storiografiche o letterarie (come l’atteggiamento dei Papi settecenteschi nei confronti dei Gesuiti o della Massoneria e i rapporti tra Casanova e Voltaire) a tocchi da rotocalco come la passione del nostro per i maccheroni (ma cosa si intendeva, nel Settecento, per maccheroni?).
Lettura interessante e tutto sommato gradevole, questo “Casanova” di Marzo Magno mette però fin troppa carne al fuoco, e sembra più che altro voler usare la figura del celebre avventuriero come grimaldello per socchiudere la porta che dà sul Settecento, nel tentativo di coglierne l’essenza profonda. Ma se certi capitoli sono oggettivamente ben scritti e interessanti, altri sono fin troppo divagatori e arrancano tra infinite sequele di dati ed elenchi di città visitate o di personalità incontrate dal protagonista suo malgrado, Casanova, che ancora una volta tiene per sé tutto il suo mistero, lasciando intravedere tra le righe di Marzo Magno appena un barlume di verità, e lanciandoci, col suo volto sorridente di uomo di mondo, l’ennesimo occhiolino di scherno e derisione per gli sforzi d’interpretazione che generazioni intere di studiosi (di cui Marzo Magno è solo l’ultimo) hanno fatto attorno alla sua beffarda, sfuggente figura che, come in una fuga di Bach, sembra sempre sul punto di essere afferrata, ma poi si dissolve in una girandola di note musicali il cui misterioso fascino, forse, non è raccontabile.

(Recensione scritta ascoltando Johann Sebastian Bach, “Suite per violoncello n. 1 in Sol maggiore”, BWV 1007)
PREGI:
ben strutturato e nitido tanto negli intenti quanto nelle conclusioni, è un saggio gradevole che non lascia insoddisfatti né i profani né gli specialisti, pur non rappresentando una pietra miliare della letteratura su Casanova. Decisamente interessante il capitolo su Lorenzo Da Ponte e assai gustosi molti aneddoti e tocchi di colore sulla vita nel Settecento
DIFETTI:
a tratti avviticchiato su sé stesso, inconcludente e un po’ supponente, è un libro che non brilla né per stile né per fluidità, e che finisce per affastellare troppi aneddoti, troppe divagazioni, troppe osservazioni nel tentativo di ricostruire non tanto le vicissitudini di una persona, quanto piuttosto i caratteri salienti di un intero secolo tra i più densi della storia europea (e non solo)
CITAZIONE:
“Le donne nominate nell’Histoire de ma vie sono centosedici, i piatti centoventi. Già questo numero basterebbe per dimostrare che Giacomo Casanova, più che un seduttore, è stato un buongustaio. In realtà non è proprio così, perché cibo e sesso vanno spesso a braccetto: qualcuno ha definito l’opera casanoviana un viaggio gastrosessuale.” (pag. 149)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana