CASINO TOTALE – Jean-Claude Izzo

# 427 – Jean-Claude Izzo – CASINO TOTALE (Edizioni e/o, 2003, ediz. orig. 1995, pagg. 247)

Il poliziotto marsigliese di origini italiane Fabio Montale, assegnato al controllo delle cités, ovvero dei quartieri più periferici e difficili della città, deve risolvere un doppio caso che lo coinvolge anche a livello personale: il suo vecchio amico d’infanzia Pierre Ugolini, detto Ugo, si è fatto ammazzare dalla polizia dopo aver ucciso un boss mafioso, in città, per vendicare la morte di un altro amico, lo scapestrato Manu. Tutti e tre innamorati fin da ragazzini della bellissima zingara Lole, Fabio, Ugo e Manu formavano, da giovani, un terzetto inseparabile di promettenti delinquenti, autori di furti e rapine sempre più audaci. Rimasto solo, Fabio, ormai quarantenne, deve capire chi e perché ha ucciso i suoi amici, a costo di rischiare di fare la stessa fine. Come se non bastasse, gli tocca pure indagare sullo stupro e l’uccisione di una ragazza di origine algerina, di cui Fabio conosce benissimo la famiglia. Tra procaci prostitute, giornaliste intraprendenti, boss della malavita che bevono Pernod, poliziotti corrotti, spacciatori arabi, picchiatori italiani e magnaccia francesi, il povero Montale – poliziotto sui generis e ben poco convinto del ruolo repressivo che gli sarebbe stato assegnato – dovrà schivare più di una minaccia per giungere alla soluzione dei due casi che, comunque, non sarà indolore, per nessuno.  

Quanta “roba” c’è dentro questo piccolo noir anni ’90 d’ambientazione marsigliese! Jean-Claude Izzo, giornalista originario di Marsiglia dove è nato nel 1945 per morirvi, ahinoi, prematuramente nel 2000, a soli 55 anni, è uno di quegli scrittori che ho sempre occhieggiato senza mai trovare l’occasione di assaggiarne la scrittura. Finalmente ci sono riuscito, e devo dire che questo “Total Kheops” (espressione gergale che la traduzione italiana ha reso con “Casino totale”) non è stato una delusione, anzi, sulle prime mi è sembrato di potervi scorgere il capolavoro.

Caratterizzato da uno stile frammentato e paratattico, con sapienti tocchi hard boiled e un’autentica passione per la città di Marsiglia, le cui atmosfere vengono restituite al lettore con estrema cura, il libro è a tutti gli effetti un noir, più che un giallo o un thriller, letteralmente traboccante di vicende e personaggi, un romanzo fieramente di genere che attraversa il tempo e riesce a raccontare tanto la malavita marsigliese degli anni ’90, per molti aspetti degenerata e violenta, quanto quella più “romantica” (ma non meno brutale) degli anni ’60 e ’70, gli anni dei “marsigliesi” mitici, quelli raccontati anche in certi poliziotteschi italiani. Forte delle sue evidenti competenze giornalistiche, Izzo ha saputo riversare nelle neanche duecentocinquanta pagine del suo primo romanzo (ne seguiranno altri due con protagonisti la città di Marsiglia e Fabio Montale) tutta la sua passione per questa città unica, soleggiata e lieta ma anche oscura e violenta, cangiante, mai ferma, mai facile da capire e da vivere. Vero calderone ribollente di attività anche e soprattutto illegali, la Marsiglia di Izzo è una mescolanza di sole e mare con piombo e coltelli, di amore e desiderio con pugni e aggressioni, ed è il risultato di un inestricabile miscuglio di voglia di vivere e ricerca del piacere con istinti di morte e ventate di autolesionismo, come se la città fosse troppo bella per non essere anche cattiva.

E infatti è proprio lei, Marsiglia, la vera dark lady di questo noir in pieno sole, di questo poliziesco litoraneo e leggero, nel quale la passione del protagonista per i buoni vini e per il pesce appena pescato ha lo stesso peso della sua voglia di risolvere il caso, di assicurare i colpevoli alla giustizia o di abbandonarli alla giusta vendetta. Izzo, è vero, non inventa nulla di nuovo, né si dedica a una nouvelle cuisine che rimescoli gli ingredienti del genere in una ricetta inattesa e sorprendente. Però, anche senza grandi trovate, dimostra di essere uno scrittore che sa cucinare una buona pietanza, un cous-cous pieno di sapori diversi che, in qualche modo, riescono ad armonizzarsi e a lasciare nel lettore una sensazione piacevole, un gusto stratificato e complesso di cui è forse impossibile cogliere tutte le sfumature (soprattutto per chi non è francese e non è di Marsiglia), ma che sazia e soddisfa anche i palati più raffinati.

Non tutti i nodi vengono al pettine, ovviamente: trattandosi di un noir, la trama deve essere necessariamente troppo ingarbugliata, e i personaggi brillano più per la costruzione dei caratteri che per la reale efficacia narrativa. Però i colpi di scena non mancano, le sequenze piccanti neppure, l’ironia trasuda da ogni pagina e l’intento di fondo è onesto e sincero: raccontare Marsiglia, questo “recipiente” di un po’ di tutto, questa città ingovernabile eppure plurimillenaria (non a caso, Izzo ne cita la fondazione greca), che sopravvivrà a tutti i personaggi e a tutti poliziotti e i criminali, a tutte le puttane e i giornalisti, ai magnaccia e ai politicanti, ai killer e ai ladruncoli.

Perché alla fine è la città che genera le storie, che fabbrica le trame, che dipinge sé stessa in una tela che non avrà (forse) mai fine. E di cui il cronista, e lo scrittore, non possono che cogliere un breve istante e, con un po’ di fortuna, fissarlo sulla carta.

(Recensione scritta ascoltando Marcus Viana, “Kheops”)


PREGI
La totale sincerità di fondo, la voglia dell’Autore di scrivere un libro asciutto, onesto, ritmato, interessante e accattivante. A cui si sommano l’indubbia efficacia di molti personaggi e il coraggio di portare le varie trame (pur se un po’ confuse) fino alle estreme conseguenze, in un massacro da cui non si salva (quasi) nessuno


DIFETTI
Quello tipico di ogni noir che si rispetti: la confusione della trama e dei piani narrativi, nonché l’abbondanza di nomi e di personaggi, tutti piuttosto ben descritti ma forse non tutti così indispensabili


CITAZIONE
“Ero a pezzi. Avevo vissuto questi ultimi anni con tranquillità e indifferenza. Assente dal mondo. Niente mi toccava veramente. I miei vecchi amici non chiamavano più. Le donne mi lasciavano. Tenevo i sogni e la rabbia a mezz’asta. Invecchiavo senza più alcun desiderio. Senza passione. Mi scopavo le puttane. E la felicità era una canna da pesca.” (pag. 110)


GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
°
½
*
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**½
***
***½
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO