# 59 – Irvine Welsh – COLLA (TEA, 2002, pagg. 553)
Dagli anni ’70 ai primi anni del nuovo secolo, le vite di quattro ragazzi di Edimburgo – lo sciupafemmine Terry Lawson, il pugile Billy Birrell, il DJ di successo Carl Ewart e il disgraziato Andrew Galloway – si intrecciano e si abbracciano con la forza di un affetto che va oltre i dolorosi, imprevedibili (o, a volte, fin troppo prevedibili!) casi della vita.
Ragionando per decenni, e connotando ogni sezione di racconto con le mode e il “sapore” degli anni relativi (i Settanta, poi gli Ottanta, i Novanta e – alla fine – l’approdo al XXI secolo), Welsh compone quello che, probabilmente, è il suo capolavoro: “Colla” è un romanzo assoluto, generazionale ma non nostalgico, freschissimo nell’impianto narrativo, attraversato e sorretto da caratteri che si scolpiscono nella mente del lettore. La simpatia caciarona e ruffiana di Terry è controbilanciata dalla malinconia riflessiva di Billy; la posata sicurezza di Carl è contrastata dall’incertezza e dalla sfortuna di Andrew; il quartetto di amici sembra rappresentare tutto un arcobaleno al contrario di emozioni e sentimenti, perché non c’è mai nulla di facile nei romanzi di Welsh, la realtà è sempre messa in scena in maniera cruda e diretta, ironica, certo (altrimenti sarebbe insostenibile!), ma anche veritiera e senza sconti.
Tra scazzottate allo stadio e furti da quattro soldi, tra imprese picaresche con risvolti drammatici e amori romantici quanto ridicoli, l’Autore riesce nella magica impresa di farci appassionare a queste quattro vite, ciascuna a suo modo devastata, e a tutte quelle di contorno: genitori, fratelli, sorelle, amici, spacciatori, criminali e chi più ne ha più ne metta. Il risultato è un caleidoscopio a tinte forti, un romanzo che sembra allargarsi a macchia d’olio ma che è sorretto, in realtà, da una struttura rigidissima e intelligente, che procede, appunto, per epoche e per macro-sequenze. Non ci si perde nella lettura perché, al di là del dato cronologico, Welsh è bravo a mescolare i punti di vista e gli Io narranti, ad alternare parti narrative ad altre più squisitamente evocative, e così riesce a portare avanti per trent’anni non solo le storie dei quattro protagonisti, ma anche quelle – relegate sullo sfondo, ma non meno importanti – di tutta una pletora di altri personaggi, trasversali ai romanzi dello scrittore scozzese.
Forse, anzi, i punti in cui il libro è più efficace sono proprio i rapidi, fulminei colpi d’occhio su una realtà – quella di Edimburgo e dei suoi quartieri difficili, a partire da Leith – sfaccettata e piena di chiaroscuri, in cui il ridicolo ci mette nulla a trasformarsi in tragico, e viceversa. Tra gli spettri della droga e dell’AIDS, della violenza fine a sé stessa (soprattutto allo stadio) e del sesso compulsivo si dipana questa epopea di povera gente, di marginalizzati e piccoloborghesi, di illusi e predestinati, di salvati e perduti. Con un linguaggio a tratti violentissimo, di certo estremamente espressivo, Irvine Welsh riesce a portarci dentro quei quartieri, sugli spalti di quello stadio, in quelle case proletarie, in quelle feste sboccate e sognanti, quando tutto sembra possibile ma alla fine – già lo sappiamo – si realizzerà solo una minima parte di ciò che potrebbe realizzarsi, perché la vita umana è questo (soprattutto quando deve crescere in contesti di povertà e crimine), è una sottile lama nel ventaglio dei possibili, un collasso della funzione d’onda di quella particolare fisica quantistica che ci governa e che fa sì che, incredibilmente, possiamo tutto e – spesso – non facciamo niente.
Chi muore e chi vive, chi resta a pigliarsela nel culo e chi va a stare bene, in Welsh, è davvero questione di un po’ di fortuna, o di una sfortuna tragica quanto ostinata. Cantore di ultimi che nella loro condizione spesso ci sguazzano, Irvine Welsh ha il potere di farci ridere alle lacrime mentre il cuore sanguina e la ragione si rifiuta di credere a ciò che leggiamo.
(Recensione scritta ascoltando Iggy Pop, “Cry for Love”)
PREGI:
strutturato benissimo, “Colla” è un romanzo ostinato che gira, come una vite senza fine, attorno ai caratteri dei suoi protagonisti, e li fa amare pur con tutti i loro immensi e imperdonabili difetti, con la loro stupidità e la loro umana imperfezione. Più ancora di “Trainspotting”, è questo il grande romanzo di Edimburgo e della sua gioventù bruciata
DIFETTI:
non è facile “entrare” nella storia, nel senso che occorrono un bel po’ di pagine perché si inizi a familiarizzare con la struttura – di per sé nitida – del romanzo e con la quantità di personaggi e di punti di vista. Inoltre, stiano attenti i deboli di stomaco: linguaggio scurrile a parte (marchio di fabbrica di Welsh), alcune sequenze sono davvero un po’ forti e non per tutti gli stomaci!
CITAZIONE:
“Maria stava in cucina, aiutava Sandra a preparare le lasagne. Le due mamme condividevano una preoccupazione per i loro figli. Adesso il mondo era superficialmente più ricco di quello in cui loro erano cresciute. E tuttavia qualcosa si era perso. Sembrava un luogo più spietato, più aspro, povero di valori. E il peggio era che apparentemente i giovani, a dispetto della loro fondamentale onestà, ora dovevano nutrirsi di una forma mentale che sfociava facilmente nella cattiveria e nella slealtà.” (pagg. 189-190)
GIUDIZIO SINTETICO: ***½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana