ENIGMA IN LUOGO DI MARE – Carlo Fruttero & Franco Lucentini

# 74 – Carlo Fruttero & Franco Lucentini – ENIGMA IN LUOGO DI MARE (Mondadori, 1991, pag. 402)

La Pineta della Gualdana si estende per tre chilometri lungo la costa, in provincia di Grosseto: 18.300 pini per 153 ville, un “condominio” a tutti gli effetti – amministrato come tale – suddiviso in tanti lotti quante sono le ville, e popolato da residenti fissi e ospiti stagionali. La pineta è decisamente più vivace d’estate, ma è in un giorno d’inverno, poco prima di Natale, che inizia – con un banale tamponamento – un giallo che finirà per coinvolgere diversi personaggi, dal semi-depresso ma arguto signor Monforti al maresciallo Butti dei Carabinieri, dal decaduto conte Delaude alla sciantosa aspirante starlette Katia, dalla affascinante signora Neri (di cui Monforti è innamorato) ai malassortiti coniugi Zeme…

Che dire? Fruttero & Lucentini sono sempre Fruttero & Lucentini! I “testi sacri” forse sono altri (“La donna della domenica” su tutti), ma sono convinto che quei due geniacci della scrittura e dell’architettura romanzesca fossero fisicamente incapaci di produrre libri brutti. “Enigma in luogo di mare” non sarà tra i loro titoli più conosciuti, ma ancora una volta siamo in presenza di un gioiellino dall’intreccio perfetto, che riesce a tenere la tensione – con l’ironia più che con gli effettacci e i trucchetti dei pessimi thriller perlopiù americani, ma ultimamente anche scandinavi – per 400 pagine e, in più, governa una ridda di personaggi che – più ancora degli accadimenti – sono l’essenza stessa del libro e della scrittura di F & L.

Sì, perché quelli della grande coppia di giallisti sono romanzi fatti anzitutto di personaggi. L’efficacia delle trame non è in discussione, ma la mia opinione è che la vera passione dei due scrittori fosse la descrizione dei caratteri, la ricerca della profondità psicologica ottenuta, però, non attraverso infinite riflessioni e “scavi” più o meno scientifici, quanto piuttosto – ben più prosaicamente, ma anche più efficacemente! – attraverso la “semplice” (virgolette d’obbligo) esposizione dei fatti. I caratteri, in Fruttero & Lucentini, emergono come per magia dai comportamenti, e non viceversa: i loro “eroi”, siano poliziotti o semplici cittadini, sono persone normali, con (pochi) pregi e (tanti) difetti, con idiosincrasie e incertezze, dubbi e tormenti, problemi e imperfezioni. Il detective improvvisato Gabriele Monforti, che si picca di risolvere il “puzzle della Gualdana” quasi fosse una cura per la sua strisciante depressione, è un personaggio schivo e umano, forse fin troppo umano! E attorno a lui, si muove un’intera società datata ormai ai primi anni Novanta: niente telefoni cellulari, niente web, per un giallo che si può definire ancora “classico”, e non venato – o meglio, pervaso – da tutta la tecnologia che si è costretti a inserire in un libro odierno. Con i suoi pregi e i suoi difetti, ovviamente.

I personaggi sono davvero tanti, le sottotrame si sprecano, ma gli Autori – come di consueto – riescono a gestirle benissimo, e non una pagina va sprecata, fino alla soluzione finale, forse meno celebre di altre, ma altrettanto onesta e sensata. Mi sia consentito, però di chiudere con una nota personale: io ho ravvisato, in questo libro, un lieve tocco ballardiano! Sì, perché in fondo l’immaginaria Pineta della Gualdana, con le sue ville perfette e perlopiù chiuse, con l’ombra protettiva ma anche un po’ inquietante dei suoi 18.300 pini, con i suoi misteri e le sue (sotterranee) tensioni interne (che non mancano mai, in un condominio che si rispetti!), mi ha ricordato un microcosmo alla Ballard, una Eden-Olympia, giusto per fare un nome, o una Estrella de Mar, insomma, una di quelle location chiuse e protette all’interno delle quali, in un modo o nell’altro, il crimine e la violenza devono scoppiare – in chiave quasi catartica, secondo il pensiero del grande Autore inglese. I nostri due grandi Autori italiani, invece, a modo loro tirano le fila di un’altra bella “commedia gialla” che ha il sapore dolce-amaro di una giornata al mare d’inverno: tiepida, ma desolata; rinfrancante, ma troppo breve; in poche parole, così splendidamente inafferrabile! Magari la vita – sembrano dire, sorridenti, i due grandi vecchi – fosse sempre un giallo, o un puzzle, in cui – dagli e ridagli – le tessere alla fine vanno sempre al loro posto.                

(Recensione scritta ascoltando Ennio Morricone, colonna sonora di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”)

PREGI:
ironico e disincantato, ma senza mai essere scostante e altezzoso, il libro ha la rara capacità di creare familiarità coi personaggi, tanto che spiace “abbandonarli” al loro (ignoto) destino quando la lettura termina 

DIFETTI:
una partenza un po’ lenta, d’altronde abbastanza originale e necessaria: una simile congerie di personaggi va introdotta prima dell’avvio del giallo vero e proprio, pena la difficoltà – in seguito – a seguire la trama e apprezzare i vari caratteri

CITAZIONE:
“Il Dr. Veglia la pineta la conosce bene […] e gli piacerebbe […] avere una villa in un posto così, ricco ma senza ostentazione, riposante, riparato, pieno di natura e insieme di comodità. Che sia pieno anche di misteri non lo stupisce, queste migliaia di chiome che si toccano suggeriscono facilmente l’idea di un immenso coperchio, sotto il quale può bollire di tutto.” (pag. 276)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO