# 413 – Émile Zola – GERMINALE (Einaudi, 1994, ediz. orig. 1885, pagg. 522)
Il giovane macchinista disoccupato Étienne Lantier, vagabondando per la Francia a caccia di opportunità di lavoro, si imbatte nella miniera di carbone di Montsou e scopre la durissima vita dei minatori, stringendo amicizia in particolare con la famiglia Maheu, interamente impiegata nella miniera. Innamoratosi di Catherine, e la giovane figlia dei Maheu, e trovato lavoro a sua volta presso la miniera, Étienne deve fronteggiare sul piano sentimentale la concorrenza del rude minatore Chaval mentre, sul piano sociale e politico, gli ci vuole poco per rendersi conto di quanto siano ingiuste e terribili le condizioni di lavoro dei suoi colleghi. Animato dal fuoco della giovane età e da un senso di giustizia sociale che lo porta a schierarsi interamente dalla parte dei lavoratori, Étienne convince i minatori a proclamare uno sciopero, al quale l’azienda mineraria risponde molto duramente. Divenuto sempre più acre, lo scontro coinvolge anche la famiglia Maheu e vede l’intervento dell’esercito, in quella che si trasforma a tutti gli effetti in una battaglia, dalla quale Étienne uscirà vivo per miracolo, e sempre più convinto di battersi per una giusta causa, nonostante i morti e i lutti che la sua decisione di proclamare lo sciopero ha causato.
La materia che costituisce la trama di “Germinale”, tredicesimo romanzo della nota serie dei Rougon-Macquart di Émile Zola, è molto vasta e difficilmente si può darne un’idea precisa con un semplice riassunto. Nel mosaico di critica sociale e politica che Zola è andato pazientemente a costruire nel corso degli anni di attività letteraria, si tratta indubbiamente di uno dei tasselli più importanti, da una parte per la descrizione vividissima e allucinante che offre dell’ambiente ctonio della miniera, terribile e infernale, all’interno del quale il mondo sembra letteralmente ribaltarsi e i lavoratori sono costretti a fatiche immani per portare in tavola qualche patata e un pezzo di carne, e dall’altra parte per la completezza dell’impianto narrativo, che mescola con grande perizia la critica sociale al dramma personale, l’impegno civile al sapore squisitamente narrativo (il romanzo, non a caso, fu pubblicato inizialmente a puntate).
Fondamentalmente slegato, come quasi tutti i libri della serie, dalla “trama” complessiva (la storia della famiglia Rougon-Macquart) e leggibile anche da solo, “Germinale” è un romanzo potente, che non lascia indifferenti sia per la capacità dell’Autore di calare il lettore in un ambiente infernale descritto senza abbellimenti e senza artifici retorici, sia per la perizia con cui gli elementi di spiccato realismo vengono fusi con quelli più squisitamente narrativi e di genere: la storia d’amore contrastata tra Étienne e Catherine, col malvagio Chaval a fare da antagonista, ma anche il finale d’azione nelle gallerie della miniera all’interno delle quali i protagonisti restano bloccati, vero proprio incubo ctonio al termine del quale non è detto che per tutti ci sia il ritorno alla luce.
Impegnativo e drammatico, attraversato da lampi di grande narrativa, “Germinale” è un libro che non rinuncia a niente, è un ampio contenitore nel quale Zola riesce a inserire un po’ tutti i suoi temi e le sue ossessioni, tanto che il romanzo è spesso indicato, assieme a “Thérèse Raquin”, come il più rappresentativo dell’opera di questo grande scrittore francese del XIX secolo. Se però “Thérèse Raquin” è, come da definizione dello stesso Autore, uno “studio psicologico e fisiologico” nel quale a brillare è la costruzione dei personaggi (praticamente perfetta), “Germinale” è piuttosto il trionfo della trama e del contesto, dell’ambiente, quello terrificante della miniera, all’interno del quale i personaggi appaiono spesso egualmente anneriti e uniformati, schiacciati da un mostro (l’industria estrattiva del carbone) che li domina tutti, buoni o cattivi, belli o brutti, colpevoli o innocenti, opportunisti o idealisti. E in questo recipiente materico e osceno, Zola inserisce pagine di rara lucidità e di trattenuto lirismo, raccontando un mondo e una società interi senza rinunciare all’innegabile appeal del romanzo puro, quasi d’avventura.
Un po’ melodramma e un po’ spaccato sociale, “Germinale” è un viaggio nelle tenebre e nella disperazione ma anche nell’amore e nel riscatto, nell’indignazione e nella speranza, e a tanti anni di distanza non ha perso nulla della propria forza espressiva, tanto da poter essere ancora raccomandato come lettura a chi voglia capire di cosa si parla quando si parla di lotta di classe o di riscatto sociale, di povertà e di capitalismo. Letto per la prima volta al Liceo, è un romanzo che infiamma il cuore; riletto a tanti anni di distanza, lo si considera con più calma e con più esperienza, ma si continua ad ammetterne – fatta salva una lunghezza a tratti un po’ eccessiva – l’innegabile efficacia e il valore civile.

(Recensione scritta ascoltando i Depeche Mode, “Sacred”)
PREGI:
lucido e compatto, capace di far coesistere ideologia e melodramma, è un libro che sa sempre dove andare e quali corde toccare, un’opera della maturità di un grande scrittore che non ha mai nascosto il proprio interesse per i temi sociali, civili e politici
DIFETTI:
piuttosto lungo e a tratti un po’ aggrovigliato, non è un libro facile e richiede una certa pazienza per affrontarlo e portarlo a termine, complice l’ambientazione veramente angosciante e claustrofobica
CITAZIONE:
«Il salario», – proseguì, – «non è che una nuova forma dell’antica schiavitù. La miniera dev’essere del minatore, allo stesso modo che il mare è del pescatore, la terra del contadino. È vostra, mi capite, la miniera! Appartiene a voi tutti, che da un secolo la pagate con tanti stenti e tanto sangue!» (pag. 258)
GIUDIZIO SINTETICO: ***
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…




Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana