I CANI DELLA MIA VITA – Elizabeth von Arnim

# 156 – Elizabeth von Arnim – I CANI DELLA MIA VITA (Bollati Boringhieri, 2004, ediz. orig. 1936, pagg. 185)

I quattordici cani dell’Autrice (al secolo Mary Annette Beauchamp, nata a Sydney nel 1866) scandiscono i capitoli di questa tranche de vie a quattro zampe: pubblicato nel 1936, il libro ripercorre le tappe principali della vita dell’Autrice filtrandole attraverso le presenze canine che si sono succedute, da quelle dell’infanzia (terminate bruscamente in quanto i cani, non amati dai genitori di Elizabeth, venivano presto dati via) a quelle della vita adulta, in cui l’amore per i quadrupedi si è fatto più solido e consapevole. Tra separazioni dolorose e nascite gioiose, tra cuccioli impertinenti e fedeli compagni di passeggiate, i cani sono una presenza costante, imprescindibile in questo libro, che getta sul migliore amico dell’uomo uno sguardo a volte incantato e ingenuo, altre volte scostante e altezzoso.

Come l’Autrice si premura di comunicarci a più riprese, questo libro non è un’autobiografia, il che la manleva dall’obbligo di parlare di sé e di raccontare nei dettagli gli snodi principali della sua vita. Purtuttavia, il libro ripercorre, de facto, le diverse età dell’Autrice, raccontandole attraverso il suo modo – per la verità piuttosto bizzarro – di relazionarsi con i cani.

Ora, non c’è dubbio che la figura di Elizabeth von Arnim sia interessante: tra le pochissime donne della sua generazione in grado di mantenersi con la sola scrittura (ma, suppongo, col supporto delle ricche rendite di famiglia), cugina di un’altra scrittrice di chiara fama, Katherine Mansfield, compagna, per un po’ di tempo, nientemeno che di sir H.G. Wells (che pare la stimasse moltissimo, spingendosi a definirla “la donna più intelligente della sua epoca”), Elizabeth von Arnim visse con brio e libertà, sposandosi diverse volte, trasferendosi dall’Australia alla Pomerania, dalla Svizzera all’Inghilterra, dagli Stati Uniti alla Francia, e scrivendo svariati romanzi e molti racconti di più che discreto successo, caratterizzati da uno stile leggero (ma non frivolo) e arguto, molto femminile. Insomma, una figura che, nel complesso, merita indubbiamente approfondimenti.

Ma intanto, dovendoci occupare di questo “I cani della mia vita”, che dire? Purtroppo ho pochi dubbi circa la mediocrità complessiva dell’opera che, nonostante qualche pagina ben riuscita e qualche tocco commovente (non difficile, del resto: provate a descrivere, anche in poche righe, la morte di un vostro cane, e vedrete che la lacrima è dietro l’angolo!), non riesce mai a prendere veramente il volo e a entrare nel cuore del lettore, forse perché l’atteggiamento francamente snob dell’Autrice, tanto nei confronti dei cani quanto delle persone, traspare un po’ troppo chiaramente, o forse perché il tono complessivo è oscillante e ondivago, da tratti marcatamente drammatici si passa a paragrafi addirittura comicheggianti, e da momenti di ricercato lirismo si scade irrimediabilmente in considerazioni da rotocalco sulla vedovanza e sul distacco dalla prole.

Nulla di male in un libro che mescoli i registri e proponga escursioni, anche ardite, in territori diversi; ma in questo caso l’effetto, lungi dall’essere efficace, è solo confuso, e non fa mai innamorare veramente di nessun personaggio, né umano né canino. A partire dalla voce narrante dell’Autrice, che confonde lo snobismo con l’arguzia, fino all’insopportabile teoria di aspiranti mariti e collaboratori domestici, cacciatori spietati e veterinari insensibili, il libro è una galleria di “non personaggi” (di quasi nessuno ci viene detto il nome) cui potrebbe appassionarsi solo un profondo conoscitore del mondo della von Arnim, che avrebbe forse qualche chance in più di riconoscere, in filigrana, questo o quel personaggio.

Ma un lettore estraneo all’universo personale dell’Autrice deve accontentarsi dei quadrupedi, nei confronti dei quali, peraltro, l’atteggiamento della narratrice stessa è quantomeno sospetto: li ama visceralmente, ma non esita a “farne addormentare” uno perché diventato troppo grasso in seguito alla sterilizzazione! Li adora e li desidera, ma solo perché “i cani, quando amano, amano in modo costante, inalterabile, fino all’ultimo respiro. È così che mi piace essere amata. E perciò parlerò di cani.” Ecco allora che i sospetti prendono corpo: libro essenzialmente narcisista e autocompiaciuto, “I cani della mia vita” andrebbe forse reintitolato “La mia vita, con qualche cane qui e là”. E neppure allora, tutto sommato, apparirebbe un capolavoro.

(Recensione scritta ascoltando i Pink Floyd, “Dogs”)

PREGI:
a tratti, la scrittura si eleva e dal semplice “bozzetto” di vita casalinga o mondana diviene racconto esistenziale, bilancio degli anni trascorsi, serena valutazione di avventure e disavventure, con un salutare tocco ironico che non sempre si ravvisa nelle scrittrici, spesso troppo votate a prendersi terribilmente sul serio  

DIFETTI:
ellittico e un po’ frammentario, è un racconto dallo stile stranamente faticoso, che prende le distanze (un po’ furbescamente) dalla materia stessa di cui è fatto, negandosi come autobiografia ma raccontando in realtà una quantità di aneddoti e vicende legate a mariti, corteggiatori, amici e ospiti che ben poco hanno a che fare con i cani      

CITAZIONE:
“Chi vuole scrivere, o ripensare ad antichi dolori? Mettili da parte; coprili di silenzio; trai gli insegnamenti che puoi cavarne; e poi voltagli le spalle, e volgiti verso la felicità che la vita può ancora serbarti. […] Ma i dolori ti si attaccano addosso. Non ce ne si può liberare come fossero lappole che si sono appiccicate ai vestiti durante una passeggiata pomeridiana, quando ci si ferma un momento per toglierle e poi via di nuovo.” (pag. 125)

GIUDIZIO SINTETICO:

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
0
1/2
*
*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO