# 415 – Leon Goldensohn – I TACCUINI DI NORIMBERGA (Neri Pozza, 2026, ediz. orig. 2004, pagg. 654)
In servizio come ufficiale medico nell’esercito americano, lo psichiatra Leon Goldensohn ebbe l’opportunità di incontrare, uno per uno, nel 1946 – durante la celebrazione del famoso processo – non solo gli imputati di Norimberga, gerarchi del crollato regime nazista, ma anche un nutrito gruppo di testimoni, ex-militari o ex-funzionari del regime assai meno noti dei vari Göring, Ribbentrop, Speer, Hess ma, se possibile, ancor più rappresentativi di quale fosse il modus operandi del Terzo Reich. Di origine ovviamente ebraica, il dottor Goldensohn si concentra in particolare sulle responsabilità nell’eccidio di sei milioni di ebrei, ma non rinuncia mai a tracciare, di ogni persona che incontra, una sorta di scheda biografica e una breve descrizione caratteriale. Che uomini erano gli imputati di Norimberga? Dei mostri conclamati, con tratti quasi macchiettistici come Julius Streicher, oppure degli insospettabili, come il pacato Sauckel, o il timido Ribbentrop? E come è stato possibile, per alcuni, negare ogni responsabilità in quello che è stato, a tutti gli effetti, uno dei regimi più sanguinari che l’umanità abbia mai visto?
Gli appunti del dottor Leon Goldensohn sono indubbiamente uno straordinario documento storico. Morto ancora giovane nel 1961, questo psichiatra che, nel 1946, era in forze all’esercito americano non ebbe occasione di curare da sé la pubblicazione del libro che avrebbe voluto trarre dai suoi appunti sugli incontri coi gerarchi nazisti nel carcere di Norimberga, dove erano detenuti durante il processo che li vide protagonisti e che, per molti di loro, si concluse con la condanna a morte per impiccagione, sentenza eseguita il 16 ottobre 1946.
Curata dallo storico americano Robert Gellately, la pubblicazione degli appunti offre un ulteriore strumento di indagine a chi, come il sottoscritto, è appassionato di storia del Nazionalsocialismo. Dopo un’introduzione corposa ma non troppo, Gellately lascia letteralmente la parola al dottor Goldensohn e ai suoi appunti che, di nome in nome, di volto in volto, si dipanano per l’intero libro svelando le debolezze e le incertezze, ma anche le granitiche e inscalfibili convinzioni, dei vari imputati. Se alcuni furono loquaci e si prestarono volentieri alle conversazioni con lo psichiatra, anche solo per ingannare il tempo in cella, tra un’udienza e l’altra di un processo in cui, fondamentalmente, non credevano, altri si limitarono a pochi cenni cordiali o rifiutarono tout court di incontrare Goldensohn.
Il risultato è un libro sfaccettato e interessante, ma anche oggettivamente irrisolto, privo di una linea ben definita e di una visione d’insieme che non sia l’idea, corretta, di rendere disponibile il contenuto di quelle conversazioni. In alcuni casi, di fatto, quelle registrate dallo psichiatra americano furono le ultime parole, o quasi, dette dagli imputati al di fuori dei verbali delle udienze, quando furono chiamati a testimoniare o a replicare alle accuse. Nell’intimità delle loro celle, diversi imputati poterono lasciarsi andare a dichiarazioni meno formali, meno mediate dalle esigenze della propria difesa in tribunale, e a reazioni, a tratti, rivelatorie di caratteri e ossessioni, di meccanismi di difesa e di rimozione o di razionalizzazione. Messi davanti all’enormità dei crimini commessi, e abbandonati dai principali responsabili delle politiche del Terzo Reich (a partire da Hitler fino a Himmler e Goebbels) non pochi tra gli imputati si trovarono a non saper come giustificare le proprie azioni, se non con l’obbedienza agli ordini e con la sbandierata (e perlopiù falsa) inconsapevolezza delle dimensioni dell’orrore che si stava perpetrando sotto i loro occhi.
Dal granitico Göring al mellifluo Ribbentrop, dallo sfingeo Hess al serafico Speer, dall’incolore Keitel all’esuberante e ripugnante Streicher, tra colpevoli conclamati e semplici opportunisti, capaci di dichiarare di essere sempre stati antinazisti pur avendo goduto per dodici anni di potere e ricchezza, Goldensohn non rinuncia a dare qualche giudizio anche se, perlopiù, professionalmente si limita ad ascoltare e a riportare le parole dei suoi occasionali pazienti, di uomini che si ritrovavano, durante le sedute del processo celebrato dai vincitori, di fronte a colpe inenarrabili.

E la vera domanda da porsi è: quanti di quegli uomini erano perfettamente a conoscenza delle proprie colpe, e quanti invece ne scoprirono, di fatto, l’entità solo durante il processo? Ferme restando tutte le riserve che si possono avere su un procedimento giudiziario organizzato e celebrato dai vincitori di una guerra contro gli sconfitti, che dunque non avevano alcuna reale possibilità di essere assolti, alle udienze di Norimberga va comunque riconosciuto il merito di aver consentito che si salvassero le dichiarazioni degli imputati e dei testimoni, documenti inestimabili per capire un’intera temperie storica tra le più enigmatiche e incredibili che l’umanità abbia vissuto.
In questo senso, mi spingo ad affermare che forse la parte più interessante del corposo libro curato da Gellately è proprio la seconda, quella riservata ai testimoni, figure di secondo piano ma allucinanti per grado di coinvolgimento nella Soluzione Finale o in altre atrocità, persone come Otto Ohlendorf, che comandò un Einsatzgruppe sul fronte orientale, e Oswald Pohl, responsabile amministrativo dei campi di concentramento, o come Erich vom den Bach-Zelewski, Kurt Daluege, Joseph “Sepp” Dietrich e Rudolf Höss, il famigerato comandante di Auschwitz.
Lettura importante anche se non priva di difetti e di mancanze, da confrontare col più originale “Rorschach a Norimberga” di Niels Peter Nielsen.

(Recensione scritta ascoltando Carl Orff, “Carmina Burana”)
PREGI:
raccolta polifonica di voci e di caratteri, non è tanto un libro che scava negli imputati e nei testimoni del celeberrimo processo alla ricerca di un minimo comun denominatore del Male, quanto piuttosto una testimonianza d’epoca, un instant book uscito in ritardo ma ugualmente importante per ricostruire motivazioni e (impossibili) giustificazioni
DIFETTI:
la mancanza di un collante di base, di una “voce” che raccordi tutte le personalità incontrate e, paradossalmente, non descritte ma lasciate a sé stesse, alle loro parole a volte reticenti, altre volte sovrabbondanti. A Goldensohn, anche se vi ricorre troppo poco, non mancano lo spirito critico e la capacità di fare contraddittorio. In psichiatria è indubbiamente un merito, in ambito storiografico, se vogliamo, è un peccato che siano mancati un piglio più autorevole e uno sguardo più completo sulle dinamiche storiche e politiche
CITAZIONE:
Non la turbava uccidere bambini della stessa età dei suoi figli? «Non era facile per me o per gli altri militari delle SS, ma dovevamo obbedire agli ordini ed eravamo convinti che quegli ordini fossero necessari.» (pag. 438 – Incontro con Rudolf Höss, ex-comandante di Auschwitz)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…



Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana