IL CONTESTO – Leonardo Sciascia

# 196 – Leonardo Sciascia – IL CONTESTO (Einaudi, 1976, ediz. orig. 1971, pagg. 122)

In un Paese che somiglia moltissimo all’Italia (e che forse è proprio l’Italia) in una regione che pare proprio la Sicilia (e forse dopotutto lo è), il colto e raffinato ispettore Rogas, poliziotto atipico venuto su a buone letture, deve indagare sull’impressionante serie di omicidi che hanno per vittime dei giudici istruttori. Convinto di trovare la soluzione del mistero nei casi di malagiustizia in cui gli inquirenti uccisi sono stati coinvolti, Rogas passa al setaccio il loro lavoro, e smuove cose che forse non andavano toccate, soprattutto in un apparato di potere perennemente impegnato a difendere sé stesso. E così l’indagine, apparentemente caldeggiata fin nelle più alte sfere della politica e della giustizia, finisce per ritorcerglisi contro e, come tanti eroi di Sciascia, anche Rogas ne farà le spese…

“Una parodia”: così Sciascia sottotitola questo suo breve romanzo datato 1971, un giallo raggelato e raggelante nel quale, a fronte di una sequela di omicidi che – parodisticamente, appunto – si allunga sempre più, l’indagine del protagonista si impantana man mano che procede nei viluppi di un sistema di potere che, mentre ne incoraggia l’avanzata, trama oscuramente per insabbiarla.

Perfettamente inscritto nella temperie dei nascenti anni Settanta, che sarebbero stati caratterizzati, in Italia, da terrorismo e stragi, e da una quantità di “casi insoluti” filtrati dalla ragion di Stato, “Il contesto” vede dispiegarsi tutta l’abilità stilistica e narrativa di Leonardo Sciascia, con pagine di graffiante ironia e passaggi di trattenuto lirismo, nei quali la Sicilia – pur camuffata nei nomi delle località e mai apertamente dichiarata come ambientazione – brilla in tutto il suo barocco splendore, che a mio avviso solo la scrittura di questo grande Autore ha saputo rendere in modo così completo e saporito. Non vorrei offendere gli appassionati del commissario Montalbano, di cui io stesso ho apprezzato le avventure letterarie, ma Sciascia sta a Camilleri come il piatto di uno chef stellato può stare all’onesta amatriciana di una trattoria fuori porta – o all’arancino del baracchino sotto casa, se preferite.

Nulla di male in nessuna delle due pietanze, ma quando si assaggia la prima non è possibile evitare di ammetterne la rotonda superiorità in termini, in questo caso, squisitamente letterari: Sciascia scriveva divinamente, punto e basta. Una scrittura, certo, a tratti non facile, caratterizzata da un gusto quasi bizantino tanto per la subordinazione quanto per il preziosismo linguistico e terminologico; ma, diamine!, una scrittura piena di gusto e di sfumature, una scrittura che racconta anche quando ha l’aria di non stare raccontando nulla. Ed è esattamente quello che accade in questo breve, inquietante romanzetto, in cui la trama principale – la sequela di agguati a giudici e inquirenti – lascia presto il posto a un racconto assai più “situazionale”, come se il testo abdicasse in favore del… contesto, di tutto ciò che sta attorno agli accadimenti, che s’intuisce ma non si vede (né si legge) mai. In una sorta di “Blow Up”, Sciascia parte dal dettaglio e illude il lettore circa la sua importanza (in un giallo classico, dopotutto, la soluzione sta sempre o quasi sempre in un dettaglio); salvo poi scoprire, con angoscia, che non c’è dettaglio che tenga: l’unica cosa che conta è il quadro generale, il contesto appunto, nel quale tutte le azioni, lungi dal perdere semplicemente significato, ne acquisiscono di sempre nuovi e diversi, inattesi e spaventosi.

È proprio il quadro generale che si palesa, a un certo punto, in tutto il suo orrore davanti agli occhi attoniti di Americo Rogas, ennesimo eroe sciasciano destinato allo scacco e alla sconfitta, rotella di un ingranaggio troppo più grande che ormai gira per inerzia, senza più nessuno che lo muova, e mosso in realtà da tutti, in un osceno moto perpetuo che si chiama “Stato” (o Mafia, che spesso è la stessa cosa…). Straordinario nel denunciare quelle stesse scelleratezze e quegli impasti di politica e malaffare che negli anni Novanta sarebbero diventate palesi, sotto gli occhi di tutti, Leonardo Sciascia regala pagine splendide anche in opere evidentemente minori come questa, non paragonabile – per qualità strettamente letteraria – ai capolavori come “Il giorno della civetta” e, più ancora, “A ciascuno il suo”. Difficile e inquietante, teoretico e un po’ astratto, “Il contesto” è un altro tassello di quel mosaico che il grande scrittore siciliano è andato componendo per tutta la sua carriera e che, guardato nel suo insieme, continua a non presentare, a distanza di tanti anni, neppure una tessera fuori posto.                            

(Recensione scritta ascoltando Ennio Morricone, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, colonna sonora)

PREGI:
stilisticamente gustosissimo, come sempre, è un libro da leggere senza fretta, a piccoli sorsi, come degustando uno zibibbo. E alla fine ci si accorge che quel saporito e apparentemente innocuo liquorino aveva in realtà un incredibile retrogusto amaro che lo scrittore è stato tanto abile da celarci fino alla fine! 

DIFETTI:
lettura, oggettivamente, non facile, anche per la scelta di inventare i nomi di città e di ricorrere a personaggi un po’ “alla Diabolik” (anche per gli strani cognomi!), “Il contesto” parte come un giallo e finisce come un pamphlet politico da Paese sudamericano: forse un po’ troppo per sole 120 paginette. Impressionante, però, l’attualità della disamina politica (e giudiziaria) applicata all’Italia!   

CITAZIONE:
“Nel nostro sistema, il crisma del potere è il disprezzo. […] Perché il sistema consente di arrivare al potere col disprezzo; ma è l’iniquità, l’esercizio dell’iniquità, che lo legittima. […] E voi avete sete di iniquità. Non soltanto voi della polizia, dico.” (pag. 75)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO