IL CROLLO DELLA GALASSIA CENTRALE – Isaac Asimov

# 431 – Isaac Asimov – IL CROLLO DELLA GALASSIA CENTRALE (Mondadori, 1964, ediz. orig. 1952, pagg. 215)

Il millenario Impero Galattico è in netta decadenza, insidiato dalle forze della Fondazione, un’entità politica rivale fondata dallo psicostoriografo Hari Seldon diversi secoli prima. Come se non bastasse, alcuni pianeti sono controllati dai mercanti indipendenti, dei tipi piuttosto irascibili e sicuri di sé che, con le loro velocissime astronavi, compiono rapide incursioni nei territori imperiali. Il tentativo del generale Bel Riose (il cui vero scopo è farsi incoronare Imperatore) di riportare l’ordine nelle periferie naufraga miseramente, e all’orizzonte si profila un nuovo, misterioso attore: il Mule, enigmatico leader che sembra sempre anticipare le mosse dei suoi avversari e che, di pianeta in pianeta, sembra destinato a conquistare l’Impero. Chi è veramente il Mule, che si vocifera frutto di una mutazione genetica? Cercheranno di scoprirlo, con l’aiuto dell’erudito Ebling Mis, i freschi sposi Toran e Bayta, impegnati per conto di uno zio mercante in una difficile missione tra il diplomatico e lo spionistico. E alla fine, la sorpresa sarà inevitabile.

Confesso: io non so come fare con Isaac Asimov. Che sia un “mostro sacro” della letteratura di fantascienza non ci piove, come non piove sul fatto che si tratti di un grande scrittore tout-court, a prescindere dal genere che ha praticato per una carriera intera. Ciò detto, però, non posso negare che diversi suoi testi – soprattutto tra i romanzi – a me non piacciano, o quantomeno non mi convincano fino alla fine.

Mi capita di leggere dei racconti di Asimov che non esito a definire mirabili, e ne conosco diversi la cui lettura prescriverei come obbligatoria a chiunque voglia cimentarsi con la fantascienza. Anche tra i romanzi, ci sono indubbiamente dei bei testi, pietre miliari del genere. Tra questi, però, sinceramente non annovero anche i tre volumi della cosiddetta “Serie della Fondazione”, nata negli anni ’50 del XX secolo e ampliata con altri tre testi negli anni ’80. L’idea di Asimov è semplice e geniale: trattare l’ipotetico Impero Galattico come lo storico Impero Romano, sulla base di alcuni dei più celebri testi storiografici che ne descrivono l’incontrovertibile decadenza. Un Impero troppo grande, durato troppi secoli non può non finire vittima di spinte centrifughe, e di attacchi dall’esterno, portati da genti diverse su confini troppo estesi. L’Impero immaginato da Asimov si estende su milioni di mondi, milioni di pianeti lungo tutta la doppia spirale della Via Lattea; il governo centrale non può controllare una simile estensione di spazio, e così ecco gli attacchi da parte della Fondazione (che, per la verità, opera più che altro una sorta di silenziosa secessione) e le ribellioni dei pianeti dei mercanti indipendenti, tollerati ma visti di malocchio.

Se Asimov è bravissimo nel costruire il parallelo tra la decadenza di Roma e quella del suo Impero Galattico, e con la figura dello psicostorico Hari Seldon regala una chicca filosofia ai suoi lettori (la psicostoria prevede il futuro dei grandi sistemi umani basandosi su un misto di statistica e divinazione), non altrettanto bravo è – a mio avviso – nel tratteggiare personaggi e sviluppi narrativi di questa vicenda sfrangiata e vastissima, spalmata su tre libri poi estesi a sei (“Il crollo della Galassia centrale” è il secondo volume della serie storica, quella degli anni ’50, compreso tra “Fondazione” e “Seconda Fondazione” ). Seguire la trama non è sempre facile, i personaggi, fatalmente, su archi narrativi così lunghi, si danno il cambio entrando e uscendo di scena all’improvviso, col risultato che non si riesce mai realmente ad appassionarsi alla vicenda, perché – dopotutto – una vicenda non c’è, i tre libri raccontano una lenta deriva sociale e politica e lo fanno, ripeto, con indubbia competenza e con grande mestiere ma, ahimè, con poca soddisfazione del lettore, sbalestrato da un pianeta all’altro (tutti piuttosto improbabili, trattati e descritti come se anziché corpi celesti fossero semplici città), da un personaggio all’altro, con pochi colpi di scena e una monotonia di fondo che, seppur voluta, non possiamo esimerci dal sottolineare come elemento negativo.

Quella degli anni ’50 del secolo scorso, per quanto ben scritta e intelligente, è spesso una fantascienza datata, e Asimov non sfugge alla regola: il suo ciclo (e questo secondo volume in particolare) è polveroso e noiosetto. Sappiamo che incorreremo negli strali degli appassionati di fantascienza, ma dobbiamo essere intellettualmente onesti e dire la nostra senza sconti e senza mistificazioni. Se l’idea di fondo è splendida e intelligente e la scrittura è sapiente e coerente con le premesse concettuali su cui si basa, è il tono generale a risultare difficile da digerire al giorno d’oggi, galleggiante com’è tra le ingenuità e le facilonerie di una fantascienza comunque germinale, che avrebbe aperto la strada agli Autori degli anni Settanta e Ottanta, in particolare a James Ballard.

Se paragonato a “Dune” di Frank Herbert (che a sua volta scriverà una serie di romanzi nei quali tratteggerà con impressionante efficacia i termini politici di un Impero intergalattico) o a “Guerra eterna” di Joe Haldeman, questo “Crollo della Galassia centrale” delude e non poco. Preso in sé, e immerso nella serie cui appartiene e nella temperie dell’epoca in cui è stato scritto, è indubbiamente un libro importante, da leggere, impreziosito da un bel colpo di scena finale, ma anche da valutare con onestà e col dovuto distacco, senza culti della personalità e senza che il nome (indubbiamente fulgido) dell’Autore influisca sul giudizio finale.   

(Recensione scritta ascoltando Natalia Sarsgård, “Sleeping Sun”)


PREGI
Comunque tanti, dalla scrittura ben calibrata al finale, che riesce a spiazzare, senza dimenticare la geniale intuizione di fondo, che la Storia si muova per cicliche ripetizioni di splendore e decadenza e che la sua fusione con la matematica e la fisica istituisca una sorta di magia chiamata “psicostoria”


DIFETTI
Francamente datato, come gli altri testi della serie originale delle Fondazioni, si legge con poco trasporto e col sopracciglio alzato, un po’ troppe le ingenuità e un po’ eccessiva la dose di sospensione dell’incredulità che il romanzo richiede (per fare un esempio, le leggi della Relatività einsteiniana, ampiamente sdoganata negli anni ’50 del Novecento, non vengono neppure accennate, né tantomeno rispettate, come farà l’Haldeman di “Guerra eterna”)


CITAZIONE
“Circondati dai relitti meccanici dello sforzo umano, circondati dalle meraviglie industriali create dal genio dell’uomo, questi esseri ritornavano alla terra. Nelle colossali isole spartitraffico ora cresceva il grano. All’ombra delle torri pascolavano le pecore.” (pag. 175)


GIUDIZIO SINTETICO: *½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
°
½
*
*½
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**½
***
***½
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO