IL GIUNCO MORMORANTE – Nina Berberova

# 420 – Nina Berberova – IL GIUNCO MORMORANTE (Adelphi, 2012, ediz. orig. 1988, pagg. 79)

La Seconda Guerra Mondiale è appena scoppiata. Lo svedese Ejnar lascia Parigi in fretta e furia per tornare a Stoccolma, dove si arruolerà per seguire il destino della sua Patria. A Parigi, lascia la sua donna, la protagonista e narratrice, di evidenti origini russe, che divide l’appartamento con un anziano zio, l’intellettuale Dmitrij Georgevic. Nonostante la promessa di scriversi e di rivedersi, Ejnar e la protagonista non si ritroveranno più, fino a quando, recatasi a Stoccolma per trattare con un editore la pubblicazione delle opere dell’ormai defunto zio, la protagonista scoprirà nientemeno che l’indirizzo del suo antico amante, ormai sposato con l’esuberante e possessiva Emma. Ne scaturisce uno strano ménage à trois che proseguirà, un paio d’anni dopo, con un viaggio a Venezia in cui i nodi verranno al pettine e la protagonista ed Ejnar dovranno prendere una decisione: c’è ancora spazio per l’antico amore, o il tempo, la guerra e la vita lo hanno completamente consumato?    

Romanzo breve, brevissimo della scrittrice russa naturalizzata statunitense Nina Nikolaevna Berberova (1901 – 1993), questo piccolo libro rivela sicuramente una penna capace di tratteggiare personaggi e situazioni, anche se oggettivamente è troppo poco per decretare se si tratti di una grande penna. Il dato di fatto è che in meno di ottanta pagine la Berberova riesce a raccontare il dolore per la fine, decretata dallo scoppio della guerra, di una storia d’amore e l’illusione sospesa che quella stessa storia possa in qualche modo riprendere, a distanza di anni, in un mondo cambiato.

Tutto questo, senza darsi tante arie, senza ricorrere a una scrittura sopra le righe o eccessivamente compiaciuta, come quella di tante, troppe scrittrici dei nostri giorni, che sembrano angosciate all’idea di non apparire “abbastanza brave” e infarciscono i loro libri – di per sé spesso modesti – con insopportabili effetti di stile e con una sorta di sbandierata autoconsapevolezza che non può non dar fastidio al lettore un minimo preparato, abituato a leggere e a scoprire Autori.

Nina Berberova, un po’ per la sua origine russa e un po’ per gli anni in cui ha vissuto e scritto, è esente da questi difetti, e tanto basta a concedere la sufficienza al “Giunco mormorante”, minuscolo romanzo che non se la crede e non se la tira, e si limita a raccontare, con competenza e consapevolezza, una storia esile ma, grazie a Dio, non futile. L’Autrice sa benissimo cosa può permettersi, e non eccede mai, anzi, dosa ogni frase con estremo rigore e senso della misura, non ha la pretesa di raccontare la storia delle storie ma offre al lettore un racconto asciutto e tutto sommato credibile, che non presenta vette di grande scrittura o entusiasmanti colpi di scena, ma che scivola facilmente di pagina in pagina sino a un finale malinconico e delicato, non gridato né forzatamente scandaloso.

Insomma, la Berberova non cerca mai il colpo a effetto, lascia parlare la sua scrittura piana e regolare, precisa e leggera, forse un po’ epidermica ma perlomeno non invadente, mai aggressiva, mai volgare. Il risultato è un piccolo libro che si legge in un’ora o poco più, senza che di esso rimanga chissà cosa nell’animo, ma in grado – questo sì – di schiudere al lettore curioso le porte dell’anima di un’Autrice che merita indubbiamente qualche approfondimento e qualche lettura più impegnativa e significativa.           

(Recensione scritta ascoltando Franco Battiato, “Passacaglia”)


PREGI
La semplicità dell’arco narrativo e l’economia di personaggi: con una protagonista-voce narrante e poche altre figure, l’Autrice è in grado di tessere una piccola tela pregiata, un po’ calligrafica ma non sgradevole


DIFETTI
Decisamente troppo breve per essere realmente rappresentativo dell’opera di una scrittrice che ha pubblicato, in carriera, parecchi titoli, è un piccolo romanzo che può fungere, al più, da introduzione a Nina Berberova, da punto d’inizio per letture più corpose e impegnative


CITAZIONE
“Fin dai primi anni della mia giovinezza pensavo che ognuno di noi ha la propria no man’s land, in cui è totale padrone di sé stesso. C’è una vita a tutti visibile, e ce n’è un’altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. […] Semplicemente, l’uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un’ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese.” (pagg. 36-37)


GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
°
½
*
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**½
***
***½
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO