# 349 – Paolo Maurensig – IL GUARDIANO DEI SOGNI (Mondadori, 2003, pagg. 169)
Un giornalista, a Venezia per scrivere degli articoli sulla Biennale, ha un attacco di cuore e viene ricoverato in ospedale, dove fa la conoscenza di un curioso compagno di stanza, che si presenta con l’altisonante nome di conte Antoni Stanislaw Augusto Dunin. Somigliante in modo impressionante a Lev Tolstoj, il conte Dunin rivela al giornalista di essere in grado di vedere i sogni altrui, e lo invita, una volta dimesso, ad andare a trovarlo nel suo palazzo sul Canal Grande. Dopo aver preso informazioni su di lui, il giornalista scopre che in realtà il sedicente conte è un clochard che passa le notti in un dormitorio a Cannaregio. Ritrovatolo, trascorre con lui una notte fitta di rivelazioni, al termine della quale il povero conte viene trovato morto. Ma chi è, allora, l’uomo identico a lui che, una sera di qualche tempo dopo, invita il giornalista a fare una chiacchierata nel suo sfarzoso appartamento di Venezia?
Cosa c’è di meglio che leggere, a Venezia, un libro ambientato a Venezia? Mi sono tenuto in serbo questo “Guardiano dei sogni” per lunghi mesi, in attesa di potermelo leggere in qualche giorno veneziano, giorno che finalmente ho potuto concedermi a fine gennaio.
Ebbene, la lettura, come previsto, è stata piacevole, anche se tutto sommato il principale difetto di questo romanzo di Maurensig, diciamocelo, è proprio… Venezia! Mi spiego meglio. L’ambientazione lagunare, dichiarata fin dalla copertina, è fondamentalmente pretestuosa, perché il romanzo avrebbe benissimo potuto essere ambientato a Milano, a Napoli o a Monfalcone: nulla sarebbe cambiato. Venezia, purtroppo, non è un personaggio di questo libro, come lo è, per esempio, ne “L’amante senza fissa dimora” di Fruttero & Lucentini (ben altri scrittori rispetto a Maurensig, non me ne voglia!) o in “Venezie” di Paul Morand o, ancora, nella “Recherche” di Proust, in cui il celeberrimo episodio veneziano è tra i più belli e memorabili.
Nel “Guardiano dei sogni” Venezia è un bello sfondo cartolinesco che entra qui e là con qualche tocco sapiente, questo sì, ma l’ambientazione non riesce a partecipare all’azione, non ne è parte realmente integrante, neppure a livello tematico, se non per il concetto (un po’ abusato, invero) di Venezia come città nella quale il Tempo sembra essersi fermato (cosa peraltro non vera: più che fermato, il Tempo a Venezia è “visibile”, concetto ben diverso). La scrittura è più che discreta, intendiamoci, perché Maurensig è indubbiamente capace di scrivere un romanzo, ma rispetto al precedente “Canone inverso”, che si basa praticamente sullo stesso identico espediente narrativo (un personaggio che racconta a un altro la propria misteriosa storia), “Il guardiano dei sogni” non trova mai l’abbrivio giusto per far scivolare il lettore dentro una vicenda a incastri e svelamenti (tipica peraltro della narrativa di Maurensig) che, seppur interessante sul piano teorico, non “sfonda” e non conquista del tutto, complice la freddezza dei personaggi, non così ben descritti e approfonditi, a partire dall’anonimo protagonista.
Costruito, di fatto, su tre Io narranti diversi, che si alternano e si incastrano uno nell’altro, il romanzo si legge con piacere ma lascia poco nel lettore, se non – in chi lo conosce – l’impressione di déjà vu (o meglio, déjà lu!) relativa al succitato “Canone inverso”, che utilizza, con risultati molto superiori, il medesimo espediente. Insomma, “Il guardiano dei sogni” è tutto tranne che un libro memorabile, è un romanzo che ripropone temi e stilemi molto cari al suo Autore (l’avvicendarsi dei narratori, la sorpresa finale sull’identità di uno di essi, il dono che si rivela condanna) senza aggiungervi originalità e cercando nell’ambientazione quel tocco in più che, purtroppo, per quanto già argomentato, non funziona.
Cosa resta? Una lettura indubbiamente abbastanza gradevole (che già non è poco) più indicata, però, a chi non conosca già altri libri dell’Autore: per i neofiti, questo potrebbe essere un buon punto d’ingresso nella narrativa di Maurensig. Per gli altri, è impossibile non provare un leggero ma innegabile moto di delusione.

(Recensione scritta ascoltando Johann Sebastian Bach, “Passacaglia e fuga in Do minore – BWV 582”)
PREGI:
la scrittura è corretta e nitida, priva di lungaggini, a tratti anche molto efficace nel sintetizzare in poche righe i caratteri di un personaggio o di una situazione, e la trama è, dopotutto, gradevole e non priva di un interessante colpo di scena finale
DIFETTI:
non bastano qualche scorcio veneziano e qualche riflessione (banalotta) sul Tempo e sulla vita a costruire l’atmosfera di un libro che, di fatto, non decolla mai e il cui potenziale resta, fondamentalmente, inespresso. Noiosetti i racconti nel racconto, soprattutto quello della (presunta) visita extra-corporea del conte Dunin nel misterioso “Regno”…
CITAZIONE:
“Chissà che cosa mi aveva spinto a mettermi sulle sue tracce. Forse volevo appagare l’inconfessabile desiderio di scoprire che la morte è solo un passaggio, un valico da superare.” (pag. 78)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana