IL LIBERO MERCATO DELL’AMORE – Arnon Grunberg

# 1 – Arnon Grunberg – IL LIBERO MERCATO DELL’AMORE (Feltrinelli, 2014, pag. 501)

copertina libro Il libero mercato dell'amoreAvventure, ma più ancora disavventure, amorose di un compassatissimo professore di economia, tra convegni, lezioni universitarie e rapporti complicati con ex-moglie e attuale “amica”… Grunberg, che scoprii anni fa col brillante “Lunedì blu”, si lancia in una ambiziosa disamina del mondo occidentale contemporaneo, visto attraverso la lente deformante dei rapporti sentimentali e… dell’economia! Perché suvvia, lo sappiamo, nel nostro caro vecchio mondo occidentale ormai TUTTO è “economia”, siamo dominati dagli economisti, dai loro calcoli e dalle loro previsioni, dai loro modelli matematici e dalle loro spiegazioni della crisi, come della (presunta) ripresa… Ma anche l’amore è valutabile economicamente, come un rapporto di dare/avere? E’ possibile padroneggiare i sentimenti come si padroneggiano la fatturazione di un’azienda, il monte ingaggi di una squadra di calcio o il bilancio di una società? Nella sua ostinata, a volte assurda ricerca di equilibrio, il protagonista, Roland Oberstein, quarantunenne tanto affascinante quanto anaffettivo, incappa in quelle che forse Federico Fellini avrebbe avuto l’ardire di definire “donne-mostro”.

Dalla sua ex-moglie, che tenta di avere una relazione con un depresso cronico, all’attuale “amichetta”, che in sua assenza si consola con un venditore di telefoni satellitari, passando per una studentessa fuori di testa amante dei cavalli (no, non in quel senso, tranquilli!) e per una ricercatrice impegnata a scrivere un libro su Rudolf Höss, il terribile comandante del campo di sterminio più famoso di tutti i tempi, Auschwitz. Insomma, Grunberg mette in scena un’umanità sentimentalmente allo sbando, che dispone di tutto ma sembra non trattenere nulla, persa tra ambizioni e solitudine, tra desiderio di tranquillità e immersione nel caos del mondo, vera e propria forza centrifuga che non può – sembra dire l’Autore – che afferrarci, farci fare qualche vertiginoso giro di giostra, e poi scagliarci chissà dove, ciascuno con le sue ferite, sanabili o no. Un libro fatto di amori freddi, di personaggi che si cercano disperatamente senza trovarsi, o che si trovano senza cercarsi, che si consolano, si violentano, si detestano amandosi, si amano odiandosi. Un libro con lievi ma evidenti tocchi “à la Houellebecq” (e scusate se è poco), ma anche tremendamente irrisolto, come se non sapesse, o non volesse, approdare a nulla di definitivo, a nulla di VERO. Come se in fondo l’amore, più che un libero mercato, fosse… una tassa troppo salata! O, per dirla come la direbbe un economista: una troppo elevata pressione fiscale!          

(Recensione scritta ascoltando Teho Teardo & Blixa Bargeld, “A Quiet Life”)

PREGI:
una scrittura piuttosto tagliente, paratattica, semplice e abbastanza scorrevole

DIFETTI:
traduzione, a mio avviso, non sempre all’altezza, e una freddezza di fondo (nei personaggi, nelle meccaniche narrative) che non fa per tutti

CITAZIONE:
(dedicata, in particolare, a chi svolge il difficile mestiere di insegnare): “Scusa, Erik”, dice Oberstein. “Io sono stato assunto per un trasferimento di conoscenze. Se questo trasferimento non avviene, presumo che, visto il mio stato di servizio, ciò dipenda dallo studente in questione. Non sono stato assunto per dissimulare o falsificare delle verità sul livello dello studente. E gli studenti sono studenti, non clienti. Io non ho clienti, io non sono una prostituta.” (pag. 364)

GIUDIZIO SINTETICO:

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
***
***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO