IL PROBLEMA DEI TRE CORPI – Cixin Liu

# 425 – Cixin Liu – IL PROBLEMA DEI TRE CORPI (Mondadori, 2025, ediz. orig. 2006, pagg. 417)

Gli esperimenti condotti all’interno degli acceleratori di particelle, sulla Terra, iniziano a dare risultati assurdi. La comunità scientifica mondiale non se ne spiega il motivo, sembra che le leggi stesse della fisica non siano più universalmente valide. Si deve a questo l’epidemia di suicidi tra gli scienziati? E perché il dottor Wang Miao, che sta conducendo un importante studio sulle nanotecnologie, inizia a vedere uno strano conto alla rovescia impresso sulla sua retina? Cosa accadrà quando quello spettrale countdown arriverà a zero? Per capirlo, il dottor Wang si presta, spalleggiato dal bravo ma volgare poliziotto Shi Qiang, a condurre un’indagine su una misteriosa organizzazione che sembra avere, come scopo, la facilitazione dell’arrivo sulla Terra di una specie aliena bellicosa, proveniente da un pianeta dal clima instabile a quattro anni luce di distanza. Il realistico gioco di realtà virtuale “Tre Corpi”, di cui Wang diventa assiduo concorrente, è il trait d’union tra gli alieni e i loro fiancheggiatori terrestri. Quali segreti cela? Cosa comporta trovare la soluzione e vincere la partita? Parallelamente, viene raccontata l’avventurosa vita della dottoressa Ye Wenjie che, cresciuta durante la Rivoluzione Culturale, che azzerò la comunità scientifica cinese sacrificandola sull’altare dell’ideologia comunista, sembra avere più di qualcosa a che fare con la venuta dei minacciosi alieni. I quali, dal canto loro, in attesa di arrivare fisicamente (impiegheranno 450 anni!), mandano avanti due “sofoni”, ovvero due protoni appositamente modificati che, scorrazzando liberi per tutto il pianeta Terra, si divertono a sabotare gli esperimenti scientifici e terrorizzare i poveri ricercatori.     

Bestseller cinese del 2006, diventato serial di Netflix in anni più recenti (con ambientazione eminentemente occidentale, però, in luogo di quella quasi interamente orientale del libro), e primo capitolo di una trilogia che conta anche i successivi “La materia del cosmo” e “Nella quarta dimensione”, questo romanzo di fantascienza ha rivitalizzato il genere e fatto parlare molto di sé, anche e soprattutto grazie alla traduzione in inglese, da cui poi sono discese tutte le altre, compresa quella italiana. L’Autore, un ingegnere informatico appassionato di fantascienza, è riuscito nell’impresa di fondere la storia cinese, e in particolare il periodo della Rivoluzione Culturale, con una trama puramente fantascientifica basata su uno dei temi più frequentati da questo genere letterario: il contatto con una civiltà aliena, ottenuto mediante l’invio di un messaggio radio e il paziente ascolto dei cieli (quello che da qualche decennio fa il Progetto SETI, per intenderci, fin troppo osannato da un film come “Contact” di Robert Zemeckis).

Tralasciando per ora le considerazioni stilistiche, ben difficili da svolgere su un testo pluri-tradotto e scaturito da una lingua tanto diversa come quella cinese, possiamo limitarci a osservare che, leggendo, si stenta spesso a credere ai propri occhi, e non sempre per un sano sentimento di meraviglia. Il più delle volte, anzi, l’inventiva di Liu Cixin fa sorridere e fa gridare all’esagerazione, all’improbabilità, all’insostenibilità. Tra messaggi radio perfettamente comprensibili di una civiltà aliena che certo non avrà la lingua cinese tra le materie di studio e strani countdown incisi sulla retina degli scienziati, capita spesso che si chiuda il libro con una smorfia di sufficienza sulle labbra, e con un po’ di nostalgia per la fantascienza dei grandi, da Asimov a Heinlein, da Bradbury a Herbert, passando magari per Philip Dick e Richard Matheson.

La sensazione di fondo è che “Il problema dei tre corpi”, dietro a una serie di buone trovate, sia tutto sommato un libro di un’ingenuità disarmante, che sorvola su problematiche complesse (come il linguaggio da adoperare per comunicare con gli alieni) e taglia via senza farsi problemi tutti gli snodi più difficili e controversi. Intendiamoci: la materia affrontata non è semplice, e non avendo letto gli altri due libri della trilogia non possiamo commentare l’intero arco narrativo, che potrebbe in effetti acquistare statura e intensità col procedere del racconto.

Dovendoci limitare, per adesso, a un commento sul primo libro, non possiamo che rilevarne l’efficacia di alcune parti (la Rivoluzione Culturale è rievocata senza sconti e con una certa durezza) e l’incisività di qualche personaggio (su tutti, il sardonico e corpulento poliziotto Shi Qiang, detto “Da Shi”, ovvero “Grande Shi”); d’altra parte, però, il libro si avviticchia attorno a un’idea piuttosto peregrina, sviluppata in modo tutto sommato manicheo: sulla Terra, si configura lo scontro tra chi vuole combattere gli alieni provenienti da Trisolaris e chi invece, in nome di un ecologismo un po’ facile, vorrebbe accoglierli per consentire loro di sterminare l’umanità e salvare così il pianeta.

C’è più di qualcosa di interessante nel lavoro di Liu Cixin, e una lettura il libro la merita sicuramente; da qui, però, a parlare di capolavoro della fantascienza, direi che ce ne passa! Stilisticamente tagliato con l’accetta, fitto di personaggi che paiono più funzioni narrative che uomini e donne in carne ed ossa (l’ecologista intransigente Pan Han, lo scienziato un po’ schizzato Ding Yi, il miliardario cospiratore Mike Evans, la solita pletora di militari coi paraocchi, per non parlare delle figure aliene, francamente tendenti al ridicolo, tra improbabili Consoli e un altrettanto improbabile Re), “Il problema dei tre corpi” si butta oltre l’ostacolo con confuciana pervicacia e fideistica convinzione, e riesce, alla fine, a salvarsi in corner e a restare in (precario) equilibrio, regalando peraltro un paio di sequenze decisamente riuscite (la nave affettata con le nanofibre e il “computer umano” costruito su Trisolaris con trenta milioni di soldati al posto dei circuiti e delle porte logiche). Se è sufficiente a instillare la voglia o il bisogno di leggere anche gli altri due capitoli della saga? Sinceramente, non credo. Meglio, forse, attestarsi sul serial di Netflix, poco fedele all’originale, è vero, ma tutto sommato più efficace dal punto di vista drammaturgico e narrativo.

(Recensione scritta ascoltando i Daft Punk, “The Game Has Changed”)


PREGI
Lo sforzo spasmodico dell’Autore di inserire concetti scientifici, anche se non sempre efficace dal punto di vista narrativo, è indubbiamente un merito, e non mancano le sequenze riuscite e i personaggi interessanti (su tutti, Da Shi, il protagonista Wang Miao e l’ambigua dottoressa Ye Wenjie)  


DIFETTI
A tratti ingenuo e naïf, animato da una discreta idea di fondo ma sviluppato in modo un po’ approssimativo e facilone, è un onesto romanzo di fantascienza che non tocca vette eccelse né contenutisticamente né, tantomeno, stilisticamente


CITAZIONE
“È impossibile aspettarsi il risveglio di una coscienza morale da parte dell’umanità, così come è impossibile aspettarsi che gli uomini spicchino il volo tirandosi i capelli verso l’alto. Conseguire il risveglio di una coscienza morale richiede l’intervento di una forza esterna a quella della razza umana.” (pag. 31)


GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
°
½
*
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**½
***
***½
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO