# 206 – Thomas Harris – IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI (Mondadori, 1991, pagg. 383)
Incaricata da Jack Crawford, illustre capo della sezione Scienza del Comportamento dell’FBI, di consultare il noto criminale e psicopatico Hannibal Lecter, che forse è a conoscenza di elementi che potrebbero portare alla cattura di un serial killer in piena attività battezzato “Buffalo Bill” dalla stampa, l’allieva Clarice Starling, che sta frequentando l’Accademia di Quantico per diventare agente a tutti gli effetti, ma che non lo è ancora, si ritrova di fronte all’incarnazione pura del Male. Lecter, psichiatra cannibale, vive da anni in una cella oscura e senza finestre, ma nonostante questo regime carcerario, che stroncherebbe chiunque, si rivela un brillante conversatore e un penetrante analista. Nel gioco a rimpiattino che si instaura tra Hannibal e Clarice si cela anche la soluzione del caso di Buffalo Bill, ma la giovane e ambiziosa agente dovrà decidere quanto fidarsi del terribile Hannibal, e soprattutto dovrà pagare a caro prezzo il suo – per nulla disinteressato – aiuto.
Best seller americano del 1988, “Il silenzio degli innocenti” (ma nell’originale il silenzio è, più correttamente, “degli agnelli”) divenne film nel 1991, regia di un ispirato Jonathan Demme e celeberrime interpretazioni, giustamente premiate con l’Oscar, di Anthony Hopkins e Jodie Foster. Impossibile avvicinarsi al libro dopo il 1991 senza fare i conti anche col film, che è entrato a tutti gli effetti nell’immaginario collettivo e ha segnato perlomeno un ventennio di rappresentazioni del serial killer e della psicopatologia criminale.
Certe immagini (Lecter legato a una lettiga e imbavagliato con la celebre maschera anti-morso, la crisalide “testa di morto” che Buffalo Bill infila nella bocca delle sue vittime dopo averle uccise) sono divenute iconiche, e hanno finito per fagocitare il romanzo, anzi, l’hanno messo fin da subito in secondo piano. Vi sfido a chiedere a conoscenti e amici un’opinione sul “Silenzio degli innocenti”: poi mi saprete dire quanti vi avranno parlato del film (probabilmente tutti) e quanti del libro (“Ah, perché, c’è anche un libro?”). Sì, c’è anche un libro, anzi, c’è prima un libro. L’Autore, Thomas Harris, grazie ad esso si è praticamente sistemato, essendo per lui “Il silenzio degli innocenti” quello che “Il codice da Vinci” è stato per Dan Brown: il colpo della vita, il best seller che ti mette nella condizione di non dover più chiedere nulla, ma di poter pretendere (e infatti Harris in seguito ha scritto solo altri cinque libri).
Com’è allora questo benedetto romanzo? Anch’io, come molti, lo lessi anni dopo aver visto il film (considerate che nel 1991 avevo quattordici anni, impazzivo per il cinema prima ancora che per i libri e il film fu di per sé un discreto trauma!), e lo trovai oggettivamente gradevole, scritto in modo non eccelso ma intelligente, di quell’intelligenza pratica e concreta tipica degli scrittori americani, che si ritrova identica, ad esempio, in un Michael Crichton o in un John Grisham. Dando molto spazio alla trama e poco allo stile, che è di una semplicità e di un’immediatezza a tratti quasi disarmanti, Harris costruisce un libro veloce e visivo, già quasi pronto a diventare prima sceneggiatura e poi film, un libro incalzante che non si sofferma sui personaggi quanto poi saprà fare il film (grazie soprattutto ai due attori in stato di grazia), ma che risulta di un’efficacia mostruosa nel costruire la suspense e nel tenere il lettore avvinto alla storia.
Se questo per voi è un merito da nulla, allora lasciate perdere non solo questa lettura ma tutta la ricca produzione thrilling americana. Se invece riconoscete un certo peso a questa capacità, quasi esclusivamente anglosassone, di badare al sodo e di confezionare libri che magari non brilleranno per bellezza e preziosità della scrittura ma che non mollano neanche per una pagina, attenti fino alla maniacalità nel trovare la collocazione esatta dei colpi di scena e dei twist nonché dei rilanci della storia, allora dovrete ammettere che il pur non geniale Thomas Harris (come scrittore, ad esempio, è molto più bravo il suo omonimo Robert Harris) è stato capace di costruire un meccanismo perfetto, che si legge con gusto anche dopo aver visto e rivisto il film (le differenze non sono molte, ma alcune ci sono e mi guardo bene dallo svelarvele!) e che, anche se in fondo ambisce soltanto a riempire i tempi morti di un viaggio o di una vacanza, non per questo merita una stroncatura, come troppi critici con la puzza sotto al naso, affascinati a quanto pare solo dai “mattoni” indigeribili, sembrano propensi a credere.
(Recensione scritta ascoltando i RED 7, “Heartbeat”)
PREGI:
scarno e tagliente, è un libro che riduce quasi a zero la componente descrittiva e d’atmosfera in favore di dialoghi e racconto dei fatti, strutturando una detection quasi perfetta e non rinunciando all’originalità grazie all’idea di affiancare un’allieva a un serial killer, che a ben vedere è la coppia di detective più particolare degli ultimi quarant’anni – tra cinema e letteratura!
DIFETTI:
quasi ostentatamente anti-letterario, lo stile di Harris è più simile a quello di uno sceneggiatore che a quello di uno scrittore di narrativa. Non fa per tutti, sicuramente, e i personaggi – lungi dall’essere accuratamente cesellati – sono gettati nell’arena e fatti semplicemente agire, di scena in scena, di battuta in battuta. Misteriosamente, però, il risultato non è male!
CITAZIONE:
“Clarice Starling vedeva le figure nelle celle, ma cercava di non guardarle. Era arrivata a metà del percorso quando una voce sibilò: «Sento l’odore della tua fica». Lei non diede segno di aver sentito e proseguì. Nell’ultima cella le luci erano accese. Clarice si portò verso il lato sinistro del corridoio per vedere nell’interno mentre si avvicinava. Sapeva che il suono dei tacchi aveva annunciato la sua visita.” (pag. 22)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana