IL SOSPETTO – Friedrich Dürrenmatt

# 422 – Friedrich Dürrenmatt – IL SOSPETTO (Feltrinelli, 2007, ediz. orig. 1953, pagg. 125)

Ricoverato d’urgenza in ospedale subito dopo la chiusura di un caso (raccontato ne “Il giudice e il suo boia”) che ne ha messo a dura prova la tenuta fisica, il gravemente ammalato ispettore Hans Bärlach della polizia di Berna deve subire un intervento chirurgico, che gli regalerà forse un altro anno di vita, o poco più. Ma nonostante la malattia, l’istinto indagatore di Bärlach non viene meno: convinto di aver riconosciuto, su una rivista, un medico con imbarazzanti trascorsi nel Terzo Reich (siamo nel 1948, quindi la guerra è finita da pochi anni), e supportato in questo dal dottor Hungertobel, che lo ha in cura, l’ispettore si mette a indagare per assicurare alla giustizia il sedicente dottor Emmenberger, che si chiamerebbe in realtà Nehle e avrebbe compiuto disumani esperimenti nei campi di concentramento. Se veramente non gli resta che un anno di vita, come potrebbe spendere meglio il proprio tempo l’ispettore Bärlach se non dando la caccia, in un’ultima, grandiosa indagine, a un criminale nazista riciclatosi chirurgo in una clinica di Zurigo? 

Secondo libro con protagonista il disilluso e astutissimo ispettore Bärlach, questo romanzo compone, assieme a “Il giudice e il suo boia”, un’ideale dilogia. Aprendosi, sostanzialmente, con la scena successiva alla conclusione del romanzo precedente, infatti, “Il sospetto” è più che un sequel, pur raccontando un caso completamente diverso. A unire strettamente le due opere è la figura del protagonista, il geniale ma malconcio ispettore Hans Bärlach, che se nell’opera precedente aveva messo a repentaglio la sua fragile salute pur di risolvere il caso, questa volta si trova addirittura nelle mani di un medico criminale che minaccia di trasformarlo in cavia.

Interamente ambientato in ospedale, suddiviso in brevi, efficaci capitoli e animato dalla brillante ancorché crepuscolare figura dell’integerrimo Bärlach, “Il sospetto” è un piccolo thriller psicologico affilato come un bisturi, che gioca con il lettore esattamente come l’infernale medico nazista sembra giocare con l’ispettore che lo ha riconosciuto. Immerso in una rete di sospetti e di allusioni, costretto a letto ma estremamente vigile dal punto di vista intellettuale, Bärlach è costretto a indagare utilizzando il proprio corpo e la propria stessa degenza come “armi” contro il suo obiettivo, il mellifluo dottor Emmenberger, chirurgo di grande successo che nasconde qualcosa, un segreto orribile che l’ispettore svizzero vuole assolutamente portare alla luce, ultima missione di una carriera affrontata con serietà e coscienza.

Ed è proprio sul confronto morale, più ancora che su quello psicologico, che Dürrenmatt costruisce il suo romanzo, lavorando come al solito di cesello, ricamando la trama con la sapienza di un tessitore di arazzi, mai un tono fuori posto, mai una riga sciupata o inutile. La padronanza dello stile e della materia è il principale pregio di questo gioiellino che si legge in poche ore, di questo thriller melanconico e gelido, ospedaliero, scientifico e crudele, eppure pervaso da un palpabile senso di umanità e di giustizia, animato, al fondo, come il suo protagonista, da un fuoco inestinguibile, perché ancora una volta l’arte dell’indagare si rispecchia in quella del narrare, come fossero le due facce di un’unica medaglia; allo stesso modo, forse, il fascinoso dottor Emmenberger e il terrificante dottor Nehle sono i due volti di un unico individuo, in una girandola di sospetti e di indizi, di sensazioni e di paure, che l’Autore somministra al lettore con la sapienza di un medico, caricando la propria scrittura nell’ideale flacone attaccato a una flebo, e inserendogli l’ago direttamente in vena. Il risultato è un libro che si legge tutto d’un fiato o quasi, un piccolo romanzo lucido e visionario allo stesso tempo, abilmente sospeso tra la razionalità dell’indagine e l’emotività del sospetto, tra la nitidezza della deduzione e l’opaco fascino del dubbio.

Con pochi personaggi ben costruiti e un’ambientazione ben descritta, Dürrenmatt costruisce un racconto ambiguo ma non disonesto, un romanzo breve che porta benissimo i suoi anni (uscì nel 1953!) e che riesce a far provare al lettore più di un brivido di paura, soprattutto nella mefistofelica seconda parte, quando la figura del medico prende il sopravvento e sembra destinata a condurre le danze anche ai danni del povero Bärlach. Senza contare l’importanza degli interrogativi di fondo che il libro solleva: a quali vette di brutalità e di disumanità si spinse la medicina nazista? Perché è così importante scoprire e condannare le atrocità commesse? E infine: qual è il confine tra normalità e anormalità, tra scienza e follia, tra desiderio di conoscenza e delirio di onnipotenza? Gli assassini sono tra noi, sì: e, a volte, svolgono la professione di medico!

(Recensione scritta ascoltando György Ligeti, “Lontano”)


PREGI
La lucidità dell’assunto si rispecchia in quella dello stile, sempre inesorabile, capace di arrivare a tutti e di rendere plausibile ogni snodo narrativo e ogni ragionamento.
Da leggere assolutamente dopo “Il giudice e il suo boia”   


DIFETTI
Più macabro e ossessivo del libro precedente, è un romanzo breve di ambientazione ospedaliera che muove da un assunto disturbante: il protagonista e principale inquirente è spacciato, può affrontare solo un ultimo caso, e tentare di chiudere in gloria la sua carriera nella polizia svizzera. Per qualche lettore, la lettura potrebbe risultare un po’ angosciante!  


CITAZIONE
«Applaudite, amici, la commedia è finita. La vita è stata uno scherzo, la morte una semplice parola, i funerali sono propaganda e tutto l’insieme nient’altro che un affare.» (pag. 88)


GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
°
½
*
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**½
***
***½
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO