# 227 – Jonathan Coe – IO E MR WILDER (Feltrinelli, 2022, pagg. 234)
Cinquantasettenne di origine greca che ha sposato un inglese, dal quale ha avuto due figlie gemelle, Calista Frangopoulou è una compositrice di colonne sonore che ultimamente non lavora più, nell’asfittico panorama del cinema britannico contemporaneo. Non che se ne lamenti: ha più tempo per le figlie. Peccato che una – Ariane – stia partendo per un viaggio di formazione in Australia, mentre l’altra – Francesca – sia incinta di non si sa chi, ad appena vent’anni, e debba scegliere tra tenere il bambino e rinunciare agli studi oppure abortire.
In questo difficile frangente familiare, Calista rievoca la lontana estate del 1976, nella quale – impegnata a sua volta in un viaggio di formazione negli USA – conobbe nientemeno che il grande regista Billy Wilder, e si ritrovò, l’estate successiva, impegnata assieme a lui, come segretaria dello sceneggiatore I.A.L. Diamond, nelle riprese del penultimo film della coppia Wilder-Diamond, “Fedora”, un cupo dramma sulla fine del successo, e uno dei peggiori film dello stesso Wilder.
Quell’esperienza, però, segnò Calista per la vita, e la indusse a lavorare a sua volta nel cinema: rievocarla potrà forse darle lo spunto decisivo per risolvere la questione familiare che la attanaglia?
Difficile che Jonathan Coe scriva un brutto libro, come era difficile che Billy Wilder facesse un brutto film: e infatti “Fedora” alla fine non è così brutto, è soltanto un film fuori tempo massimo, che Wilder fece una fatica incredibile a farsi produrre e che fece ovviamente fiasco al botteghino. Allo stesso modo, “Io e Mr Wilder” non è un brutto libro, anche se è impossibile inserirlo tra i migliori del prolifico Coe. Ma ci arriveremo. Autore cinefilo nel vero senso della parola (ha all’attivo anche un libro su Humphrey Bogart, e in tanti suoi romanzi il cinema svolge un ruolo importante), Jonathan Coe si muove molto bene, con delicatezza e senza eccessivi didascalismi, tanto nella filmografia di Billy Wilder quanto negli aspetti tecnici delle riprese di “Fedora”, raccontate con garbo e con fin troppa parsimonia (sarebbe stato bello qualche altro aneddoto, o qualche ulteriore approfondimento dei personaggi).

Billy Wilder 
I.A.L. Diamond
Il suo Billy Wilder, ad ogni modo, è credibile e concreto, ben ricostruito sulla base di ottime letture e di interviste dirette con persone che l’hanno conosciuto; anche “Iz” Diamond, il fedele sceneggiatore con cui Wilder ha prodotto capolavori come “A qualcuno piace caldo” e “L’appartamento”, è un personaggio che si scolpisce nella memoria, e i vari William Holden, Marthe Keller, persino Al Pacino – tutti personaggi che “interpretano sé stessi”, per parlare in termini cinematografici, ovvero realmente esistiti o esistenti – funzionano molto bene.
Quello che non funziona, ahimè, è la protagonista: questa ragazzina greca, che nel presente della narrazione è ormai una cinquantasettenne moglie e madre, è veramente sciapa e così fieramente piccoloborghese da disturbare persino un lettore dal saldo autocontrollo come me! Intendiamoci: Coe ha il diritto di descrivere i personaggi che vuole, gradevoli o sgradevoli, borghesi o libertari, e indubbiamente non è un dramma che la voce narrante di questo romanzo sia quella di una donna pacata e “democristiana” quant’altre mai. Infatti, la narrazione è piacevole, il libro si legge in un paio di giorni e ha il pregio di mettere addosso una sana voglia di andare a rivedersi i capolavori del duo Wilder-Diamond (dei quali, paradossalmente, si parla fin troppo poco nel testo, concentrato com’è sul bizzarro “Fedora”). Insomma, sia il racconto del viaggio di Calista negli Stati Uniti (con la bellissima scena della cena con Wilder, Diamond e le mogli al The Bistro di Hollywood) che il blocco dedicato alle riprese di “Fedora” funzionano e, pur con qualche piccolo inceppo (la relazione mordi e fuggi, “da set”, tra Calista e Matthew è ben poco erotica e ancor meno interessante, rappresentando solo una distrazione dalla trama principale) sorreggono bene il libro, senza farne un capolavoro ma un onesto romanzo impreziosito dalla presenza di personaggi storici che Coe fa parlare e agire in maniera più che consona.
A deludere senza mezze misure, purtroppo, è la cornice narrativa: la vicenda della figlia di Calista che deve decidere se abortire o meno è davvero quanto di più banale e telenovelistico Coe potesse inventarsi! E la “folgorante idea” finale che ha Calista dopo aver ripensato alla sua magica estate con Billy Wilder è il trionfo del familismo “all’italiana” e del borghesismo “all’inglese”. Alcune lettrici, forse, potranno trarre da questa vicenda tutta matriarcale (il marito di Calista, Geoffrey, è una pura comparsa) un che di soddisfacente; io, personalmente, ne ho tratto l’impressione di una banalità sconfinata, e certo quel geniaccio di Wilder non meritava una cornice così insipida per il racconto dell’epica lavorazione di quello che fu il suo penultimo film, l’ultimo che realmente volle fare e pianificò in ogni dettaglio. Peccato, perché con una cornice migliore il libro avrebbe avuto una valutazione indubbiamente più alta.

(Recensione scritta ascoltando Trent Reznor e Atticus Ross, “Hand Covers Bruise” dalla colonna sonora di “The Social Network”)
PREGI:
lo stile di Coe è sempre gradevole, piano e semplice, immediato, privo di asperità e valido nell’incastrare colpi di scena e svolte nella storia. Il punto di maggior pregio è la caratterizzazione dei personaggi “storici”, a partire da Billy Wilder, efficace e funzionale. Interessante, per quanto non nuovissima, anche l’idea di scrivere un intero capitolo in stile di sceneggiatura cinematografica
DIFETTI:
la protagonista è sciapa e senza carattere, e non regge l’intera estensione del romanzo. Se da ragazza è ancora passabile, da moglie e madre è francamente un personaggio noioso e cerchiobottista, che applica formulette psicologiche e vive trite e ritrite nevrosi da middle class (avrò fatto bene con le mie figlie? Il viaggio di Ariane finirà per portarmela via? E Francesca, poverina, che è incinta e non sa cosa fare?). Veramente di bassa lega il finale
CITAZIONE:
«Mi rifiuto di girare qualcosa solo perché la vedano sei persone che vivono a Bel Air o per vincere lo… Scoiattolo d’Oro al Festival del Cinema del Lichtenstein. Il cinema è un’industria, si vince o si perde al botteghino.» – Billy Wilder – pagg. 51-52
«In America il cinema è un business. Niente di più, niente di meno. Secondo me è un atteggiamento molto sano, anzi, per essere sincero fino in fondo, non vorrei che fosse diverso. Il resto è solo aria fritta, come si suol dire.» – I.A.L. Diamond – pag. 94
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana