LA VITA SESSUALE DI CATHERINE M. – Catherine Millet

# 376 – Catherine Millet – LA VITA SESSUALE DI CATHERINE M. (Mondadori, 2001, pagg. 213)

L’Autrice, cinquantatreenne nel 2001, si mette d’impegno a raccontare la sua esuberante sessualità, scoperta un po’ tardi (ammette di aver fatto l’amore per la prima volta a diciotto anni: imperdonabile per una tale appassionata!) ma coltivata poi con ardore e abnegazione: dalla partecipazione a orge, sia in appartamenti privati che in luoghi pubblici, alle relazioni (anche cinque o sei alla volta) con uomini perlopiù distinti e raffinati, che condividono la stessa passione per il sesso, Catherine Millet – figura ben nota nel mondo della storia e della critica dell’arte – offre al lettore un libro dalla sincerità impressionante, completamente privo di una trama propriamente detta ma caratterizzato da una infinita sequela di scene esplicite, di momenti di sesso estremo, raccontati con semplicità e senza autocompiacimento, come se l’intento fosse, dopotutto, quello di capire perché una simile fascinazione si sia imposta nell’animo di una brava ragazza cattolica come ce ne sono tantissime, una ragazza che – da giovane – era persino piuttosto insicura e dubbiosa, e che (sono parole sue) non è neppure mai stata spettacolarmente bella.

Trovato su una bancarella, a Bologna, questo libro mi ha subito conquistato per il minimalismo estremo della sua copertina, nonché per la dichiarata intenzione di raccontare, in modo puro e semplice, quello che il titolo promette: la vita sessuale dell’Autrice, molto blandamente celata dietro l’iniziale del cognome.

Ora, si potrebbe pensare: cosa c’è di interessante nella vita sessuale di chicchessia? Giusto un pugno di persone al mondo potrebbe avanzare la pretesa di una vita sessuale particolarmente interessante: qualche pornostar, forse, oppure l’inventore o l’inventrice di qualche strana pratica che ha preso piede da qualche parte nel mondo. Ma perché una critica d’arte francese classe 1947 dovrebbe offrire ai lettori un racconto appassionante relativo alle proprie attività sessuali? Non saremo in presenza dell’ennesima sbrodolatura circa la presa di coscienza del corpo femminile, vessato e stuprato costantemente da quello maschile (o anche solo dallo “sguardo” maschile che, com’è noto, “sessualizza” tutto)? Per fortuna, no. Questo posso affermarlo con certezza: Catherine Millet non scrive con l’idea di emancipare niente e nessuno, e il suo non è un libro ideologico – il che rappresenta il principale merito di un testo che, come vedremo tra poco, ha anche svariati, e sostanzialmente inevitabili, aspetti negativi.

Sia per contenuto (oggettivamente coraggioso nel raccontare senza fronzoli orge e rapporti sessuali di tutti i tipi) che per stile (diretto e immediato ma non privo di preziosismi, soprattutto lessicali), il libro di Catherine è degno di elogio, è un testo asciutto e indubbiamente sincero, nel quale l’Autrice si mette in gioco interamente e senza schermi, un po’ alla Bukowski ma senza alcool e corse di cavalli.

A dominare la scena è il “vizio” dell’amore di gruppo, consumato tanto nei parchi di Parigi, con uomini del tutto casuali, quanto negli sfarzosi e ovattati appartamenti di Saint-Germain-des-Prés, con uomini (e donne) di alto livello economico e sociale, smaliziati e consapevoli della natura di “gioco” che molto spesso ha assunto il sesso nella società occidentale di fine XX secolo. L’Autrice si adegua alla materia del suo racconto e sa muoversi tra le necessarie descrizioni, anche molto crude, degli incontri sessuali, e le riflessioni che da esse scaturiscono, riflessioni che non puntano a capire chissà cosa della natura femminile né, tantomeno, a muovere accuse (che suonerebbero ridicole, viste le premesse) a quella maschile. La signora Millet, anzi, sembra molto più portata a indagare e comprendere il mondo degli uomini che non quello delle donne, nei confronti delle quali adotta uno sguardo e un tono disillusi e un po’ acri, quasi ne fosse annoiata.

Sgombrato dunque il campo dal terribile rischio del libro ideologico della  femminista arrabbiata, resta da capire che razza di romanzo sia “La vita sessuale di Catherine M.”. E diciamo anzitutto che non si tratta, in senso stretto, di un romanzo, quanto piuttosto, in senso più lato, di un’opera di narrativa; l’Autrice narra – mescolando i tempi e procedendo per bruschi salti in avanti e all’indietro – le sue avventure sessuali e mette a parte i lettori delle sue riflessioni in merito, riflessioni che vanno dall’interessante al francamente superfluo, dall’incisivo al divagatorio.

Se nella prima metà il racconto tutto sommato scorre bene e si legge con un certo interesse, a patto che non ci si scandalizzi per un linguaggio oggettivamente molto rude e per la decisione dell’Autrice di non tacere nulla delle proprie sensazioni e dei propri piaceri, nella seconda metà il libro rallenta molto, si fa ripetitivo, e nel finale addirittura s’impantana nella capziosa ricerca del dettaglio entusiasmante, del particolare rivelatorio – che, di fatto, non arriva. Le ultime cinquanta pagine, purtroppo, si leggono con fatica, estenuati dalla sequela di scopate che l’Autrice ha già raccontato.

Ci si aggrappa disperatamente alla speranza che arrivi una pagina folgorante, che il libro approdi a un finale di fuoco, capace di giustificare le centocinquanta pagine precedenti, ma ahimè si resta delusi, il finale è un nulla di fatto, la scrittura – non cambiando mai tono o livello – finisce per stancare e se all’inizio la ricerca del termine pregiato è un punto di merito, alla fine anche i preziosismi linguistici appaiono puro esibizionismo da parte di un’intellettuale parigina emancipata e interessata solo al botto editoriale, con un libro che mette in piazza tutto, ma proprio tutto della sua sessualità, facendo inevitabilmente sogghignare il pubblico maschile e irritando quello femminile.

Comunque, missione compiuta: nel 2001, il libro andò a ruba, permettendo a Catherine M. di monetizzare – finalmente! – trenta e passa anni di appassionanti scopate.

(Recensione scritta ascoltando Lo Stato Sociale, “Una vita in vacanza”)

PREGI:
la scrittura è ricercata e lo stile è elevato, pur senza toccare vette ineguagliabili, e la cultura personale dell’Autrice non è in dubbio. Ulteriore pregio: non è un libro femminista nel senso deteriore del termine! 

DIFETTI:
troppo auto-riflessivo e, soprattutto nella seconda parte, francamente ripetitivo e noiosetto, è un’opera di narrativa autobiografica molto monotematica e non per tutti i gusti

CITAZIONE:
“Chi obbedisce a dei principi morali ha indubbiamente più strumenti per affrontare le manifestazioni di gelosia di chi aderisce a una filosofia libertina, che lo lascia disarmato di fronte agli eccessi della passione.” (pagg. 68-69)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO