# 424 – Almudena Grandes – LE ETÀ DI LULÙ (Editori Associati, 1993, ediz. orig. 1989, pagg. 240)
Lulù ha quindici anni quando perde la verginità ad opera del ventisettenne Pablo, il migliore amico di suo fratello Marcelo. Divenuta sua moglie e avuta da lui una figlia, Lulù è una donna incompiuta, ferma a uno stadio evolutivo adolescenziale, bisognosa di sesso e attenzioni continue, attratta dagli omosessuali e dai travestiti, e sempre perdutamente innamorata di Pablo, il suo unico, vero, grande amore, anche dopo che il matrimonio è imploso sotto il peso delle troppe stranezze. E chissà che alla fine, quando Lulù sembra definitivamente perduta dietro alla bizzarria dei suoi esperimenti sessuali, non ci sia ancora modo, per questa storia d’amore, di trovare una ripartenza – l’ennesima?
Opera prima e più nota di Almudena Grandes (1960 – 2021), anche grazie al film che nel 1990 ne trasse Bigas Luna, “Le età di Lulù” è a tutti gli effetti un libro erotico, che non si nasconde e non nasconde il proprio genere dietro alle fumose astruserie di certo irrespirabile femminismo.
La Grandes propone un romanzo squisitamente e fieramente erotico, pensato per eccitare lettori e lettrici, più che per riflettere sulla condizione della donna o sul sesso come rapporto di potere o su chissà quali altri temi. Fin dalla sequenza d’apertura, infatti, l’Autrice mette le carte in tavola e dimostra anche un certo coraggio, ancora possibile nel 1989, quando il politicamente corretto non dominava la scena. Il rapporto, ben più che ambiguo, tra una quindicenne e un ventisettenne viene raccontato senza falsi moralismi e senza preoccupazioni di sorta, e l’Autrice non ha alcun timore a mettere in scena un maschio (Pablo) che oggi verrebbe sicuramente definito “tossico”, prevaricatore e approfittatore.



Non che nel 1989 fosse normale che i ventisettenni deflorassero le quindicenni, intendiamoci; ma la totale assenza di un giudizio morale (e moralista) sulla vicenda, raccontata dal punto di vista di Lulù, che non si pone mai come vittima ma come agente, come forza attiva e propulsiva, nonostante le sue ingenuità e le sue incertezze, è un vero toccasana per noi poveri lettori del 2026, ormai assuefatti ai vari “distinguo” e alle excusationes non petitae di tante, troppe Autrici e di altrettanti Autori, preoccupati più di non innervosire il loro sensibilissimo pubblico che di raccontare una storia valida, robusta, sorprendente e – perché no? – anche eccitante.
Ecco, sotto questo aspetto, “Le età di Lulù” non può deludere, perché è un’opera che racconta il sesso con franchezza e immediatezza, e regala qualche brividino anche a tanti anni di distanza dalla sua uscita. Non tutto funziona, sia chiaro: la ripetitività di certe situazioni, l’insistenza su certi dettagli, l’improbabilità di alcuni snodi e di svariati personaggi non giocano a favore di questo libro, caratterizzato oltretutto da una struttura “libera” che mescola tempi ed età, come a simboleggiare la mancata crescita della protagonista. Episodi dell’adolescenza si accostano ad altri della vita adulta, in una girandola che non sempre tiene avvinto il lettore.
Va detto però che Almudena Grandes non giudica e non demonizza nessuno, la sua penna tratta uomini, donne, transessuali, omosessuali e pervertiti vari tutti con la stessa franchezza e con il medesimo umorismo un po’ greve. Il risultato è un libro che a tratti diverte, a tratti annoia, a tratti fa alzare il sopracciglio con un pizzico di sufficienza, a tratti convince e a tratti perfino commuove, senza mai riuscire a uniformarsi, senza mai diventare un’opera realmente compatta e autorevole. Come se la sua Autrice sposasse in pieno l’ingenuità e la tenerezza di fondo della voce narrante, che appartiene, volta a volta, a una ragazzina curiosa di tutto e a una donna che si sente ancora ragazzina, a una figlia che scalpita per entrare nel mondo dei grandi e a una madre che avrebbe voglia di essere ancora figlia. Non è la complessità del personaggio della protagonista a mancare in questo piccantissimo libro, e anche la dimensione maschile (fatta salva per una francamente inutile ed esagerata scena di incesto) non è costruita male, senza preconcetti e senza condanne aprioristiche. In questo senso, “Le età di Lulù” è tutto tranne che un libro femminista, per come il femminismo lo si intende oggi, e il principale merito del romanzo resta quello di non arrestarsi davanti a nulla (neppure all’incesto, appunto!) e di evitare il giudizio facile, il moralismo un tanto al chilo e l’incasellamento in griglie ideologiche.
Quanto al resto, che dire? Il coraggio narrativo sconfina spesso nella pruderie più bieca, lo stile non è privo di durezze e di ingenuità e il finale lascia francamente più che perplessi. Ma se ci si accontenta…

(Recensione scritta ascoltando Lucio Battisti, “La canzone del Sole”)
PREGI
La pressoché totale assenza di ideologismo è una boccata d’aria in un panorama letterario sempre più infestato dai libri “a tesi” e dalle farneticazioni insopportabili di Autori (ma soprattutto Autrici…) che si sentono tutti dei maître (o delle maîtresse…) à penser
DIFETTI
L’arco narrativo è oggettivamente confuso, certi passaggi hanno molto di gratuito e il finale tra il giallo e il noir non convince
CITAZIONE
“Mi tormentava il sospetto che l’amore e il sesso non potessero esistere come due cose completamente distinte. La metà della mia vita […] aveva ruotato esclusivamente intorno a Pablo. […] Mi sentivo come se tutti i miei movimenti, da quando saltavo fuori dal letto la mattina a quando mi ci tuffavo di nuovo la sera, fossero stati già concepiti da lui. […] Allora mi convinsi che non sarei mai cresciuta se fossi rimasta accanto a lui, e avrei compiuto trentacinque, e poi quaranta, e poi quarantacinque, cinquanta, e poi cinquantacinque e infine sessantasei anni, l’età di mia madre, senza mai riuscire a crescere, sarei rimasta eternamente una bambina, […] un povero mostro di sessantasei anni, sprofondato nella maledizione di un’infanzia eterna.” (pag. 209)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana