LE PRINCIPESSE DI ACAPULCO – Giorgio Scerbanenco

# 133 – Giorgio Scerbanenco – LE PRINCIPESSE DI ACAPULCO (Garzanti, 2017, ediz. orig. 1970, pagg. 94)

La giovane principessa decaduta Alessandra Rudescenko, che vive in Messico assieme alla altera madre Nicoletta e alla ancora più altera nonna Sofia in una sorta di ricreata corte zarista che, nei tardi anni ’60, si illude ancora di tenere in vita il mondo della nobiltà russa, viene uccisa ad Acapulco il giorno dopo la grande festa per il settantaseiesimo compleanno della nonna. Il servizio giornalistico di una pettegola ma valida cronista tedesca e, soprattutto, l’interessamento di un manesco diplomatico italiano, l’ex-pugile Ariberto Sartoris, attaché d’ambasciata a Città del Messico, contribuiranno a chiudere un caso che, in Messico, nessuno vuole risolvere: le principesse sono troppo ricche, troppo potenti e troppo ammanicate, in un mondo in cui “i miliardi sono più forti della legge.”

Prolifico Autore di racconti, più che di romanzi, Giorgio Scerbanenco con queste “Principesse di Acapulco” si misura con il genere intermedio del “racconto lungo” (o “romanzo breve” che dir si voglia), e il risultato, diciamolo subito, non è malvagio, pur non possedendo (e qui siamo al principale difetto) né la terribile, cruda stringatezza dei migliori racconti scerbanenchiani, né la feroce, crudele, sofferta estensione delle indagini di Duca Lamberti, il personaggio più famoso dello scrittore originario di Kiev, e protagonista dei suoi quattro romanzi più celebri.

Tra ex-nazisti che hanno fatto fortuna sposando ricche principesse in esilio e avvocati comunisti che, a discapito dell’ideologia, hanno sposato la causa di una nobiltà tanto altezzosa quanto declinante, non si salva quasi nessuno – come sempre – nelle pagine di Scerbanenco, osservatore impietoso della corruzione morale della società umana. Ma un personaggio, l’addetto d’ambasciata italiano Ariberto Sartoris, spicca su tutti, perché è il Duca Lamberti dell’occasione: moralmente retto in un mondo in sfacelo, ex-pugile reinventatosi diplomatico, Sartoris è disposto ad affrontare la prigione e a prendersi rischi inimmaginabili pur di assicurare alla giustizia l’assassino della dolce, indifesa, patetica principessa fuori tempo massimo Alessandra Rudescenko, che aveva casualmente conosciuto tempo addietro in una serata di pioggia  a Città del Messico (molto bello e ben innestato nel tessuto narrativo il flashback che racconta l’incontro tra i due).

Nella morale cristallina, ancorché violenta, di Sartoris si riflette ancora una volta tutto l’universo di valori cantato (e celebrato, elegiacamente) da Scerbanenco, ben consapevole (e la sua scrittura non ne fa mistero, anzi, lo svela con insuperata capacità) che per i vari Sartoris, i Mastroni (il valente capo della polizia di Acapulco, onesto ma impastoiato da leggi e corruzione dilagante) e – se è per questo – per i Duca Lamberti, non c’è più posto in un mondo che cambia sempre più rapidamente, e in cui non solo i connotati morali si rimescolano e ne escono sviliti, ma anche i dati sociali sono ormai illeggibili: le tre Rudescenko rappresentano altrettante generazioni di una nobiltà ricca di sostanze ma svuotata d’ideali, e il caravanserraglio di parassiti che si agitano attorno alle tre donne restituiscono tutte le sfaccettature di un mondo abbrutito e dannato, interamente votato al denaro e al lusso, contro il quale nessun Sartoris potrà mai fare niente. Ma provarci – sembra dire Scerbanenco – quello bisogna farlo sempre! Anche con la scrittura.                 

(Recensione scritta Lana Del Rey, “Summertime Sadness”)

PREGI:
stile tagliente e dimensioni ridotte fanno di questo libriccino un gustoso giallo “da viaggio in treno”, che si legge con piacere e con interesse, visto che la soluzione del caso non è così scontata… Scerbanenco, oltre che per il noir, conferma il suo talento anche per il giallo classico

DIFETTI:
i personaggi, vista l’esiguità dell’arco narrativo, escono per forza di cose un po’ tagliati con l’accetta, in particolare l’avvocato russo Oblomovic e le due figure di ex-nazisti Heinrich Berger e Rudy Fuchs, che avrebbero meritato una maggiore estensione 

CITAZIONE:
“Sartoris era pronto ad ucciderlo a pugni come lo aveva minacciato. Perché fosse così pronto ad uccidere, non lo sapeva. Come non sapeva perché gliene importasse tanto della verità sulla morte della principessa Alessandra. Cos’era per lui la principessa Alessandra Rudescenko? Che gliene importava di come fosse morta e di chi l’avesse uccisa? Non si sa mai veramente perché si fanno le cose.” (pag. 70)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO