Testi, pre-testi, divagazioni e spunti minimi intorno a libri letti, riletti, sfogliati
A cura di Roberto Mandile
PUNTATA 176
BUON NATALE!
Breve guida ai luoghi comuni delle feste

L’imminenza del Natale col suo corredo di feste a strascico può sollecitare in noi i più nobili sentimenti e i più bassi istinti. Potenza della ritualità, consolante per alcuni, irritante per altri. Non serve scomodare la semiologia per accorgersi che la ritualizzazione del Natale passa anche dalla prevedibilità del suo immaginario simbolico, sacro naturalmente e anche profano. Ecco dunque una breve guida letteraria alle feste perché si sappia che i luoghi comuni possono fornire anche un minimo di consolazione. Che il Natale ci piaccia o no.
REGALI
“Non c’è epoca dell’anno più gentile e buona, per il mondo dell’industria e del commercio, che il Natale e le settimane precedenti”. Parola di Italo Calvino, che nell’ultima novella di Marcovaldo, intitolata I figli di Babbo Natale, racconta di come Michelino, il figlio del protagonista, girando con il padre che, per conto della società per cui lavora da manovale, si è vestito da Babbo Natale per fare regali, finisca per far dono al figlio di un industriale viziato (scambiato per un bambino povero) di oggetti con cui il frugoletto inizia a distruggere la casa: il giorno dopo il padre, colpito da quanto il figlio, solitamente triste, si sia divertito, deciderà di lanciare sul mercato il “regalo distruttivo”. La morale è facilissima e lo stesso Calvino la esplicita nella conclusione del suo racconto.

Ma allora che fare dei regali a Natale? Vale la purezza di Michelino, nonostante gli effetti non voluti che provoca? O è il caso di attenersi al comportamento adottato in materia dalla nonna del Narratore della Recherche di Marcel Proust?
“In realtà, non si sarebbe mai rassegnata a comprare qualcosa da cui non si potesse trarre un profitto intellettuale, in particolare quello che ci procurano le cose belle insegnandoci a cercare il nostro piacere lontano dalle soddisfazioni del benessere e della vanità. Persino quando doveva fare a qualcuno un regalo cosiddetto utile, quando doveva regalare una poltrona, delle posate, un bastone, li cercava “vecchi”, come se, cancellato ormai dalla lunga desuetudine il loro carattere utilitario, apparissero disposti a raccontarci la vita di uomini d’altri tempi più che a soddisfare i bisogni della nostra”.

Che facciate caso o no alla scelta dei regali, la domanda di fondo resta però inevasa: è possibile conciliare consumismo e devozione? Ci soccorre, in questo senso, un sonetto di Giuseppe Gioachino Belli, che nella Roma papalina ci racconta di come proprio gli alti prelati siano i primi destinatari di doni il cui “carattere utilitario” non ci sembra, però, del tutto cancellato:
Ustacchio, la viggija de Natale,
Tu mméttete de guardia sur portone
De cuarche mmonziggnore o ccardinale,
E vvederai entrà sta priscissione.
Mo entra una cassetta de torrone,
Mo entra un barilozzo de caviale,
Mo er porco, mo er pollastro, mo er cappone,
E mmo er fiasco de vino padronale.
Poi entra er gallinaccio, poi l’abbacchio,
L’oliva dorce, er pesce de Fojjano,
L’ojjo, er tonno, e l’inguilla de Comacchio.
Inzomma, inzino a nnotte, a mmano a mmano,
Tu llì tt’accorgerai, padron Ustacchio,
Cuant’è ddivoto er popolo romano.

Insomma, forse conviene stare ancora a quanto, con la saggezza spicciola delle banalità da conversazione, suggeriva Gustave Flaubert nel suo Dizionario dei luoghi comuni, alla voce “Dono”:
“Il dono non è nulla. È l’intenzione che conta”.

BONTÀ
A Natale siamo tutti più buoni, tranne – come abbiamo più volte dimostrato – nei romanzi gialli. Se anche il cinico Ebenezer Scrooge riesce a piegarsi al miracolo della bontà, si direbbe che c’è speranza per tutti. Persino per l’ispettore Morse, il più allergico ai sentimentalismi tra tutti gli investigatori letterari? A sciogliere l’enigma, ci pensa il suo creatore, Colin Dexter, nel racconto Il più grande mistero di Morse, nel quale i parallelismi con il Canto di Natale di Dickens, a partire dall’epigrafe posta in apertura, sono espliciti:
“Non si può dire che lo spirito del Natale l’abbia contagiata, eh, ispettore?”. “Non mi piace il Natale. Non mi è mai piaciuto”. “Resterà a Oxford, signore?”. “Devo sistemare casa”. “Addobbi natalizi e cose del genere?”. “Devo dare una mano di bianco in cucina. Non mi piacciono gli addobbi. Non mi sono mai piaciuti”. “Mi ricorda sempre di più Scrooge, signore”.
Morse si troverà così impegnato nelle indagini relative alla sparizione di una busta contenente del denaro (400 sterline) raccolto dai proprietari di un pub a sostegno di una fondazione per bambini affetti da disturbi cognitivi. E, alla fine, dimostrerà che, proprio come Scrooge, nessuno può dirsi immune allo spirito del Natale.

PARENTI
Infine ci sono i parenti. Forse non li considerate serpenti come nel film del 1992 di Mario Monicelli (ambientato, giustappunto, durante le feste natalizie). Forse non sottoscrivereste neanche il pungente distico di Leonardo Sinisgalli:
Spine letali, spine pungenti
tali sono le zie e le parenti.
Sta di fatto che a Natale i parenti sono imprescindibili. E ognuno, pensando ai suoi, sa quali conseguenze ne derivano.

Testi citati
Italo Calvino – MARCOVALDO OVVERO LE STAGIONI IN CITTÀ (1963)
Marcel Proust – DALLA PARTE DI SWANN – traduzione di Giovanni Raboni (1913)
Giuseppe Gioachino Belli – LA VIGGIJA DE NATALE (1832)
Gustave Flaubert – DIZIONARIO DEI LUOGHI COMUNI – traduzione di Franco Rella (1881)
Colin Dexter – IL PIÙ GRANDE MISTERO DI MORSE – traduzione di Luisa Nera (1987)
Leonardo Sinisgalli – SAGGEZZA, in “La vigna vecchia” (1956)
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…



Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana