LECTIO BREVIS / 18

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 18:
VELENI, DROGHE E SOSTANZE AFFINI

UN CLASSICO: “Pasto nudo” di William S. Burroughs
UN GIALLO: “Arsenico” di Richard Austin Freeman
DALLO SCAFFALE: “Serotonina” di Michel Houellebecq
LECTIO BREVISSIMA: “Il veleno” di Charles Baudelaire

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)

William S. Burroughs – PASTO NUDO (ediz. orig. 1959)

Di cosa parla: La raccolta, visionaria e destrutturata, dei frammenti di vita di un uomo, William Lee, in preda agli effetti allucinogeni della tossicodipendenza, tra degrado materiale, disfacimento fisico, istinto sessuale e ansia da repressione. In un mondo popolato da esseri umani ridotti allo stato di larve, con la polizia alla continua ricerca di spacciatori e tossicomani, si erge la sinistra figura del dottor Benway, capo del Centro di Ricondizionamento, “esperto di tutti gli aspetti dell’interrogatorio, del lavaggio del cervello e del controllo”…

Commento: Quella che resta l’opera autobiografica più estrema della storia della letteratura è anche la prova che anche gli uomini meno presentabili possono essere grandi scrittori (Burroughs, prima di essere scrittore, fu non solo tossicodipendente ma anche spacciatore, rapinatore e soprattutto uxoricida). Le immagini si susseguono sfolgoranti e apparentemente senza senso, svincolate da una trama, con intuizioni destinate a lunga fortuna sul rapporto tra il corpo e la tecnologia: la versione in prosa de L’urlo di Ginsberg, il frutto più arduo e anomalo della Beat Generation.

GIUDIZIO: ****

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Richard Austin Freeman – ARSENICO (ediz. orig. 1928)

Di cosa parla: La morte nel sonno di Harold Monkhouse, malato cronico dai tanti disturbi e dalla salute particolarmente precaria, non ha stupito nessuno, dalla giovane moglie alla nipote, dal segretario alla servitù di casa. Nessuno tranne il fratello del defunto che convince la polizia ad aprire un’inchiesta. L’autopsia porta alla luce la verità: a uccidere Harold è stata una massiccia dose di arsenico. E tutti appaiono sospetti, compreso l’amico d’infanzia della vittima Rupert Mayfield che però chiede aiuto al dottor Thorndyke, professore di medicina legale…

Commento: L’arsenico è forse il veleno più nobile, almeno letterariamente. È infatti quello usato per togliersi la vita da Romeo e da Emma Bovary. In questo romanzo scritto dal più scientifico degli scrittori di gialli inglesi, è all’origine della morte di ben due persone. Ma, in tutti e due i casi, le morti sembrano dovute a una malattia e comunque si può escludere il suicidio. La soluzione è ingegnosa. Per arrivarci, avere conoscenze di chimica dovrebbe aiutare.

GIUDIZIO: ***

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

Michel Houellebecq – SEROTONINA (ediz. orig. 2019)

Di cosa parla: Florent-Claude Labroust, 46 anni, funzionario del Ministero dell’Agricoltura francese, a seguito di una crisi depressiva, è dipendente dal Captorix, una piccola compressa bianca prescrittagli da uno psichiatra. Di colpo decide di sparire, abbandonando il mondo e innanzitutto separandosi dalla sua ultima, giovane fidanzata giapponese Yuzu, di cui scopre le perversioni sessuali tramite i video scoperti sul pc della ragazza. Per Florent è l’occasione per ripercorrere la propria vita…

Commento: Si fatica un po’ a riconoscere nell’ultimo romanzo di Houellebecq la scintilla che, in molte delle sue opere precedenti, riusciva a illuminare, sempre provocatoriamente, le contraddizioni della società contemporanea. La scrittura è avvolgente, ma l’impressione generale è che manchi qualcosa in termini di compattezza: i pugni nello stomaco non mancano, ma forse sono troppi e troppo prevedibili. Resta la capacità di offrire un quadro impietoso della contemporaneità, senza compromessi e senza addolcimenti di sorta.  

GIUDIZIO: **½

LECTIO BREVISSIMA

Charles Baudelaire – IL VELENO (1857 – traduzione di Giovanni Raboni)

La bettola più cupa sa rivestire il vino
di un lusso da miracolo, e nell’oro
del suo rosso vapore
fa sorgere una fiaba di colonne,
come un tramonto acceso nella bruma.
L’oppio ingrandisce ciò che non ha fine,
l’illimitato estende,
il tempo fa più cavo, più profondo il piacere,
e di nere, di cupe voluttà
l’anima sa colmare a dismisura.
Ma più veleno stillano i tuoi occhi,
i tuoi verdi occhi,
laghi dove si specchia e capovolto
trema il mio cuore, amari abissi dove
a frotte si dissetano i miei sogni.
Più tremendo prodigio è la saliva
con cui m’intacchi l’anima e l’affondi
senza rimorsi nell’oblio, e languente
a filo di vertigine la spingi
alle rive dei morti!