LECTIO BREVIS / 39

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 39
DONNE LIBERE


UN CLASSICO: “Persuasione” di Jane Austen
UN GIALLO: “Un’accusa imbarazzante” di Josephine Tey
DALLO SCAFFALE: “Una donna” di Sibilla Aleramo
LECTIO BREVISSIMA: “L’aspirante” di Sylvia Plath

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)

Jane Austen – PERSUASIONE (ediz. orig. 1818)

Di cosa parla: Anne Elliot, figlia secondogenita di Sir Walter, a ventisette anni non è ancora sposata. Otto anni prima, su consiglio di Lady Russell, amica della madre e sua confidente, ella aveva rotto il fidanzamento con il capitano Wentworth, nonostante i due fossero innamorati l’uno dell’altra: il giovane era solo un ufficiale di marina, con un patrimonio non all’altezza della condizione sociale degli Elliot. Ma ora che il padre è stato costretto dai debiti ad affittare la sua casa, Anne è destinata a rincontrare Wentworth, in quanto costui è imparentato con i nuovi inquilini. Cosa sarà dell’amore di un tempo?
Commento: Ultimo dei sei romanzi di Jane Austen, pubblicato postumo e non rivisto dall’autrice, già malata, è più breve, compatto e anche meno gioioso e ironico delle (forse più note e celebrate) opere precedenti: la protagonista, Anne, si staglia, nel contrasto che la oppone alle altre figure del romanzo, dal padre alle sorelle, come un’eroina in anticipo sui tempi, capace di rifiutare senza scendere a patti le ipocrisie del mondo da cui proviene, interessato alle apparenze e animato da un cinismo che si ammanta di chiacchiere e futilità per nascondere la sua pochezza. Sulla grandezza di Jane Austen è invece inutile aggiungere altro: parla per lei la sua scrittura, sempre magnifica.

GIUDIZIO: ****

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Josephine Tey – UN’ACCUSA IMBARAZZANTE (ediz. orig. 1948)

Di cosa parla: La tranquilla routine del villaggio di Milford, nella campagna inglese, viene scossa quando la quindicenne Betty Kane accusa Mrs. e Miss Sharpe, madre e figlia, di averla rapita e tenuta prigioniera per un mese nella soffitta della loro casa, Villa Solitaria, ai margini del paese. Marion Sharpe contatta l’avvocato Robert Blair per difenderle dall’accusa che, per quanto inverosimile, è ben sostenuta e sembra convincere tutti, non solo a Milford, ma in tutta l’Inghilterra, grazie a una campagna di stampa particolarmente insistente…

Commento: Terzo dei sei gialli con l’ispettore Grant (qui in un ruolo marginale) dell’autrice scozzese, di poco più giovane, ma altrettanto e per certi versi più brava della sua più celebre collega inglese Agatha Christie. Se l’elemento criminale è piuttosto debole secondo le regole del giallo classico (Van Dine raccomandava che “ci dev’essere almeno un morto in un romanzo poliziesco: nessun delitto minore dell’assassinio è sufficiente”), l’interesse è tenuto desto dall’ottima caratterizzazione, punteggiata dall’ironia della scrittura, dell’ambiente e dei personaggi, con un’attenzione particolare riservata alle figure femminili, vere protagoniste della storia (Mrs. e Miss Sharpe, in particolare, sono un modello di donne libere, capaci di destare scandalo e di attirare maldicenze e aperta ostilità nel piccolo mondo dalla mentalità ristretta di un villaggio inglese).    

GIUDIZIO: ***

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

Sibilla Aleramo – UNA DONNA (ediz. orig. 1906)

Di cosa parla: La narratrice rievoca le vicende della prima parte della propria vita. Legata inizialmente soprattutto alla figura paterna, dal carattere forte e volitivo (la madre le appare una donna debole e sottomessa), la sua infanzia è segnata dal trasferimento da Milano in un paese dell’Italia centrale, dove il padre è chiamato a dirigere una fabbrica. L’entusiasmo iniziale è destinato presto a colorarsi d’angoscia e inquietudine, dapprima per il tentato suicidio della madre, e pochi anni dopo per il matrimonio con un impiegato della fabbrica, conseguenza della violenza subita che offusca l’amore per il giovane…
Commento: Romanzo d’esordio della scrittrice che, per le sue posizioni e soprattutto per le sue scelte di vita, scandalizzò a lungo l’Italia benpensante e conservatrice. È a tutti gli effetti un’autobiografia che affida al lirismo, a tratti esasperato ma non per questo meno sincero, le istanze di riforma di una società essenzialmente reazionaria, specie nel concepire il ruolo delle donne. Tra le prime testimonianze di una coscienza femminista, il romanzo procede per sottrazione (niente dialoghi e anche i nomi dei personaggi e dei luoghi sono eliminati) sino al finale, straziante e crudele quanto aderente alla realtà. 

GIUDIZIO: ***

LECTIO BREVISSIMA

Sylvia Plath – L’ASPIRANTE (1962 – traduzione di Giovanni Giudici)

Prima di tutto ce li hai i requisiti?
Ce l’hai
un occhio di vetro, denti finti o una gruccia,
un tirante o un uncino,
seni di gomma, inguine di gomma,

rattoppi a qualcosa che manca? Ah
no? E allora che mai possiamo darti?
Smetti di piangere.
Apri la mano.
Vuota? Vuota. Ma ecco una mano

che la riempie, disposta
a porgere tazze di tè e sgominare emicranie,
e a fare ogni cosa che gli dirai.
La vorresti sposare? È garantita,

ti tapperà gli occhi alla fine della vita
e del dolore.
Con quel sale ci rinnoviamo le scorte.
Vedo che sei nuda come un verme.
Che te ne pare di questo vestito –

Un po’ rigido e nero, ma niente male.
Lo vorresti sposare?
È impermeabile, infrantumabile, abile
contro il fuoco e imbombardabile.
Credi a me, ti ci farai sotterrare.

E adesso, scusa, hai vuota la testa.
Ho la cosa che fa per te.
Su, su, carina, esci fuori dal guscio.
Ecco ti piace questa?
Nuda per cominciare come una pagina bianca

ma in venticinqu’anni d’argento,
d’oro in cinquanta, potrà diventare.
Una bambola viva, sotto ogni aspetto.
Sa cucire, sa cucinare,
sa parlare, parlare, parlare.

E funziona, non ha una magagna.
Qua c’è un buco, che è una manna.
Qua un occhio, una vera visione.
Ragazzo mio, è l’ultima occasione.
La vorresti sposare, sposare, sposare?

Sylvia Plath
Sylvia Plath