LECTIO BREVIS / 48

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 48
L’ARTE (IN)AUTENTICA DEL RECITARE


UN CLASSICO: “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello
UN GIALLO: “Iniziò con un bacio, finì con un delitto” di Derek Smith
DALLO SCAFFALE: “La diva Julia” di William Somerset Maugham
LECTIO BREVISSIMA: da “La solitudine del satiro” di Ennio Flaiano

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)

Luigi Pirandello – SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE (ediz. orig. 1921)

Di cosa parla: Mentre una compagnia teatrale si appresta a mettere in scena Il giuoco delle parti di Pirandello, di cui stanno iniziando le prove, irrompe nel teatro un gruppo di sconosciuti. Si tratta di cinque personaggi (il sesto arriverà più tardi) e riferiscono di essere stati inventati da un Autore che li ha abbandonati senza dar loro spazio in un’opera. Chiedono al capocomico che sia lui finalmente a mettere in scena il loro dramma, che è iniziato quando il Padre ha abbandonato la Madre per consentirle di rifarsi una vita con un altro uomo…

Commento: È teatro nel teatro, certo, come riportano tutte le storie della letteratura. Ma soprattutto è l’opera che inaugura il teatro novecentesco, stravolgendo ogni canone realista (il resto, in termini di rivoluzione, lo farà Beckett), non in nome dell’allegoria o dello sperimentalismo puro, bensì nel segno dell’esplosione della rappresentazione come cortocircuito tra fluire dell’esistenza e immobilità dell’attimo, tra verità e finzione, tra vita e forma. Perché, se recitare non è solo la professione degli attori, un personaggio, come dice il Padre al Capocomico, è sempre qualcuno mentre un uomo può non essere nessuno.

GIUDIZIO: ****

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Derek Smith – INIZIÒ CON UN BACIO, FINÌ CON UN DELITTO (ediz. orig. 1997)

Di cosa parla: È uno strano invito quello ricevuto dall’ispettore Castle: si tratta di due biglietti per uno spettacolo teatrale, accompagnati da un’enigmatica aggiunta, “Vieni alla Fiera di Paddington”. Insieme all’amico Algy Lawrence, investigatore dilettante, decide di assistere allo spettacolo, che prevede, nell’ultima scena, l’assassinio della protagonista per effetto di un colpo di pistola. Il dramma vero comincia quando l’attrice viene uccisa sul serio. Il colpevole viene subito catturato e consegnato alla polizia. Peccato che le cose non siano così semplici come sembra…
Commento: Pubblicato molti decenni dopo la sua stesura (fu scritto probabilmente verso la fine degli anni Quaranta), è un giallo accattivante soprattutto nelle premesse. Incentrato su un delitto impossibile, prende, con il passare delle pagine (che non sono pochissime), un andamento da melodramma, risultando un po’ prolisso ma interessante: l’idea dell’omicidio di un attore durante una rappresentazione ricorre, andando a memoria, nel contemporaneo Morte di un palcoscenico di Thomas Kyd (pubblicato nel 1948) e nel più tardo Gideon Fell: panico a teatro di Dickson Carr (1966).

GIUDIZIO: **½

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

William Somerset Maugham – LA DIVA JULIA (ediz. orig. 1937)

Di cosa parla: Giunta ormai all’età di cinquant’anni, Julia Lambert è una diva del teatro. Dotata da sempre di un talento naturale per la recitazione, prova a evadere dalla routine del suo matrimonio soddisfacente ma privo di slanci passionali con Michael Gosselyn, attore modesto ma buon impresario e artefice di fatto del successo della moglie, intrecciando una relazione con Tom, un ragazzo di poco più grande, con i suoi ventidue anni, del suo unico figlio Roger. Sarà proprio Tom a insistere per lanciare Avice Chrichton, una giovane attrice dalle doti non così cristalline…

Commento:
Dando prova di un’arte narrativa inconfondibile, che sa fondere la semplicità e la brillantezza dello stile alla profondità dell’analisi psicologica, Maugham indaga la personalità contraddittoria di una donna sospesa tra la dimensione pubblica, che le ha regalato fama e soddisfazioni proporzionali al suo talento, e una vita privata che non riesce a liberarsi dal rischio dell’inautenticità, come le ricorda impietosamente il figlio Roger e come illustra splendidamente la scena finale.

GIUDIZIO: ***

LECTIO BREVISSIMA

Ennio Flaiano – da LA SOLITUDINE DEL SATIRO (1956)

Attori italiani, tutti bravissimi nelle parti di ladro, di prete, di carabiniere. Attrici, tutte bravissime nelle parti di suora, popolana, donna di vita. I guai cominciano quando vogliono fare i signori, le signore, gli artisti, i condottieri, gli industriali, gli uomini politici, i professori, gli scienziati. La crisi delle élites si sente anche sulla scena, sullo schermo.
Niente mi diverte come sentire una commedia inglese o americana recitata da attori italiani. L’attore italiano quando fa, ad esempio, l’inglese, si veste come l’inglese della convenzione caricaturale: giacche a scacchi, foulard al collo, pipa tra i denti, si muove con le spalle rigide. La traduzione del testo aggrava la situazione: «Caspita!» dice l’attore inarcando le sopracciglia. Non è vero niente: a casa sua, in una circostanza simile non esiterebbe a dire: «C…!», battendo un pugno sul tavolo; e questo sempre ammettendo che sia di buon umore.