LECTIO BREVIS / 61

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 61
L’ITALIA IN GUERRA

UN CLASSICO: “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu
UN GIALLO: “La primavera dei Maimorti” di Piero Colaprico e Pietro Valpreda
DALLO SCAFFALE: “I ventitré giorni della città di Alba” di Beppe Fenoglio
LECTIO BREVISSIMA: “Italia” di Giuseppe Ungaretti

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)

Emilio Lussu – UN ANNO SULL’ALTIPIANO (ediz. orig. 1938)

Di cosa parla: L’Altipiano è quello di Asiago, l’anno va dal giugno 1916 al luglio 1917, ossia fino a pochi mesi prima della disfatta di Caporetto, che segnò la Grande Guerra per la nostra nazione. L’autore è ufficiale di fanteria della Brigata Sassari. Insieme a lui, nelle trincee sul confine italo-austriaco, facciamo la conoscenza di una serie di personaggi: dai soldati Ottolenghi, Marrasi, passando per l’amico Avellini, fino al folle generale Leone. Ne esce, attraverso gli episodi narrati, il quadro di un esercito impaurito e spesso sprovvisto dei mezzi, nelle mani di ufficiali spesso incapaci e folli nelle loro decisioni…

Commento: Pubblicato vent’anni dopo la fine della Prima guerra mondiale, è, dopo le poesie di Ungaretti, la più celebre opera letteraria italiana sulle vicende belliche nazionali di questo periodo storico quanto mai decisivo anche per le sorti italiane a venire. Lo stile di Lussu (che, come Ungaretti, fu interventista ma ebbe poi modo, alla luce dell’esperienza personale della guerra, di assumere posizioni molto critiche nei confronti della sua gestione) è capace di restituire, nella sua limpida asciuttezza, i piccoli grandi drammi della quotidianità, fatta di interminabili attese in trincea e fulminei quanto folli assalti, voluti da uno stato maggiore che, tra vanagloria, vuoto patriottismo e mera incapacità, sembra preparare il terreno alla imminente disfatta di Caporetto.

GIUDIZIO: ***½

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Piero Colaprico – Pietro Valpreda – LA PRIMAVERA DEI MAIMORTI (ediz. orig. 2002)

Di cosa parla: Aprile 1969. Le indagini sull’assassinio di un anziano cittadino svizzero, in procinto di pubblicare un libro di memorie (l’uomo trafficava, durante la Seconda guerra mondiale, sul confine), porta all’arresto di tre uomini. Per scoprire la verità, il maresciallo Binda viene infiltrato nel carcere di San Vittore, dove si prepara una rivolta dei detenuti. Il mistero si infittisce con la morte dei tre sospetti e le indagini si sposteranno sul Lago Maggiore per focalizzarsi su alcuni atroci fatti risalenti all’ultima guerra mondiale…

Commento: Terzo dei romanzi con il maresciallo Binda scritto in coppia dagli autori (dopo la morte di Valpreda, Colaprico ha proseguito la serie con altri tre libri). A differenza dei due precedenti, qui la trama poliziesca è in realtà solo il pretesto iniziale da cui prende le mosse la vicenda: ben presto la vicenda gialla cede il posto a un’amara inchiesta storica. Pane per i denti di chi è convinto, sulla scia di Gadda e Sciascia, che il poliziesco rappresenti la migliore chiave di accesso per introdurre e trattare i grandi temi storici e civili. Qualche dubbio, però, resta, a chi pensa che, in letteratura, più che i generi conta lo stile e quello, gradevole e non di più, dei nostri autori rischia di soccombere di fronte a una materia appena più impegnativa.  

GIUDIZIO: **

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

Beppe Fenoglio – I VENTITRÉ GIORNI DELLA CITTÀ DI ALBA (ediz. orig. 1952)   

Di cosa parla: “Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell’anno 1944”: il racconto di quei ventitré giorni trascorsi tra l’occupazione dei partigiani e la riconquista da parte dei fascisti apre la raccolta. Degli altri undici racconti, cinque narrano le vicende di altri partigiani, di volta in volta impegnati in missioni o alle prese con un nemico fatto prigioniero o fatti a loro volta prigionieri; gli altri sei, invece, sono ambientati a guerra finita e hanno come protagonisti personaggi comuni, da Ettore, ex partigiano, che non vuole tornare a lavorare, a Rita e Ugo, che devono fare accettare ai loro genitori il proprio matrimonio dopo che lei rimane incinta…

Commento: All’esperienza da partigiano è indissolubilmente legata la figura di Fenoglio, che alla rievocazione letteraria della Resistenza dedicò i suoi libri più celebri. Questa raccolta di racconti, che rappresentò l’esordio editoriale dell’autore (uscì nella collana “I Gettoni” ideata da Vittorini) doveva intitolarsi Racconti della guerra civile, quando di guerra civile non si poteva parlare: l’Einaudi, infatti, si oppose e ne mutò il titolo (con la casa editrice torinese i rapporti si interruppero pochi anni dopo, con la pubblicazione de La malora, nella stessa collana “I Gettoni”, con un risvolto di copertina alquanto critico di Vittorini). L’opera è la miglior risposta a chi pensa che la storia sia una catena di grandi spiegazioni e non un racconto asciutto di piccoli fatti, spesso assurdi e casuali: lo stile di Fenoglio, imparato alla scuola degli scrittori americani, è già inconfondibile. Dovendo proprio scegliere tra i racconti, tutti belli, alcuni bellissimi, direi Gli inizi del partigiano Raoul, sul contrasto tra le aspettative idealizzate del protagonista e la realtà della guerra di Resistenza.   

GIUDIZIO: ***½

LECTIO BREVISSIMA

Giuseppe Ungaretti – ITALIA (in “Il porto sepolto”, 1916)

Sono un poeta
un grido unanime
sono un grumo di sogni

Sono un frutto
d’innumerevoli contrasti d’innesti
maturato in una serra

Ma il tuo popolo è portato
dalla stessa terra
che mi porta
Italia

E in questa uniforme
di tuo soldato
mi riposo
come fosse la culla
di mio padre

Locvizza, il I° Ottobre 1916

Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti