LECTIO BREVIS / 62

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 62
GIOIE E TORMENTI DEL MATRIMONIO

UN CLASSICO: “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni
UN GIALLO: “Le mie defunte mogli” di Carter Dickson
DALLO SCAFFALE: “L’eterno marito” di Fëdor Michajlovič Dostoevskij
LECTIO BREVISSIMA: “Una dedica a mia moglie” di Thomas Stearns Eliot

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)

Alessandro Manzoni – I PROMESSI SPOSI (ediz. orig. 1827-1840)

Di cosa parla: 7 novembre 1628. Al ritorno dalla sua consueta passeggiata serale, don Abbondio, curato di un paesino sul lago di Como, sponda lecchese, incontra due tipi poco raccomandabili: sono gli sgherri di un signorotto locale, don Rodrigo, che gli intimano di non celebrare il matrimonio previsto l’indomani tra due giovani, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella. Don Abbondio, per viltà, obbedisce, ma come fare a mantenere la promessa estortagli di non dire niente a nessuno? Quando Renzo si presenta il giorno dopo e, vinta la reticenza del curato, viene a sapere la verità, i guai per i promessi sposi sono appena all’inizio…

Commento: Di matrimoni ostacolati e delle relative traversie affrontate da amanti, fidanzati e affini nel tentativo di coronare il proprio sogno d’amore (per dirla con un linguaggio da romanzo d’appendice) è piena la letteratura (le prime testimonianze si trovano nel romanzo ellenistico; l’esempio universalmente più noto è offerto da Romeo e Giulietta). Sui promessi sposi per antonomasia, a loro volta punto di riferimento imprescindibile per gli scrittori a venire, almeno quelli di casa nostra (dopo Manzoni la letteratura italiana non fu più la stessa), c’è poco da aggiungere. Si può solo ribadire la straordinaria capacità dell’autore di tenere insieme toni e registri differenti, anzi divergenti, senza mai una stonatura, anche nel giro di poche pagine: rileggere, ad esempio, il capitolo 8, per apprezzare la disinvoltura con cui la commedia della “notte degli imbrogli” cede il passo al finale lirico dell’“Addio monti”.

GIUDIZIO: ****

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Carter Dickson – LE MIE DEFUNTE MOGLI (ediz. orig. 1946)

Di cosa parla: Roger Bewlay è un misterioso uxoricida: dopo aver ammazzato tre mogli e un’amante, riuscendo a non far ritrovare i loro corpi, è sparito nel nulla.
A undici anni di distanza, l’attore Bruce Ransom riceve uno strano copione teatrale incentrato sulla storia di Bewlay e decide di portarlo in scena.
Su suggerimento di un’amica regista, parte per il villaggio di Aldebridge, dove è ambientata la commedia: fingerà di impersonare l’omicida per studiare le reazioni dei paesani e costringere il vero Bewlay a uscire allo scoperto. Per sua fortuna al caso si interessa anche sir Herny Merrivale…

Commento: La letteratura gialla pullula di torbide vicende che coinvolgono mariti, mogli ed eventuali amanti. Il matrimonio non sempre è la tomba dell’amore: a volte è la tomba e basta. Come in questo caso.
Dickson Carr, alias Carter Dickson, è uno scrittore che talora sull’altare della prolificità sacrifica qualcosa: può essere la verosimiglianza delle trame, può essere lo stile. In questo romanzo le pecche sembrano concentrarsi: l’enigma è deboluccio, la costruzione narrativa lascia a desiderare, pochi personaggi si salvano (solo l’amica regista?), i dialoghi sfiorano il ridicolo. La scena in cui appare H.M., in un malfamato locale londinese, è tra le più brutte lette nell’opera di un autore che pure ci è assai caro.

GIUDIZIO: *½

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

Fëdor Michajlovič Dostoevskij – L’ETERNO MARITO (ediz. orig. 1870)

Di cosa parla: San Pietroburgo. Vel’čaninov, facoltoso proprietario terriero quarantenne, è oppresso da uno strano malessere: soffre di insonnia e, da qualche tempo, si è convinto che un uomo con un nastro nero in segno di lutto sul cappello, lo insegua per le vie della città. Quando però, una notte, la visione si materializza a casa sua, tutto si fa più chiaro: l’uomo è Pavel Pavlovič, sua antica conoscenza. Nove anni prima, infatti, i due si frequentavano e Vel’čaninov era diventato l’amante della moglie di lui, Natalia. Pavel Pavlovič, nell’annunciargli che la donna è morta, gli rivela che, proprio pochi mesi dopo che Vel’čaninov si era allontanato da loro, Natalia aveva dato alla luce una bambina, Lisa. Vel’čaninov è roso dai dubbi: è possibile che Lisa sia sua figlia? E Pavel Pavlovič è a conoscenza del tradimento della moglie?

Commento: Pubblicato a puntate cinque anni dopo Delitto e castigo, questo romanzo, decisamente più breve e di tutt’altro tono (comico-satirico), è un concentrato di alcuni dei temi che Dostoevskijha sviluppato nelle sue opere maggiori o più celebri. I due protagonisti sono da un lato l’incarnazione di due tipi umani immutabili e contrapposti, che lo stesso Vel’čaninov, riferendosi a Pavel Pavlovič e a sé, definisce rispettivamente come l’eterno marito (ossia l’uomo che “nasce e si sviluppa unicamente per ammogliarsi e, una volta ammogliato, per trasformarsi unicamente in un’appendice della moglie”) e l’eterno amante. Ma, sotto la loro opposizione, si rivela in realtà un rapporto fatto di rispecchiamento e reciproca dipendenza: se l’uno non può fare a meno dell’altro è perché il conflitto si colloca in realtà dentro ciascuno di loro, rivelando da ultimo la costitutiva e irrimediabile ambiguità dell’animo umano.

GIUDIZIO: ***

LECTIO BREVISSIMA

Thomas Stearns Eliot – UNA DEDICA A MIA MOGLIE (1962; traduzione di Roberto Sanesi)

A cui devo la gioia palpitante
Che tiene desti i miei sensi nella veglia,
E il ritmo che governa il riposo nel sonno,
Il respiro comune

Di due che si amano, e i corpi
Profumano l’uno dell’altro,
Che pensano uguali pensieri
E non hanno bisogno di parole
E si sussurrano uguali parole
Che non hanno bisogno di significato.

L’irritabile vento dell’inverno non potrà gelare
Il rude sole del tropico non potrà mai disseccare le rose
Nel giardino di rose che è nostro ed è nostro soltanto

Ma questa dedica è scritta affinché altri la leggano:
sono parole private che io ti dedico in pubblico.

TS Eliot
T.S. Eliot