LECTIO BREVIS / 65

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 65
PERSEGUITATI E OPPRESSI


UN CLASSICO: “Buio a mezzogiorno” di Arthur Koestler
UN GIALLO: “Peggio che morto” di Rex Stout
DALLO SCAFFALE: “Il potere e la gloria” di Graham Greene
LECTIO BREVISSIMA: “Morte dell’inquisitore” di Leonardo Sciascia

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)

Arthur Koestler – BUIO A MEZZOGIORNO (ediz. orig. 1940)

Di cosa parla: Nicola Salmanovič Rubasciov, alto funzionario del Partito ed ex commissario del popolo, viene arrestato a casa sua in piena notte e condotto in carcere. Qui subisce tre interrogatori, dai quali scopre di essere accusato di attività controrivoluzionarie. Ma, più che accertare la verità, l’obiettivo degli inquirenti è ottenere una confessione per giustificare la condanna, già decisa prima del processo. Nell’attesa Rubasciov ricostruisce la propria ascesa politica, che lo ha visto protagonista nel Partito fin dall’epoca della Rivoluzione…

Commento: Arthur Koestler è un concentrato di storia del Novecento: austroungarico di nascita, ebreo di origini, aderì al movimento sionista (con i primi coloni si trasferì anche in Palestina), visse la persecuzione antisemita prima in Germania, poi in Francia, dove si era rifugiato all’avvento del nazismo e da cui dovette poi allontanarsi per mettersi in salvo in Inghilterra a guerra iniziata. Ma l’esperienza letterariamente più significativa è la sua sconfessione del comunismo, a cui aveva aderito negli anni Trenta e che presto abiurò. Testimonianza ne è questo fondamentale romanzo, che, duro atto d’accusa delle purghe staliniane, mette a nudo, con asciuttezza e lucidità, i meccanismi perversi del totalitarismo sovietico (pur senza chiamarlo mai col suo nome). L’ostilità con cui venne accolto il libro negli ambienti di sinistra lo spinse alla depressione: provò a suicidarsi, non ci riuscì (il tentativo andrà a buon fine molti decenni dopo, per tutt’altre ragioni).

GIUDIZIO: ***½

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Rex Stout – PEGGIO CHE MORTO (ediz. orig. 1956)

Di cosa parla: James R. Herold vuole ingaggiare Nero Wolfe per ritrovare il figlio Paul, di cui ha perso le tracce da tempo: intende fargli sapere che l’accusa di furto che gli era stata ingiustamente mossa anni prima si è dimostrata un errore. Le indagini, avviate dall’investigatore e dal suo fedele collaboratore Archie Goodwin, rivelano presto che Paul nel frattempo ha cambiato identità e, col nome di Peter Hays, è in guai ben più seri, essendo l’unico imputato per l’omicidio dell’agente immobiliare Michael Molloy…

Commento: La serialità televisiva, come è stato notato, ha illustri antecedenti nei romanzi d’appendice che, nel corso dell’Ottocento, venivano pubblicati a puntate su giornali e riviste. Ma anche la letteratura gialla ha dato un contributo essenziale allo sviluppo della serialità: Rex Stout, ad esempio, pubblicò più di quaranta libri della saga di Nero Wolfe, offrendo una gamma di variazioni notevoli dello stesso schema di fondo già ben definito fin dal primo libro. Anche qui, dunque (il romanzo è il diciannovesimo della lista), ritroviamo quell’aria di casa che si respira ogni volta che ci addentriamo in una nuova avventura. Merito della scintillante arte narrativa di Stout, capace di muoversi con agilità tra le ampie strade del giallo a enigma e i più angusti vicoli del poliziesco d’azione.

GIUDIZIO: ***

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

Graham Greene – IL POTERE E LA GLORIA (ediz. orig. 1940)

Di cosa parla: Messico, anni Trenta. La rivoluzione ha portato a una feroce persecuzione contro la Chiesa cattolica. Un prete, fortemente anticonformista, dedito al bere e con una figlia, è costretto ad abbandonare il villaggio di cui è parroco per mettersi al riparo attraversando il confine. Ma un tenente dell’esercito gli dà la caccia, intenzionato a intascare la taglia che pende sulla testa del religioso. Per indurre alla delazione gli abitanti dei vari villaggi che attraversa nella sua ricerca, non esita a prendere ostaggi innocenti, ma il prete, combattuto tra il peso dei suoi peccati e il desiderio di salvarsi, è un uomo dalle mille risorse…

Commento: Nato da un viaggio in Messico e ispirato alla persecuzione di cui fu oggetto la Chiesa cattolica in alcune regioni del Paese centroamericano, il romanzo, che andò a incontro a vivaci polemiche anche all’interno della stessa Chiesa per la figura controversa del protagonista, è un’immersione nelle contraddizioni che albergano, prima ancora che nella società e nelle istituzioni, negli individui tutti, come ben dimostra non solo il prete-peccatore al centro della vicenda (che significativamente non ha nome), ma anche il suo antagonista, il tenente dell’esercito che lo insegue. La scrittura di Greene, al solito lontana da ogni tentazione retorica, fa il resto, rendendo la storia avvincente e realistica (anche se, certo, non priva di echi simbolici).    

GIUDIZIO: ***

LECTIO BREVISSIMA

Leonardo Sciascia – MORTE DELL’INQUISITORE (1964)

Monsignor Juan Lopez de Cisneros, inquisitore spagnolo del Regno di Sicilia, fu ucciso a Palermo il 4 aprile 1657 dal frate Diego La Matina, da Racalmuto, condannato per eresia, all’interno del carcere in cui era stato imprigionato. È tutta qui la trama di questo racconto, ricostruzione romanzata di una vicenda storica quasi dimenticata che inaugura, insieme al più complesso Consiglio d’Egitto pubblicato l’anno prima, la vocazione di Sciascia a indagare episodi storici, più antichi ma anche più recenti, allo scopo di rischiarare aspetti del mondo contemporaneo. Saggio esemplare della illuministica (e manzoniana) capacità dello scrittore siciliano di cogliere nei documenti dell’epoca l’eco di una retorica e di una mistificazione ancora attualissime, perché l’Inquisizione – sono parole dello stesso Sciascia – “è lungi dal non esistere più nel mondo”.