# 402 – Gustave Flaubert – L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE (Einaudi, 1980, ediz. orig. 1869, pagg. 405)
1840: il giovane Frédéric Moreau conosce, durante un viaggio in battello sulla Senna, l’editore e mercante d’arte Jacques Arnoux e sua moglie, della quale s’invaghisce immediatamente. Iscrittosi a Giurisprudenza assieme all’amico Deslauriers, come lui desideroso di compiere la scalata sociale ed economica, Frédéric prende a frequentare il bel mondo parigino e soprattutto i coniugi Arnoux, nel tentativo di sedurre la moglie del vulcanico mercante, che passa da un’attività all’altra e mantiene diverse amanti, tra cui la volgare ballerina Rosanette Bron, detta La Marescialla. Studente svogliato, Frédéric si laurea a fatica, ma piuttosto che cercarsi un impiego (come fa Deslauriers) preferisce vivere di rendita, poiché nel frattempo ha ereditato, in seguito alla morte di uno zio. Introdotto in casa del ricco banchiere Dambreuse, Frédéric avrebbe varie possibilità di accasarsi e unire il proprio patrimonio a quello di un altro “buon partito”, ma l’amore giovanile per Madame Arnoux rispunta sempre e lo frena in ogni decisione, compresa quella di sposare la figlia del ricco monsieur Roque, una ragazza semplice, campagnola e innamorata di lui fin da quando era bambina. Diviso tra l’amore per Rosanette (che finisce per mantenere coi suoi soldi), quello per la signora Dambreuse (che vorrebbe sposarlo dopo la morte dell’anziano marito) e l’eterna presenza di Madame Arnoux, Frédéric continua a rimandare le decisioni, e nemmeno gli sconvolgimenti politici – con le sommosse del 1848 e i tentativi di colpo di Stato che si susseguono in una Francia ribollente – lo toccano più di tanto, fino a quando, a quasi trent’anni da quel viaggio in battello che segnò l’inizio del suo amore per Madame Arnoux, si ritrova con l’amico Deslauriers ed è costretto, con un’amarezza venata dalla consueta indolenza, ad ammettere il fallimento di tutti i suoi piani e di tutti i suoi ideali.
Dici Flaubert, e pensi “Madame Bovary”. C’è poco da fare, il nome del grande scrittore francese (1821-1880) è inscindibile da quello della protagonista più scandalosa della sua opera, cui peraltro dà anche il titolo, quella Emma Bovary che suscitò scalpore e gli diede la fama letteraria. Nonostante vari altri ottimi libri pubblicati (uno su tutti, “Bouvard e Péchuchet”), Flaubert resta per i più l’Autore di “Madame Bovary”.

Romanzo, indubbiamente, fondamentale sia per la carriera di Flaubert che per la storia della letteratura francese, anche se, da un punto di vista formale, meno dirompente de “L’Educazione sentimentale”, uscito nel 1869 ma scritto in un lungo arco di tempo, fin dalla metà degli anni ’40, tanto che la parabola esistenziale del protagonista, Frédéric Moreau, non può non essere accostata alla vita stessa di Flaubert, a sua volta figlio della piccola borghesia di un paese di provincia arrivato a Parigi con grandi ambizioni. Il parallelo, però, non può essere spinto oltre, perché se è vero che “L’educazione sentimentale” racconta trent’anni di vita di Frédéric e termina, per così dire, “in tempo reale”, ovvero al momento in cui lo scrittore decide di darlo alle stampe, il protagonista stesso dell’opera, vacuo e vanesio, costantemente in cerca dei mezzi economici per vivere al di sopra del suo milieu sociale, è una vera novità in ambito letterario e non rispecchia necessariamente il carattere e la vita dell’Autore.
Frédéric Moreau è quello che molta critica ha definito “antipersonaggio” per via della sua ostentata superficialità, per l’opportunismo che ne anima sempre le gesta, per la totale incapacità di assumere una posizione legata a un ideale e non a un tornaconto personale. Entrando in scena a diciott’anni nel 1840, Frédéric attraversa i successivi trent’anni di storia francese – anche politica – scivolando letteralmente sugli eventi, senza mai riuscire a incidere (si pensi al suo fallimentare tentativo di candidarsi per un seggio in Parlamento, o alle sue velleità dirigenziali, quando pensa a posti di lavoro privilegiati presso qualche Ministero).
“Uomo di tutte le debolezze”, come lo definisce impietosamente Flaubert, Frédéric spende somme imbarazzanti per far colpo sulle donne, tenta disperatamente di accedere a uno status sociale che non gli appartiene e galleggia sulla vita (e sulla Storia) come un inconsapevole relitto, credendo di poter assumere il controllo di eventi che, in realtà, non sono mai alla sua portata. Attorniato da una galleria di personaggi che egli non ama, anche se crede – volta a volta – di amarli (donne comprese), Frédéric è l’incostanza fatta persona, è la marionetta in balia dei venti della Storia, ora tendente al socialismo, ora monarchico convinto, ora distaccato fautore dell’aristocrazia dei vecchi tempi, ora moderno giacobino che monterebbe sulle barricate perché l’eroismo popolare “va di moda”.
In perfetta coerenza con un personaggio tanto conformista e antieroico, Flaubert costruisce un romanzo senza forma, che sembra allargarsi a macchia d’olio e che non ha un centro narrativo – se non l’estenuato e vano amore di Frédéric per la signora Arnoux – e proprio in questo risiede la grande novità de “L’educazione sentimentale”, romanzo che si distacca apertamente dai canoni balzachiani e, più in generale, ottocenteschi, e fonda una “narrazione del nulla” che viene genialmente (anche se non sempre gradevolmente) portata in primo piano, messa al centro e considerata cifra stilistica.
Fin troppo innovativo per i suoi tempi, il libro fu stroncato da pubblico e critica e dovette aspettare parecchi anni prima di essere riscoperto e considerato uno dei più importanti romanzi europei della sua epoca, a suo modo un primo assaggio di “Recherche”, con tutte le differenze – anche e soprattutto stilistiche – del caso.
Noiosetto e ripetitivo, ma anche brillante nello stile e nella sapienza con cui vengono descritti situazioni e personaggi, “L’educazione sentimentale” è il primo, vero, grande libro “situazionista” della storia della letteratura (non solo francese) ed è una parabola lucidissima sulle (dis)illusioni sociali e politiche di un’intera generazione, quella del primo post-bonapartismo, insomma, di quelli che avevano diciott’anni nel 1840 e che erano nati, dunque, alla morte dell’Imperatore.

(Recensione scritta ascoltando Hector Berlioz, “Symphonie fantastique”)
PREGI:
si dica quel che si vuole, ma Flaubert scriveva in modo incantevole, e questo basta e avanza per leggerne ogni opera. Letterario e cesellato, minuzioso e pregiato, “L’educazione sentimentale” non è il più divertente dei romanzi flaubertiani, ma di certo è uno dei più importanti
DIFETTI:
impossibile negare che la lettura finisca per annoiare un po’, non foss’altro per il fatto che, in trent’anni di arco narrativo, non accade granché al protagonista, che galleggia sulle vicende come un turacciolo sull’acqua. Sorta di archetipo dell’Ulrich musiliano, Frédéric Moreau assomma in sé i pregi e i difetti di questo lungo libro che sembra minare alle fondamenta il genere del romanzo di formazione, raccontando di un ingresso nella vita adulta che non avviene mai
CITAZIONE:
“Guardò intorno se non ci fosse qualcuno da soccorrere. Non passava nessun povero, e quella velleità di sacrificio svanì, perché egli non era uomo da cercare lontano le occasioni.” (pag. 130)
GIUDIZIO SINTETICO: ***
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana