# 406 – Milena Moser – L’ISOLA DELLE CAMERIERE (e/o, 2001, ediz. orig. 1991, pagg. 213)
La ventottenne Irma Zweifel, svanito il sogno di fare la ballerina (è alta un metro e ottantotto e ha il 43 di piede!) e interrotti gli studi universitari in psicologia per via dell’irrisolta storia d’amore con un professore sposato con prole, vive facendo la colf presso diverse famiglie altolocate, in un’imprecisata città svizzera che potrebbe benissimo essere Zurigo. Proprio in una delle case che è solita frequentare per lavoro, Irma fa una scoperta impressionante: un’anziana signora segregata in cantina, su uno sporco materasso e dietro una porta sempre chiusa. Liberatala, Irma la conduce a casa sua, appura che si chiama Nelly e che a segregarla è stata sua nuora, una donna fredda e crudele che vive nel mito del successo e vanta una famiglia perfetta. Da questo momento, Irma e Nelly, aiutate da un motociclista disoccupato che prende l’anziana Nelly in simpatia e dal figlio adottivo di una coppia presso la quale Irma fa le pulizie, maturano un piano diabolico per ridurre sul lastrico la crudele nuora di Nelly e garantirsi una vita agiata in una località di mare, se possibile su un’isola.
Se diventasse un film, “L’isola delle cameriere” farebbe gola ai fratelli Coen o a qualche loro epigono. Il breve romanzo di Milena Moser, Autrice svizzera classe 1963, è infatti da ascrivere sotto la categoria del genere grottesco, o della black comedy.
Popolato da personaggi bizzarri e sopra le righe, a partire dalla stralunata e tenera protagonista, il libro sembra sempre pencolare sull’orlo dell’abisso (del senso) ma fortunatamente riesce a non cadervi mai dentro, e a pervenire a un finale (anticipato, peraltro, alla lettera dal prologo, con una scelta tutto sommato abbastanza coraggiosa) non malvagio, e obiettivamente piuttosto coerente con il racconto.
A giocare a favore di questo piccolo libro di critica sociale è anzitutto il fatto che l’Autrice non cerchi di rendere veramente simpatico nessun personaggio: persino la vecchia Nelly, l’anziana imprigionata che Irma libera e “adotta” come nonna, riversando su di lei la montagna di affetto inespresso di cui è fatta la sua solitaria vita, persino lei, il più facile dei personaggi con cui far empatizzare un lettore, ha dei tratti spigolosi e bisbetici e non sempre la racconta giusta. Non ci sono veri eroi in questa commedia nera in cui gli altoborghesi illuminati che danno lavoro a Irma, facciano gli avvocati, i politici, i fotografi, i giornalisti o i proprietari di un locale gay, sono tutti in qualche misura meschini e ipocriti, mentre i rivoluzionari che vorrebbero minare alle fondamenta il sistema, a partire da Irma, sono personaggi velleitari e indecisi, amorali e ingrati.
Si ride, a tratti, e in altri punti si trasecola, si sbotta e si scuote la testa, perché tutto sommato il lavoro di Milena Moser ha il pregio di non lasciare indifferenti e di presentare al lettore una discreta galleria di mostri, dai quattro figli della Dottoressa Schwarz al figlio adottivo, di colore, dei coniugi Giger, lei giornalista nevrotica, lui fotografo di moda con la passione per gli scatti rubati, fino allo stravagante professor Dombrowski, che esce di casa abbigliato di tutto punto ma senza scarpe perché non ci sta più tanto con la testa, e alla ragazza madre Eva, che ama vivere a scrocco con la sua insopportabile figlioletta sulle spalle dei patrizi progressisti in una Svizzera per niente da sogno che l’Autrice tratteggia in modo nervoso e un po’ tetro, disegnandone i contorni con pennellate graffianti e sottilmente rabbiose.
Ma se i personaggi con le loro sottotrame, tutto sommato, reggono abbastanza bene, a funzionare meno è l’arco narrativo principale, l’impalcatura che dovrebbe reggere l’intero romanzo, che appare fin da subito piuttosto oscura e pretestuosa, dal vago sapore “à la Pennac” ma senza la stessa brillantezza nella scrittura. L’Autrice è brava a incrociare i destini e le gesta dei suoi improbabili eroi (si pensi all’abbozzo di storia d’amore tra la ventottenne Irma e il tredicenne Eugen, lo spavaldo e malandrino figlio adottivo dei Giger) ma lo èmeno nel dare senso a una trama complessiva che, fatalmente, scivola sul piano inclinato e rischioso della metafora. Ma metafora di cosa? Della società dei consumi, visto che, appena liberata, Nelly diventa una sorta di acquirente compulsiva e ripulisce la carta di credito di Irma? O, più precisamente, della rarefatta e formale società svizzera – Paese che, pure, non viene mai apertamente citato nel racconto? O ancora, più estesamente, del mondo occidentale nella sua interezza, che cela dietro agli ammortizzatori sociali e alle istituzioni sanitarie un cuore nero fatto di egoismo e di abbandono?
Cattivello e attraversato da una vena di sano humour nero, “L’isola delle cameriere” – che, non va dimenticato, è uscito nel lontano 1991, quando la sua Autrice aveva meno di trent’anni – è una specie di “Fight Club” che non ce l’ha fatta, che non possiede la stessa tremenda virulenza espressiva, è una commedia nera in salsa bernese che non si fa problemi a dissacrare l’ambiente stesso da cui scaturisce ma che, alla fine, non lascia granché nel lettore, se non l’impressione di aver letto un libro forse fin troppo ambizioso per i mezzi espressivi della sua Autrice.

(Recensione scritta ascoltando i Röyksopp, “Running to the Sea”)
PREGI:
gli intrecci secondari sono, paradossalmente, più interessanti della trama principale, che avanza un po’ a fatica e non mantiene tutte le promesse; apprezzabili, però, il coraggio dell’Autrice di aprire con la fine e la sua capacità di tratteggiare personaggi fondamentalmente sgradevoli senza mai eccedere col grottesco
DIFETTI:
sospeso e irrisolto, è un piccolo romanzo che lascia un po’ a bocca aperta, a tratti gratuitamente cattivo, in altri punti languidamente melanconico, fondamentalmente inafferrabile e contraddittorio come la sua protagonista, ex-ballerina alta 1.88 e con piedi misura 43
CITAZIONE:
“Io vorrei… Irma balbettava un po’. Io vorrei andare al mare per Natale… da qualche parte dove fa caldo… un’isola… […] Qui sei nel posto sbagliato. Non siamo un’agenzia di viaggi convenzionale, la corresse orgoglioso il giovane, noi qui facciamo turismo personalizzato, piccoli gruppi, luoghi incontaminati, contatto con la popolazione indigena: viaggi culturali! L’isola delle cameriere non è di nostra competenza!” (pag. 147)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana