MARE DI BERING – Tullio Avoledo

# 73 – Tullio Avoledo – MARE DI BERING (Sironi Editore, 2003, pag. 447)

Attorno al venticinquenne friulano Mika Ganz, che per guadagnarsi da vivere vende tesi di laurea a studenti che ne hanno bisogno, si muove un mondo popolato da strani personaggi: dal coltissimo ma stralunato Rabo Mishkin al misterioso “zio Marino”, un barbiere che sembra occuparsi anche di altri affari; dai due tenebrosi vicini di casa che Mika battezza “Il Gatto e il Volpe” (criminali rifugiatisi sui monti del Friuli?) alla bellissima e arrogante Anna Comaschi, a cui l’attempato e ricchissimo amante vuol procurare una Laurea honoris causa, per finire con Amanda, la fidanzata di Mika, gelosa e imprevedibile, e Silvia, curatrice di mostre che nasconde più d’un segreto… E così, mentre un sommergibile ucraino affonda nel Mare di Bering e a Reykjavik il convegno delle first ladies mondiali è minacciato da un possibile attentato, a noi non resta che chiederci: ma è proprio il nostro mondo, questo, o siamo in una realtà parallela?

Non fatevi scoraggiare dalle incredibili, rutilanti trame di Avoledo! E, soprattutto, dalle mie scarse capacità di sintesi e di riassunto. So che – un po’ come fu anche per il suo romanzo d’esordio, “L’elenco telefonico di Atlantide” – a leggerne la trama, seppur riassunta per sommi capi, si rischia di… lasciare il libro sullo scaffale e passare oltre, in cerca di cose più lineari e tranquillizzanti.

Però fermi tutti: concedetevi qualche minuto per “mandare giù” il corposo bicchiere di rosso che Avoledo vi offre, magari rileggete la trama riassunta per sommi capi, e provate a immaginare un libro che parte da un ragazzo un po’ filibustiere che anziché impegnarsi a finire la propria tesi di Laurea preferisce vendere tesi confezionate apposta per altri studenti, e finisce… a Reykjavik nel mezzo di un intrigo internazionale, attraverso una mirabolante quantità di passaggi, avventure e, soprattutto, disavventure che hanno Mika al centro ma che riguardano una pletora di altri personaggi tutti in qualche maniera intrecciati e collegati. Ebbene, “Mare di Bering” – nonostante la bizzarria di una trama che sembra avviticchiarsi attorno al nulla – trova il suo evidente punto di forza nella capacità che ha l’Autore di spostare sempre più in là l’asticella, di far sempre ripartire – dopo ogni sterzata e dopo ogni brusca frenata – il suo meccanismo narrativo, con una freschezza stilistica, peraltro, non disprezzabile.

Come una strada che sale e scende da ripidi pendii con svolte a tornante, “Mare di Bering” non trova un centro (e neanche lo cerca) ma naviga in acque costantemente agitate beccheggiando ora da una parte ora dall’altra, sorretto da un’inquietudine di fondo che – in Avoledo – non è infrequente. All’Autore, infatti, piace sospendere le ambientazioni dei propri libri, e chi ha letto “La ragazza di Vajont” sa di cosa parlo! I costanti riferimenti alla meccanica quantistica con le sue dimensioni parallele offre una chiave di lettura: ci troviamo forse in un mondo “slittato”, scivolato in un’altra dimensione simile ma non identica alla nostra? Oppure siamo, più banalmente, in un altro tempo? In un futuro prossimo che somiglia al nostro presente, ma nel quale i capi di stato sono tutte donne e le “first ladies” sono i loro mariti, e in cui l’Europa è precipitata sotto il tallone di una nuova dittatura (cosa, dopotutto, non così lontana dal vero)?

Insomma, la capacità ammirevole di Avoledo è quella di tenere in piedi tutta questa struttura fatta di, inseguimenti, ricatti, aggressioni, litigi tra fidanzati, corna vere o presunte, agnizioni, telefonate minatorie, artiste lesbiche scriteriate, fannulloni che vogliono la tesi pronta senza faticare, padri ipocondriaci e mafiosi più o meno occulti. Un simile pot-pourri, in mani sbagliate, potrebbe dare un risultato veramente indigesto: “Mare di Bering”, invece, è un gioiellino che si legge con piacere, capace di ripartire con slancio dopo ogni tornante, attraversato da una sorta di corrente elettrica alternata che mescola il dramma al ridicolo, la scienza all’assurdo, la cultura elevata a quella popolare, il pathos al bathos. La trama (articolata e volutamente un po’ dispersiva) e i personaggi (a tratti un po’ caricaturali) possono benissimo non incontrare tutti i gusti, ci mancherebbe. Però, ben pochi scrittori italiani contemporanei possono vantare una simile sfrenata (e onesta) vena puramente, squisitamente, divertitamente narrativa.

(Recensione scritta ascoltando i Supertramp, “The logical song”)

PREGI:
migliore, a mio avviso, del più celebrato “Elenco telefonico di Atlantide”, “Mare di Bering” è una organizzata sarabanda di freaks le cui vicende – prese singolarmente – basterebbero per altri dieci o dodici romanzi! Infilate tutte in un unico libro, finiscono per costituire un reticolo narrativo divertente e ben congegnato, che spazia dalle velleità rivoluzionarie degli anni ’70 a quello che forse è un “futuro alternativo” (e che somiglia tremendamente al nostro presente)             

DIFETTI:
denso, stratificato e a tratti un po’ innamorato di sé stesso, il libro somiglia – in definitiva – a un palloncino che si gonfia, si gonfia, si gonfia e, pur non negando al lettore il “botto finale” (letteralmente!), lascia sul palato la sensazione di un piatto ben cucinato ma forse poco persistente    

CITAZIONE:
“Non fidarti mai delle leggende. Quando sono abbastanza vecchie non c’entrano più con la realtà, e quando sono troppo recenti non sono all’altezza della situazione. Una leggenda vivente è una contraddizione in termini.” (pag. 191)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO