MIDDLESEX – Jeffrey Eugenides

# 226 – Jeffrey Eugenides – MIDDLESEX (Mondadori, 2003, pagg. 602)

Figlia minore di Milton Stephanides (a sua volta figlio di immigrati greci negli Stati Uniti) e di sua moglie Tessie, Calliope (detta Callie) è una ragazzina un po’ particolare: rispetto alle sue compagne di scuola, in lei non c’è traccia di seno né di sviluppo femminile. Cosa c’è che non va, visto che alla nascita l’anziano medico di famiglia, il fidato dottor Philobosian – sfuggito assieme ai nonni di Callie alla presa di Smirne da parte dei Turchi nel 1922 e arrivato con loro in America – non aveva ravvisato nulla di strano? Per capirlo, i genitori di Callie la porteranno a New York da uno specialista, il dottor Luce, e la diagnosi sarà spiazzante: ermafroditismo, dovuto a un gene recessivo che attraversa la famiglia di Callie da generazioni, portato alla luce da vari matrimoni tra consanguinei e, soprattutto, dal comportamento non proprio ortodosso dei nonni Desdemona ed Eleutherios, detto “Lefty”.
Come affronterà Callie la situazione? Come potrà “scegliere” un sesso di appartenenza? Forse ad aiutarla sarà il ricordo della relazione, non soltanto d’amicizia, con una compagna di scuola, della quale non ci viene mai rivelato il nome e che viene sempre chiamata “Oscuro Oggetto”? O forse, dopotutto, la vita finirà per scegliere da sé, mettendola di fronte al fatto compiuto?

Non fatevi impressionare dal tema in apparenza scabroso: non c’è nulla di scabroso né, tantomeno, di pornografico in questo romanzo di un Autore poco prolifico (tre soli libri all’attivo, di cui uno è quel “Le vergini suicide” da cui è stato tratto anche un celebre film) ma molto bravo e delicato nel raccontare i passaggi della vita, le svolte inconsapevoli, le fatalità e le ironie della sorte. Raccontata dalla stessa Calliope ormai più che quarantenne, la vicenda non si limita alla parte dedicata alla scoperta della delicata sessualità della protagonista, ma è anzi una sorta di saga familiare che dedica ai nonni e ai genitori di Callie tanto spazio quanto ne dedica alla stessa Callie e a suo fratello, dall’enigmatico nome di Chapter Eleven (!). Prendendo le mosse dall’assedio di Smirne, nel 1922, da parte delle truppe turche, che si concluse drammaticamente, con la città data alle fiamme e una carneficina subita da greci e armeni (terrificante la scena a casa del povero dottor Philobosian), il libro rievoca non solo l’arrivo in America dei nonni di Callie, ma anche la vita – negli USA degli anni ’50 e ’60 – dei suoi genitori, offrendo uno spaccato americano degno di un Philip Roth (ma con i greci di Detroit al posto degli ebrei di Newark, ovviamente!).

Pur scegliendo un Io narrante molto classico, Eugenides trasgredisce consapevolmente alle regole e permette alla sua protagonista (che forse è UN protagonista) di raccontare anche vicende molto precedenti alla sua stessa nascita, connotando il libro come una lunga ma mai tediosa rievocazione familiare, caratterizzata da un fortissimo tocco ironico e dal sapore agrodolce dei ricordi, che contagia anche chi – come il sottoscritto – non è mai stato in America e certo non conosce la fredda e industriale Detroit. Ecco, quando un libro riesce a trasportare il lettore nel suo territorio a prescindere da quanto il lettore stesso possa conoscerlo, si può dire che il libro sia ben riuscito. E non c’è dubbio che “Middlesex” sia un bellissimo romanzo, tenero e drammatico allo stesso tempo, ironico e fatalista, rassegnato e sognante, libertario e tradizionalista.

Sì, perché nel conflitto tra l’ortodossia greca in cui cresce, in particolare con l’esempio di nonna Desdemona, e l’afflato di libertà che l’America da sempre offre (terra di possibilità e di sogni, di successo e di perdizione), il personaggio di Callie – dotata di due sessi, il che significa anche di nessuno! – è la metafora perfetta di uno spaesamento e uno sradicamento che vanno oltre la Storia e la società, e per essere spiegati richiedono la genetica e il Destino. Divisa e allo stesso tempo unita, un po’ come l’America in cui cresce, Callie è a mio avviso uno dei personaggi più straordinari della narrativa degli ultimi vent’anni. Ma non è tutto qui, perché Eugenides sa tratteggiare dei comprimari stratosferici, da nonna Desdemona al truffaldino Jimmy Zizmo, dalla cugina lesbica Sourmelina all’irrequieto Chapter Eleven, dal dottor Philobosian a quel buñueliano Oscuro Oggetto che rappresenterà l’unica vera possibilità per Callie di capire la propria ambigua natura, e forse far pace con essa. Ricchissimo di spunti e di sottotrame, il libro attraversa quasi un secolo di storia americana toccando temi come il proibizionismo e la guerra, il Watergate e il Vietnam con una leggerezza di tocco a tratti davvero invidiabile, e dall’osservatorio (non certo privilegiato, ma molto particolare) di una comunità greca di prima e seconda generazione.

La fatalità e le bizzarrie del DNA possono andare d’accordo col Sogno Americano? E ha davvero tutta questa importanza il sesso (o il genere) di appartenenza? Callie, come i suoi illustri antenati di epoca classica, sembra rispondere con uno sberleffo, facendosi suo malgrado portavoce di una Natura che non si fa incasellare nelle leggi e nella società degli esseri umani, ma che riserva sempre sorprese e ci costringe, volenti o nolenti, a resettare i nostri labili principi morali per adattarli a una realtà che non aspetta nessuno, e in cui tutti hanno il diritto di dar voce ai propri sentimenti, ai propri desideri e, certo, anche alla propria sessualità.

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(Recensione scritta ascoltando i Cigarettes After Sex, “Nothing’s Gonna Hurt You Baby”)

PREGI:
un libro tenerissimo e disperato, ma mai sdolcinato né tantomeno pornografico o sensazionalista. Anzi, Eugenides rimanda il più possibile quello che sarebbe il tema centrale – la strana sessualità di Calliope – e si dedica per una buona metà del romanzo a raccontare la storia della famiglia Stephanides dopo la fuga da Smirne in fiamme. E anche quando il libro entra nel vivo del suo tema più ostico, lo fa senza didascalismi e senza pretese ideologiche da legge Zan e, al contrario, con una profondità e un senso di partecipazione ammirevoli, capaci di coinvolgere chiunque nella lettura, anche chi a questi temi non è particolarmente interessato 

DIFETTI:
l’unica vera pecca di questo libro è la cornice narrativa ambientata a Berlino, decisamente meno efficace, col personaggio un po’ barcollante e non ben definito di Julie Kikuchi: peccato, perché il resto è costruito e raccontato in modo magistrale! E poi, resta la curiosità (inesplicata) del perché il fratello di Calliope si chiami Chapter Eleven!

CITAZIONE:
“Gli eventi davvero importanti non dipendono mai da noi. La nascita, per esempio, e la morte. L’amore. E ciò che l’amore ci lascia in eredità ancor prima che nasciamo.” (pag. 447)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO