MISTERI PER ORCHESTRA – Filippo Facci

# 430 – Filippo Facci – MISTERI PER ORCHESTRA (Mondadori, 2011, pagg. 130)

Come morì realmente Čajkovskij? Colera o… suicidio? Quali erano le stranezze e le ossessioni di Richard Wagner, e perché il festival di Bayreuth è ancor oggi uno degli appuntamenti musicali più particolari ed esclusivi del mondo? Quella di Wolfgang Amadeus Mozart fu morte naturale, a soli trentasei anni, oppure qualcuno complottò per ucciderlo? Come mai Gioachino Rossini, assurto a fama mondiale, sparì dalle scene e si dedicò solo a cucinare e dare feste? Infine: chi era veramente Nicolò Paganini, e perché suonava il violino come mai nessuno prima (e dopo) di lui? Aveva davvero stretto un patto col demonio? 

Il noto giornalista melomane Filippo Facci, da appassionato, propone un piccolo, agevole libro sulla musica o, meglio, su alcuni musicisti. Un libro sulla musica conterrebbe, infatti, parti tecniche di non facile comprensione, e approfondirebbe argomenti legati alla composizione o all’esecuzione di brani musicali.

Facci, invece, in questo “misteri per orchestra” si concentra solo sui pettegolezzi e sulle dicerie che da sempre girano attorno ad alcuni notissimi nomi della musica classica, dal russo Čajkovskij al tedeschissimo Wagner, dal misterioso Paganini al celeberrimo (ma solo dopo la morte) Mozart.

La lettura è dunque molto facile anche per i profani, proprio perché si tratta di un libro aneddotico e leggero, che si interroga sul mistero di certi talenti e di certe sparizioni, ma senza entrare nel tecnicismo musicale, anzi, restando volutamente alla superficie, passando l’archetto solo sulle corde più facili. Se questo può indubbiamente essere letto come un difetto, perché è innegabile che la trattazione sia piuttosto epidermica, da un altro punto di vista si può anche sostenere che Facci abbia scritto un libro che non tiene fuori nessuno, che consente a chiunque – anche a chi non abbia mai ascoltato un brano di Mozart e di Wagner in vita sua – di apprezzare vicende e misteri, aneddoti e curiosità. E, magari, di appassionarsi alla musica classica.

Il principale pregio dei libri di questo tipo (che di solito si definiscono “divulgativi”) è proprio quello di essere in grado di contribuire alla nascita di qualche passione, in lettori profani; per gli esperti e per i tecnici, ci sono i saggi specialistici. Noi poveri mortali, che amiamo la musica classica e la ascoltiamo volentieri pur non padroneggiandone tutti i segreti, non possiamo che divertirci nella lettura di un libro simile, poco impegnativo e fitto di storie e di personaggi anche molto curiosi. La penna di Filippo Facci è agile, semplice e giornalistica, senza grandi svolazzi ma dotata di un sapiente senso dell’ironia e dell’umorismo, in grado di stemperare anche le stranezze più estreme, come le dicerie sul patto col demonio siglato da Paganini o la natura inquietante di certi membri della famiglia Wagner, ben più che compromessi col regime hitleriano.

Alla fine, ci si accorge di aver imparato più di qualcosa e di aver scoperto una serie di curiosità e di coincidenze, di ipotesi e di teorie che, se non cambiano l’essenza dell’ascolto musicale e se non spiegano il genio di compositori ed esecutori, contribuiscono perlomeno a farceli sentire un po’ più vicini, un po’ meno “alieni” di quanto possano sembrare a chi (come il sottoscritto) di musica capisce troppo poco per padroneggiare i segreti delle grandi opere e delle menti ad esse retrostanti. Lungi dallo svilirli o dal metterli alla berlina, Facci svela i caratteri di alcuni grandi compositori con un percorso che si dipana tra le minuzie e le intimità, lasciando perdere la musicologia e le grandi teorie e contentandosi di sbirciare un po’ sotto la maschera del Tempo e dell’ammirazione. Il risultato è un libro godibile per quanto poco profondo, divertente e ritmato, come uno scherzo o un capriccio di quelli che amava suonare Paganini, senza rinunciare a qualche tratto oscuro e a qualche passaggio mefistofelico, perché si sa, la musica (soprattutto quella classica) è piena di leggende nere e di bizzarrie, di fatterelli inattesi che gettano luce improvvisa sulla nascita o sull’esecuzione di un tal concerto o di una tal sonata.

Niccolò Paganini (1782-1840)

E allora sì che si va ad ascoltare con altre orecchie e con mente più aperta, perché se è vero che senza essere degli esperti della musica classica si coglie meno di quanto esprima, è altrettanto vero che essa parla a tutti, come un linguaggio universale, e sapere qualcosa di più di alcuni suoi grandi artefici non è una perdita di tempo, anzi, al contrario, è un arricchimento decisamente consigliabile.              

(Recensione scritta ascoltando Giuseppe Tartini, “Sonata per violino in Sol minore – Il Trillo del Diavolo”)


PREGI
Semplice, breve e senza fronzoli, è un saggio su alcuni musicisti, più che sulla musica, fitto di aneddoti e di curiosità raccontati con gusto (e stile) giornalistico


DIFETTI
Chi cerca la profondità di analisi e il tecnicismo in ambito musicale rimane deluso. Il libro è divulgativo e leggero, non ha grandi ambizioni e si limita a ricapitolare ipotesi e teorie su alcuni misteri musicali, alcuni peraltro molto noti, senza azzardare risposte


CITAZIONE:
“Mozart […] non soltanto era riuscito a toccare con pari genio tutti i generi musicali del suo tempo, abitudine allora per niente diffusa: fu anche il primo compositore in assoluto a raggiungere la fama postuma, il primo cioè le cui musiche furono eseguite con regolarità soprattutto dopo la sua morte” (pag. 82)


GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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°
½
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*½
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**½
***
***½
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO