MUTANDINE DI CHIFFON – Carlo Fruttero

# 20Carlo Fruttero – MUTANDINE DI CHIFFON. MEMORIE RETRIBUITE (Mondadori, 2010, pag. 241)

Come recita il fondamentale sottotitolo (non c’è una parola, in Fruttero, che non sia indispensabile, del resto), il libro è una raccolta di “memorie retribuite”, ovvero commissionate all’Autore nel corso degli anni e – come egli tiene a specificare – regolarmente pagate, da giornali, riviste, eccetera… In una serie di scritti che vanno dall’arguto al malinconico, dal divertito al sarcastico, dal curioso al tenero, Carlo Fruttero rievoca altri tempi, altri volti, altre personalità di scrittori e di intellettuali e, su tutti, quel Franco Lucentini assieme al quale diede vita alla più grande coppia di scrittori italiani di sempre.

Garbato, profondo, sincero: non ci sono molte altre parole per descrivere un libro come “Mutandine di chiffon – Memorie retribuite”, il cui titolo (ma sarebbe un drammatico errore) potrebbe indurre a pensare che si tratti di una bagattella, di un’inezia. E probabilmente Fruttero, con la modestia che lo contraddistingueva, l’avrebbe proprio definito così! Il che, se non altro, spiega la curiosa scelta di un titolo tanto innocuo, inoffensivo, vezzoso e bugiardo, perché queste memorie frammentate e dolcissime tutto sono tranne che attraversate da una particolare “pruderie”, tutto sono – insomma – tranne che memorie sporcaccione, storie di donne e di conquiste, di amori e amorazzi, di avventure galanti e scopate. No, tutt’altro: le pagine di Fruttero sono pregne di un amore sconfinato per la letteratura e la cultura, quella vera, quella che non cerca la maiuscola perché non ne ha bisogno, la cultura di chi ha conosciuto da vicino Italo Calvino, Pietro Citati, George Simenon, Samuel Beckett, Jorge Luis Borges, e ancora, Montale, Einaudi, Mondadori, Foà e… sì, certo, Lucentini.

Il grande, grandissimo Franco Lucentini, l’architetto, assieme allo stesso Fruttero, di quelle costruzioni meravigliose che sono “La donna della domenica”, “A che punto è la notte”, “L’amante senza fissa dimora”, “Il palio delle contrade morte”, “Enigma in luogo di mare”… Il nevrotico, ma irresistibile Franco Lucentini, che poteva scrivere lo stesso paragrafo fino a otto volte prima di convincersi che dopotutto andava bene come era stato scritto la prima. Sì, “Mutandine di chiffon”, a dispetto del titolo frivolo e un po’ retrò dietro al quale si nasconde (a proposito: così si intitola una canzonetta che Fruttero sentì da giovane, in voga negli anni Trenta/Quaranta!), è uno splendido libro di ricordi mai lagnosi né rancorosi (anche quando potrebbero esserlo), è un piccolo libro di memorie (retribuite) che contiene tanta di quella cultura letteraria da poter sfidare un ponderoso manuale di quelli arcigni e seriosi. Perché – credetemi – è impossibile leggerlo senza farsi trascinare dall’entusiasmo di Fruttero per il mestiere dell’editoria, prima ancora che per quello della scrittura che, perlomeno nel suo caso, è sbocciato dopo, come conseguenza dei tanti anni passati nei corridoi di Einaudi prima e di Mondadori poi a tradurre dal francese e dall’inglese, e a curare pubblicazioni e collane (la più famosa? Urania! E ho detto tutto…). Ed è impossibile resistere, capitolo dopo capitolo, alla tentazione di approfondire certi spunti, certe figure, certe storie (che meraviglia quella di Piero Crommelynck, il modello di Picasso!). Insomma, ogni capitolo mette voglia di approfondire e informarsi, leggere e studiare, andare a guardare quadri e ripassare poesie, e se questo non è un merito, per un libro, non so proprio cos’altro possa essere.

Su tutto, almeno per me, spiccano – per lucidità, tenerezza, malinconia – i capitoli che rievocano l’amicizia di una vita, quella con Franco Lucentini, appunto, il socio di mille avventure (non solo scrittorie), il partner di centomila discussioni, di un milione di passeggiate, di sigarette, di aneddoti… Ma Fruttero è troppo bravo, misurato, intelligente per poter anche solo pensare di svelare, con le sue pagine, il mistero supremo, la domanda che credo si siano posti tutti coloro che hanno letto e amato i loro libri: come diavolo facevano a scriverli assieme?! Chi faceva cosa, all’atto pratico?! Qualcuno, scherzosamente, giunse a dire che forse uno metteva i sostantivi e l’altro gli aggettivi! Beh, sia come sia, “Mutandine di chiffon” non svela nulla ma rivela tantissimo, ed è una lettura allo stesso tempo malinconica ed esilarante, che vi porterà – se amate la letteratura, e l’arte – a nascondere, di tanto in tanto, una lacrimuccia, ma anche – a me è capitato! – a prorompere in una sana, liberatoria risata sulla metropolitana, in mezzo a persone perlopiù perse negli opalescenti schermi degli smartphone, che per un attimo – appena un attimo, che pretendere di più? – alzeranno i loro sguardi e penseranno: “Ma questo è scemo?” E Fruttero avrebbe detto: ma sì, lo pensino pure! Che importa? 

(Recensione scritta ascoltando Fabrizio De Andrè, “Hotel Supramonte”)

PREGI:
né del tutto saggistico né del tutto narrativo, lo stile frutteriano di questi scritti miscellanei, eterogenei e diversissimi tra loro sembra trovare un misterioso equilibrio complessivo, merito certo delle doti dell’Autore, ma anche – e per Fruttero sarebbe stato un complimento anche maggiore – di un bel lavoro redazionale 

DIFETTI:
francamente irreperibili, se non che… ecco, a dirla tutta… su molti argomenti si vorrebbe continuare a leggere, saperne di più, si vorrebbe poter fare una domanda all’Autore, dirgli: “No, non chiuderlo qui questo racconto, dimmi di più, raccontami qualche altro aneddoto!” Certo, questo vale soprattutto per chi ama follemente libri e vicende letterarie…

CITAZIONE:
“Non si sa niente, non si può sapere niente. […] Il passato, il presente, il futuro non sono dimostrabili, la vita è un enorme, indistinto fiume che non si sa neppure da che parte scorra, se pure scorre. Un disordine sterminato, un infinito, metafisico casino.” (pag. 202)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO