OCCHI BLU CAPELLI NERI – Marguerite Duras

# 434 – Marguerite Duras – OCCHI BLU CAPELLI NERI (Mondadori su licenza di Feltrinelli, 1987, pagg. 134)

Un uomo e una donna, incontratisi per caso nella hall di un grande albergo in un imprecisato paese di mare in Francia – probabilmente in Normandia – danno avvio a una relazione basata sul non-detto. Lei lo segue in una grande villa fuori città, dove lui le parla della sua vita e della sua passione per un altro uomo, con gli occhi blu e i capelli neri, che non lo ricambia. Lei si presta a questo gioco di confessioni, pianti e seduzione, e ogni notte si reca nella villa accanto alla spiaggia per condividere con l’uomo senza nome le sue pene d’amore, fino a quando un altro uomo prende a interessarsi della donna e la contende al desolato protagonista. Pur non essendo innamorato di lei, l’uomo sperimenta la gelosia, e medita di uccidere la donna, nel sonno, durante una delle notti che lei trascorre nella grande villa solitaria. Ma alla fine, tra estenuanti considerazioni sulla vita, sulla morte, sull’amore e sulla solitudine, forse questi due non-amanti riusciranno a superare le rispettive crisi esistenziali e sentimentali.    

Se volete un esempio di quale letteratura io trovi insopportabile, leggete questo libro di Marguerite Duras (1914-1996), la celeberrima (e sopravvalutata) Autrice de “L’amante”, romanzo autobiografico che vinse il premio Goncourt (!) e divenne film di grande successo per la regia di Jean-Jacques Annaud.

Senza voler negare alla Duras intelligenza e sensibilità (Dio ce ne scampi!), non possiamo non rilevare che un libro come “Occhi blu capelli neri” sia fuffa allo stato puro, rimasticatura sentimental-intellettuale di bassa lega, ruminazione mentale da due soldi e distillato di noia e ripetitività. La trama, di per sé esilissima (un uomo e una donna si incontrano e cominciano a parlare e a studiarsi, cercando di fondere le rispettive disperazioni nella speranza di ricavarne una rinascita), mostra tutti i suoi anni: già datato, a mio parere, quando uscì, questa specie di “Ultimo tango a Parigi” ambientato in una località di mare del Nord della Francia annoia fin dalle prime pagine e non concede al lettore neppure un barlume di reale interesse, procedendo di piagnisteo in piagnisteo per oltre centotrenta pagine, fino ad approdare al classico finale monco, inesplicato e inesplicabile, ma così splendidamente intellettuale da mandare in visibilio, senza dubbio, tutti i “Gauche Caviar” o i “Bobo” di Francia.

Insomma, quelli che a un libro non chiedono altro se non che sia cavilloso e intellettualoide, perché altrimenti non è letteratura. Ecco, a costoro io rispondo che questa è letteratura nata morta, e se la tengano: io mi leggo Simenon, Flaubert, Maupassant, Zola, Proust, Houellebecq. Non ce l’ho con le scrittrici, ci mancherebbe, ma comincia a non essere più un caso che sia soprattutto con loro che mi capiti di imbattermi in libri di rara inutilità, estenuati ed estenuanti, fatti d’aria fritta e di psicologismo da due soldi.

Mi piacerebbe sapere perché la narrativa femminile è così spesso vuota di contenuti, come se la scrittura dovesse bastare a sé stessa: non è così, la scrittura dev’essere al servizio di una trama efficace, di una costruzione dei personaggi e degli avvenimenti, di un arco narrativo degno di questo nome. Tutte cose che, ahimè, mancano nel libro della Duras: la trama è quella che è, e non si conclude neanche in maniera chiara; l’arco narrativo è debolissimo, esile e fragile come un grissino torinese lasciato per troppo tempo nel cestino del pane; dei personaggi meglio non parlare, sono pure funzioni del racconto, non solo non hanno nome ma neppure un carattere ben definito, e non fanno che piangere e velarsi il volto con della seta nera, dormire e insultarsi, piangere di nuovo e raccontarsi cretinate circa amori del passato e avventure mai vissute e solo immaginate. E non basta qualche piccolo, sporadico tocco di erotismo a salvare un libro che si vorrebbe abbandonare dopo dieci pagine, essendo perfettamente chiaro dove vada a parare: nel nulla più assoluto, nel nulla dell’intellettualismo e della macerazione sentimentale, nel nulla della narrativa.

Ed è un vero peccato, perché altrove Marguerite Duras (da non confondere, per cortesia, con la grande Marguerite Yourcenar, lei sì una scrittrice!) aveva dato prova migliore di sé, a partire da “L’amante” che, pur non essendo un grande libro (il Goncourt è scandaloso), non è nemmeno brutto come questo “Occhi blu capelli neri”, incapace di conquistare il lettore, irritante nel suo (fasullo) sviluppo ed estenuante nei dialoghi (tutti rigorosamente in discorso indiretto, come se quello diretto fosse cosa da poveracci) tra i due protagonisti, amanti mancati fin dall’orientamento sessuale (lei etero e lui omosessuale) ma accomunati da un’identica (e inesplicata, perché fasulla) disperazione. La stessa disperazione, forse, che prende il lettore dopo poche decine di pagine?

(Recensione scritta ascoltando i Limp Bizkit, “Behind Blue Eyes”)


PREGI
Qualche scena erotica decente (in particolare le brevi descrizioni degli incontri sessuali a pagamento che si tengono sulla spiaggia, tra gli scogli) e null’altro


DIFETTI
Il tono supponente, l’inconsistenza dei personaggi, la monotonia delle situazioni (per entrambi è un continuo piangere!), il finale tronco, l’esilità della trama, l’incomprensibilità di cose basilari (alla fine, chi ha gli occhi blu e i capelli neri? L’amato dal protagonista? Il protagonista stesso? La donna? Tutti e tre? Giuro che è impossibile capirlo!)


CITAZIONE:
«I capelli neri e i capelli biondi cambiano l’azzurro degli occhi, è come se dipendesse dai capelli, il colore degli occhi. I capelli neri fanno venire gli occhi di un blu indaco, anche un po’ tragico, è vero, mentre i capelli biondi fanno gli occhi di un azzurro più giallo, più grigio, che non fa paura.» (pagg. 19-20)


GIUDIZIO SINTETICO: *

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
°
½
*
*½
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**½
***
***½
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO