PAURA VERTICALE – Linwood Barclay

# 414 – Linwood Barclay – PAURA VERTICALE (Nutrimenti, 2020, pagg. 507)

Se un incidente in un ascensore può essere un caso e due possono essere una strana coincidenza, in una città come New York, al terzo incidente mortale che si verifica nell’ascensore di un grattacielo anche il supponente e forse corrotto sindaco Richard Headley deve ammettere che c’è un problema: in città, qualcuno sta sabotando sistematicamente gli ascensori. Terrorismo? E se sì, chi ne è responsabile, visto che gli attentati non vengono rivendicati? C’è dietro la setta dei Flyovers, dei fanatici che ce l’hanno con gli abitanti delle città costiere, accusati di ignorare e svilire l’America più vera e profonda degli Stati centrali? E perché un uomo è stato ucciso e sfigurato sulla High Line? Il lavoro dei detective Jerry Bourque e Lois Delgado, che prende le mosse proprio dal cadavere sfigurato, si intreccia ben presto alle indagini sul sindaco della pugnace giornalista Barbara Matheson, animata forse anche da risentimento personale nei confronti di Headley. E quando anche i taxi iniziano a saltare in aria, i cittadini di quella città verticale che è New York, già privati dei loro ascensori, rischiano di abbandonarsi al panico. 

Ammetto che di Linwood Barclay, che la quarta di copertina definisce “uno dei maggiori scrittori di thriller del Nord America, autore di libri da milioni di copie”, non avevo mai sentito parlare. Poco male, d’altronde: non ho mai scelto le letture in base alla fama o al numero di copie vendute dagli Autori.

Questo strano thriller la cui trama mi ricordava un piccolo ma celebre film di Dick Maas, “L’ascensore”, datato 1983, l’ho scovato su una bancarella all’esorbitante prezzo di un euro! Che, tutto sommato, si è rivelato ben speso: la lettura è piacevole, per quanto nello stile di Barclay non ci sia nulla di sorprendente, e la trama regge per cinquecento pagine senza cali di tensione, grazie alla scelta di capitoli brevi e intensi e alla ripartizione interna in giorni della settimana (la storia inizia di lunedì e si conclude, drammaticamente, di venerdì), un po’ alla “Shining”, per intenderci, anche se con ambizioni smisuratamente più basse.

Linwood Barclay, chiunque egli sia, non ha intenzione di rinnovare il genere del thriller commerciale, né di inscrivere il proprio nome nella storia della letteratura mondiale; l’impressione è che voglia, più che altro, intrattenere con onestà i suoi lettori e regalare loro qualche serata di lettura gradevole e poco impegnativa. Certo, i personaggi sono un po’ tagliati con l’accetta, e sembrano rispettare più che altro dei caratteri precostituiti (la giornalista arrabbiata e indipendente, dal passato oscuro; la coppia di poliziotti di cui uno traumatizzato, che deve superare un recente shock; il sindaco maneggione e antipatico ma forse dopotutto non così cattivo) e certi snodi di trama fanno sorridere per come sembrano passare, inopinatamente, da un tono commediale a uno squisitamente drammatico.

In fondo, però, il non prendersi troppo sul serio è proprio il principale pregio di questo libro, che sembra perfettamente consapevole del proprio (non eccelso) valore e della propria (non straordinaria) originalità, perché se in effetti l’idea di fondo (un terrorismo che prenda di mira gli ascensori, a Manhattan) non è per niente malvagia, il dipanarsi della trama è piuttosto scolastico e i colpi di scena sono talmente studiati da sembrare quasi da manuale. Non c’è niente di veramente originale nel libro di Barclay, che si limita a rimescolare, a tratti abilmente, a tratti meno, una serie di cliché e di elementi tipici del suo genere di appartenenza, finendo per offrire al lettore più un prodotto che un’opera, decisamente più un pezzo di discreto artigianato che un esempio di arte scrittoria.

Nulla di male, intendiamoci, perché non c’è niente di peggio di un onesto mestierante che si metta in testa di fare il grande scrittore, di entrare di forza nella storia della letteratura. Questo drammatico errore il per me sconosciuto Linwood Barclay non lo commette mai, e questo gli vale, almeno da parte mia, la sufficienza piena. Oltre non mi spingo perché, con tutto il bene che gli si può volere (e nonostante l’abbia pagato soltanto un euro), questo libro resta tuttavia un appena accettabile esempio di thriller americano contemporaneo, con la sua consueta pletora di personaggi la maggior parte dei quali talmente tipici da essere pronti per una sceneggiatura hollywoodiana. Punto di merito da sottolineare assolutamente: per una volta, il sindacone brutto e cattivo (e forse pure disonesto!) non è espressione del partito Repubblicano, bensì di quello Democratico! Oh, bravo Barclay! Dopotutto, un tratto originale il libro ce l’ha!

(Recensione scritta ascoltando i Kids of the Apocalypse, “Empire”)

PREGI:
una scrittura semplice e immediata, paratattica, senza supponenza e senza grilli per la testa, e una struttura talmente nitida e classica da coinvolgere facilmente anche il lettore meno esperto

DIFETTI:
personaggi stereotipati, snodi di trama abbastanza discutibili e un finale che, se non mi spingo a definire disonesto, rappresenta comunque una sorta di colpo basso – il che suona strano a dirsi, se si pensa che l’ultima, drammatica scena ha luogo al novantottesimo piano di un grattacielo appena inaugurato! Sconsigliato a chi ha il terrore dell’altezza e degli ascensori

CITAZIONE:
“L’ascensore cominciò a precipitare. In pochi secondi stava andando molto più veloce di quanto fosse progettato per fare. Stuart, Sherry e gli altri due sentirono i piedi sollevarsi dal pavimento. L’ascensore era in caduta libera. Finché non toccò il fondo.” (pag. 18)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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0
½
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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**½
***
***½
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO