PROTOSTAR – AA.VV.

# 419 – AA.VV. – PROTOSTAR (Longanesi, 1977, ediz. orig. 1971, pagg. 234)

Raccolta di sedici racconti di fantascienza (o quasi) selezionati, nel 1970, dallo scrittore affermato David Gerrold tra le opere di esordienti inviate alla sua attenzione presso la casa editrice dove lavorava. C’è un po’ di tutto: si va dai (pericolosi) poteri psichici e telecinetici di un bambino di pochi mesi alla terapia anti-invecchiamento sperimentata su un trentacinquenne che inizia a ringiovanire e a crescere a dismisura, dalle abilità oniriche di un uomo che ha scoperto la quinta dimensione al viaggio interstellare di un turista dello spazio che si mette in testa di civilizzare altri pianeti. E ancora, dal percorso di morte e rinascita di una donna alla (noiosissima) battaglia di un uomo, in un mondo che ha sconfitto la morte, per riguadagnare il privilegio di morire e di esistere per uno scopo ben preciso, e dalla descrizione della terribile scatola di Holdholtzer, pensata per facilitare il suicidio, al mondo distopico in cui se non possiedi un documento per ogni cosa sei fuori dalla società…     

L’idea ci poteva stare: proporre i racconti di sedici esordienti (quindici, in realtà, perché uno dei racconti – “Pomeriggio con un autobus morto” – è del curatore, David Gerrold, che esordiente non era) e sottoporli al giudizio dei lettori, racconti di scrittori non ancora grandi (e che forse grandi non lo diventeranno mai), racconti, però, animati da quella sincerità d’intento che solo chi invia speranzosamente le proprie opere alle case editrici (e alle riviste) può vantare. Insomma, chi non è ancora scrittore professionista, ma ci sta provando disperatamente, con tutto sé stesso.

Gerrold, peraltro, non si limita a fare il silente selezionatore di queste opere prime (proto-stars), ma le introduce anche, con dei passi in corsivo che si infilano tra un racconto e l’altro, ulteriore tratto di originalità di questa raccolta, che mi ha indotto a prelevarla dalla bancarella della Libreria Nanni di Bologna, un paio d’anni fa. Fin qui, direte, tutto bene. L’idea c’è, il concept pure, lo scrittore affermato che si fa levatrice di giovani talenti anche (uno degli Autori, per inciso, ha quattordici anni!). Qual è il problema? E qui arriviamo alle note dolenti, perché ahimè, alla prova della lettura questi sedici racconti deludono quasi tutti.

Al netto del fatto che si tratta di opere prime, e anche calcolando la giovane età di diversi Autori e il fatto che all’epoca della stesura del racconto ancora non svolgevano il mestiere di scrittore (alcuni, poi, ce l’avrebbero fatta, pur senza mai assurgere alle vette della letteratura fantascientifica, di altri, invece, non si sarebbe più saputo nulla), insomma, pur riconoscendo tutte le attenuanti del caso, è proprio impossibile dare un giudizio complessivamente positivo a questa raccolta disomogenea e velleitaria, fatta di testi troppo diversi per ispirazione e ambizione ma, sfortunatamente, spesso molto simili quanto a riuscita narrativa. Si salva davvero poco: se “La zolletta a cinque dimensioni” di Roger Deeley, pur essendo poco più di una barzelletta, è di gran lunga il testo migliore e meglio scritto dell’intera raccolta, che dire di un oggetto misterioso come “In un cielo di demoni”, che mescola mitologia e fantascienza usando, come collante, la noia?

E se “Oasi” di Pamela Sargent è un accettabile racconto a ribaltamento finale e “Smog” di Barry Weissman è una passabile distopia, che dire del troppo lungo e farsesco “Effetto secondario” di tal Pg Wyal, osannato dal curatore, e dell’imbarazzante “Freddo, il fuoco della fenice” di Leo P. Kelley, che è poco più di un calembour verbale? E in tutto questo, vi chiederete, come si colloca il racconto del curatore stesso? Sarà il migliore, no? Insomma: è il curatore! È lo scrittore affermato in mezzo alle protostars! E invece, “Pomeriggio con un autobus morto” è una mezza stupidaggine che commette proprio uno degli errori dai quali il saccente Gerrold sembra mettere in guardia il lettore (e l’aspirante scrittore) nei suoi corsivi che intervallano i racconti: si basa interamente su figure di stile e dimentica per strada contenuti e senso! E se si può indubbiamente salvare il delicato “Può darsi che” di Alice Laurance, che ipotizza un panorama post mortem abbastanza ben descritto e tutto sommato interessante, non lo stesso si può dire de “La gabbia di Jamie”, del quattordicenne (!) Scott Bradfield, o di “Mi troverai lì, quando la piscina sarà vuota” di tal James Tiptree jr. (pseudonimo di una scrittrice…), brutto fin dal titolo; e anche quando i titoli sono più belli (“Occhi di onice” di Edward Bryant) il risultato non cambia, e il racconto delude.

Cosa manca? Il già citato testo migliore, “La zolletta a cinque dimensioni” di Roger Deeley, non è nulla di che ma almeno ha un capo e una coda, mentre “Il mondo dei desideri” di Stephen Goldin, pur deludente nel finale, è accettabile nella stesura e nello sviluppo. Incommentabile “La mia patria, bella o brutta”, variazione sul tema del viaggio nel tempo di rara idiozia, mentre “Il nudo e l’impudico” di Robert E. Margroff non è altro che un ribaltamento di senso: si immagina un mondo in cui i giovani inneggiano alla guerra e alla morte anziché al “fate l’amore e non la guerra”. Bello? No, appena accettabile, ma visto il resto, teniamocelo caro: è oro colato! Quanto a Gerrold, spero che dopo questa esperienza del 1970, arrivata nel 1977 in Italia, abbia smesso di fare l’editor e si sia dedicato a tempo pieno alla scrittura: di peggio, non può aver fatto.     

(Recensione scritta ascoltando Edoardo Bennato, “Quando sarai grande”)

PREGI
come già scritto, si salvano pochissimi testi, il migliore è quello di Roger Deeley che, pur non essendo nulla di straordinario, almeno si legge con interesse e senza annoiarsi. Apprezzabile l’idea di dare spazio agli esordienti e agli sconosciuti, ma la scelta dei testi lascia davvero a desiderare  


DIFETTI
mai uno spunto, mai una sorpresa, mai un testo realmente sconvolgente. Gerrold interviene con ironia e con consigli ai giovani scrittori, ma è il primo a dare il cattivo esempio col suo assurdo racconto su una lotta tra automobili (?!); un paio di racconti sono oggettivamente pessimi e fanno venir voglia di mollare il libro. Che altro dire? Ah, già: palma del peggiore senz’ombra di dubbio a “In un cielo di demoni” di Larry Yep: se non avete sonno, lasciate perdere il Tavor e provatevi a leggerne qualche pagina. Risultato garantito.


CITAZIONE
“Nessuno si occupava mai della quinta dimensione. Era un peccato, perché offriva assai più delle altre quattro. Richard Alderston invece si interessava assai più alla dimensione che veniva dopo il tempo, quella dimensione che non era stata ancora individuata e classificata, la dimensione della mente umana.” (pag. 127 – dal racconto “La zolletta a cinque dimensioni”)

GIUDIZIO SINTETICO: *

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
°
½
*
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**½
***
***½
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO