# 348 – Don DeLillo – PUNTO OMEGA (Einaudi, 2012, pagg. 105)
Due uomini, un vecchio intellettuale repubblicano che, anni prima, si schierò apertamente a favore dell’intervento americano in Iraq, e un giovane regista che vorrebbe girare un documentario su di lui, si ritrovano a parlare e scambiarsi riflessioni in una casa isolata nel deserto, da qualche parte nel New Mexico o in Arizona. Le posizioni dei due uomini sono diversissime: il vecchio Richard Elster è arroccato nell’intransigente difesa del suo operato, il giovane documentarista lo provoca e lo critica. Il tutto, nell’attesa dell’arrivo della figlia di Elster, con la quale forse il documentarista ha una relazione, che però sembra scomparsa: che fine può aver fatto? E dove approderanno le riflessioni dei due uomini che, soli nel deserto, parlano del Tempo e della Vita, dell’amore e della guerra?
Fu Pierre Teilhard de Chardin, scienziato e gesuita francese vissuto tra XIX e XX secolo, a coniare la locuzione “Punto Omega”, riferendosi al massimo livello di complessità e di coscienza raggiungibile dall’universo nella sua naturale evoluzione.
Il pensiero di Teilhard de Chardin, di suo, già non è proprio chiarissimo, trattandosi di una azzardata fusione tra scienza e religione, tra cosmologia e Cristianesimo; figuriamoci a che livello di chiarezza possa arrivare un romanzo breve di Don DeLillo che prenda le mosse da un concetto già così fumoso e indistinto, per quanto affascinante. E infatti, ahimè, il romanzo è molto più fumo che arrosto, come spesso capita a questo celebratissimo Autore americano che, se nei suoi romanzi maggiori (“Underworld” su tutti) riesce indubbiamente a costruire sistemi di significato molto robusti (piacciano o meno), nelle sue opere più brevi e tarde si perde volentieri in elucubrazioni e astrattismi che, francamente, con la narrativa hanno poco a che vedere.
Lungi da me, ovviamente, sostenere che DeLillo scriva male: non è in discussione la qualità, per così dire, “tecnica” del suo lavoro, che è sempre eccellente. Il problema è che la materia stessa del racconto, già di per sé esile, viene fagocitata da una fumosa voglia di riflessione che dà origine a dialoghi sonnolenti, lenti, estenuati, ripetitivi e sinceramente anche poco interessanti. Basti d’altronde leggere, in quarta di copertina, come Einaudi presenta il romanzo: “L’intensità della scrittura di DeLillo al servizio di una straordinaria riflessione sull’enigma del tempo, il tempo in cui ogni momento perduto è la vita, la nuda vita.”
Ecco, a leggere una cosa così c’è già da diffidare e, casomai, girare alla larga dal libro, ma io naturalmente non ce l’ho fatta e ho intravisto, in questa rapida quanto supponente descrizione, una sorta di “Recherche” in miniatura, e così il libro l’ho preso, letto e… niente, alla fine non solo non ci ho capito granché, ma non sono nemmeno riuscito a “entrare” veramente in un racconto catatonico (per scelta) e intelligentissimo, ma anche raggelato e astratto, come una formula matematica alla cui correttezza un profano deve credere sulla fiducia.
Del resto, quando la scrittura si mette “al servizio” (locuzione scelta da Einaudi) di riflessioni e ragionamenti, la narrativa si eclissa e lascia spazio a qualcos’altro, a un saggio mascherato, forse, o a un pamphlet di qualche tipo. Fatto sta che, qualunque cosa sia, questo esile “Punto Omega” è un libro che non sa di nulla, che si avviticchia vuotamente attorno a un’ideuzza di rara esilità (la scomparsa della figlia di Elster), ideuzza che – già lo si sa fin dalle prime pagine – non verrà neppure portata a compimento, essendo puramente pretestuale, una scusa per scatenare l’intelligentissima e gelidissima scrittura del Maestro. Concettoso e involuto, innamorato della sua stessa intelligenza e convinto di essere quasi più un Messia che un semplice scrittore, Don DeLillo assume spesso toni apocalittici, si fa annunciatore di verità eterne (o perlomeno ci prova), ma non conquista il cuore di chi legge, al massimo ne ingombra il cervello con riflessioni cui, per carità, non mancano gli spunti interessanti (come anche nel non meno indigesto “Zero K”), ma che finiscono sempre per annoiare e per far desiderare letture che non barattino la (presunta) profondità con la piacevolezza della narrazione e dell’affabulazione.

(Recensione scritta ascoltando Synthworx, “Beneath the Ruins of Liberty”)
PREGI:
la brevità, in questo caso, è decisamente un pregio, come anche l’indubbia qualità filosofica della scrittura. Che DeLillo sia un buono scrittore non è in discussione; che “Punto Omega” sia un buon libro, invece, sì. Non mancano, comunque, gli spunti interessanti
DIFETTI:
troppo autocompiacimento, troppa fiducia nei propri mezzi argomentativi e troppo poca trama. Il risultato è un libro che si legge con una certa irritazione, immaginandosi l’Autore intento a rimirarsi allo specchio mentre scrive
CITAZIONE:
“Ogni momento perduto è la vita. […] L’infanzia è vita perduta rivendicata ogni secondo.” (pag. 57)
GIUDIZIO SINTETICO: *½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana