# 385 – Francesca Lancini – SENZA TACCHI (Bompiani, 2011, pagg. 282)
La ventiquattrenne Sofia Martini, laureata in Lettere, si mantiene facendo la modella, lavoro che odia profondamente e che prosegue, di viaggio in viaggio, di sfilata in sfilata, solo per difendere la propria indipendenza economica e familiare. Figlia di genitori poco comunicativi e con una sorella minore, la sedicenne Ginevra, sostenuta, cinica e intelligente, Sofia sembra l’immagine della ragazza radical chic, pur volendo essere l’esatto opposto: viaggia nelle principali città del mondo, vive diversi amori e incontri con personaggi che, a diverso titolo, ruotano attorno al rutilante mondo della moda, rifugiandosi però sempre in una sorta di autocompiaciuto disincanto, che la porta a non dare valore a nulla, tantomeno alle colleghe modelle e al successo legato a flash e passerelle. Dietro ogni sfilata ci sono infatti tensioni, stranezze, bizzarrie, ossessioni e meschinità, laddove la madre di tutte le meschinità è, secondo Sofia, l’uso del corpo femminile come mero strumento. Riuscirà la protagonista a liberarsi dal fatuo mondo della moda e a vivere più pienamente, e in linea con le sue passioni culturali?
Opera prima di una ex-modella, questo romanzo si presenta come una sorta di spaccato del mondo della moda disegnato dall’interno, da una voce critica, anzi, caustica. Una voce che non ha nessuna ragione per mentire e che, soprattutto, il mondo che descrive dovrebbe conoscerlo bene, avendolo frequentato per diverso tempo. La decisione di leggerlo, lo ammetto, è scaturita anche dal fatto che, in passato, ho conosciuto l’Autrice.
Rifiuto, normalmente, di recensire i libri di Autori o Autrici che conosco anche personalmente, perché non lo ritengo corretto: è ovvio che la conoscenza personale e, in qualche caso, l’amicizia, potrebbero inficiare la valutazione spassionata dell’opera, che è l’unica cosa che conta quando ci si propone di fare il recensore. Se in questo caso faccio un’eccezione è perché la mia frequentazione con Francesca Lancini fu molto limitata, e relativa a un altro ambiente (quello cinematografico). Non ho dunque alcun problema a valutare il suo lavoro d’esordio con totale distacco critico, ammettendo fin da subito l’effettiva validità di approccio: il libro è caustico, incisivo, per niente delicato nei confronti dell’ambiente che descrive, puntando a entrare come una lama in un mondo fatto di apparenza e falsità, nonché, a volte, di autentica crudeltà mentale e raggelanti ritualità.
L’Autrice, insomma, scrive con autentica furia iconoclasta e travolge un po’ tutto: le colleghe modelle, i sostenuti stilisti, le organizzazioni delle sfilate, i profittatori che ronzano attorno allo sfavillante ambiente delle passerebbe per mietere vittime tra le bellissime ragazze che vi lavorano – tra cui, appunto, Sofia Martini, evidente alter ego dell’Autrice.
Qui, però, il libro d’esordio di Francesca Lancini finisce per schiantarsi. Perché se la virulenza e la durezza con cui vengono descritti i riti dell’haute couture sono giustificati dall’impianto narrativo (in fondo, il libro è la storia di una modella che vorrebbe fare altro ma resta a lungo “imprigionata” nel dorato ambiente delle passerelle), non lo stesso si può dire delle (spesso insopportabili e francamente ipocrite) lamentationes della protagonista circa la strumentalizzazione del corpo femminile e l’insensibilità di agenti, procuratori, fotografi e stilisti, nonché circa la stupidità delle colleghe modelle.
È un po’ come se un calciatore professionista scrivesse un libro per lamentarsi della sequela di trasferte cui è costretto, nonché della fatica che gli tocca fare per allenarsi e della concorrenza cui è sottoposto per meritarsi il posto in squadra, e accusasse compagni di squadra, allenatori, massaggiatori e giornalisti di strumentalizzarlo e impedirgli di vivere come vorrebbe, ovvero leggendo Kant e Voltaire – e per giunta si lamentasse che il tal compagno non fa che giocare alla Playstation e il talaltro non legge mai un libro e guarda solo serie TV.
Ecco, allo stesso modo la voce rabbiosa di Sofia Martini ci mette ben poco a trasformarsi in quella lamentosa e capricciosa di una bambina viziata, cui non è più possibile riconoscere credibilità, e il suo rifugiarsi nei libri che le consiglia Paolo, l’amico libraio, appare irritante e strumentale, istituendo una contrapposizione tra cultura e apparenza, tra profondità del leggere e piattezza del fotografare, che sinceramente non convince neppure chi, come me, legge da quasi trent’anni almeno quattro o cinque libri al mese.
Il tono di fondo del libro, dopo qualche capitolo riuscito, si fa oggettivamente fastidioso e autocompiaciuto, giudicante e pieno di cliché, e se non viene mai meno una certa possente vena narrativa, che consente all’Autrice di portare a compimento il libro con una certa coerenza e disegnando una parabola tutto sommato convincente, non le permette però di ergersi a fustigatrice dei costumi, a mo’ di petroniano arbiter elegantiae. Senza contare che il retroterra familiare, coi genitori incapaci di comunicare e la sorellina sapientona e intellettualmente superiore, stanca in pochissime pagine e conferisce al romanzo un sapore da film intellettuale all’italiana – di Cristina Comencini o di Nanni Moretti – che sinceramente avrei evitato come la peste. Peccato, perché la scrittura non è malvagia, la Lancini indubbiamente ci sa fare con la penna e a dimostrarlo è il fatto che, dopo questo, abbia pubblicato ancora: certo, a pensar male si potrebbe dire che il suo aspetto e il suo genere di appartenenza abbiano avuto un peso nella scelta editoriale di Bompiani. Ma sarebbe una malignità. Riconosco i punti di forza di un romanzo d’esordio che non lascia del tutto indifferenti; ne critico gli aspetti che trovo, francamente, insinceri e strumentali, e soprattutto quel tono moralistico di fondo che non può non irritare.

(Recensione scritta ascoltando Ornella Vanoni, “Rossetto e cioccolato”)
PREGI:
l’Io narrante è piuttosto fresco e vivace, quando non si abbandona a lamentationes di maniera, e l’arco narrativo è convincente. Buona anche l’idea di strutturare il romanzo sulle diverse città toccate dalla protagonista nella sua attività di modella
DIFETTI:
il paragone che mi viene in mente, per questo libro, è “La famiglia grande” di Camille Kouchner: stessa supponenza di fondo, stessa voglia di travolgere con la scrittura tutto un mondo di cui però, ohibò, si fa parte, e stessa lamentosità che lascia il tempo che trova
CITAZIONE:
Dovrei spiegarle che il suo modo di stare con gli uomini è aggressivo e autodistruttivo. Dovei invitarla a riflettere sulla sua continua ricerca di persone più grandi dalle quali ottenere affetto attraverso il sesso e farle analizzare la figura di suo padre, ma non sono una consulente esistenziale, perciò le dico: «Consolación, sei sicura che tutta questa attività sessuale ti piaccia così tanto? È davvero quello che vuoi?» (pag. 197)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana