# 416 – Stanisław Lem – SOLARIS (Sellerio, 2023, ediz. orig. 1961, pagg. 317)
Inviato sulla stazione di studio sospesa quattrocento metri sopra la superficie del misterioso “oceano pensante” del pianeta Solaris, lo psicologo Chris Kelvin vi trova solo due dei tre studiosi che dovrebbero alloggiarvi e lavorare alle ricerche sull’enigmatico pianeta. Il dottor Gibarian, infatti, si è suicidato. Gli altri due “solaristi”, Snaut e Sartorius, appaiono dissociati: ciascuno chiuso nel proprio laboratorio, parlano per enigmi e mettono Kelvin sull’avviso circa misteriose “presenze” nella stazione. Cos’è successo realmente nello spazio claustrofobico di questa piattaforma di studio sospesa a mezz’aria sopra la superficie di un pianeta interamente ricoperto dalla sostanza gelatinosa e magmatica di un oceano che forse è una creatura vivente, oggetto di studi da parte dell’umanità da più di un secolo? Kelvin scoprirà a proprie spese il tremendo potere dell’oceano di neutrini quando, nella propria stanza, si troverà a tu per tu con Harey, la moglie morta da dieci anni…
Pubblicato nel 1961 e diventato film di grande successo (Palma d’Oro a Cannes) nel 1972 per la regia nientemeno che di Andrej Tarkovskji, “Solaris” è unanimemente riconosciuto come il capolavoro si Stanisław Lem, scrittore polacco di fantascienza approdato alla narrativa dopo una fallita carriera di medico.
Chiariamo subito: il genere di riferimento è la fantascienza, ma “Solaris” va ben oltre, e diventa un appassionante conte philosophique capace di interrogarsi (e di interrogare i lettori) su temi da far tremare i polsi come la consistenza dei desideri e dei sogni, il rapporto tra l’inconscio e la realtà e l’equivalenza tra l’indagine del cosmo e quella dell’anima, o dei recessi della mente. In questo senso il lavoro di Lem precorre il ballardiano “Inner Space”, il rivolgersi della fantascienza verso l’interno dell’Uomo più che verso l’esterno.
Il misterioso ed esotico pianeta Solaris, infatti, non è altro che una rappresentazione dell’inconscio, un incredibile “McGuffin cosmico” che innesca un racconto di rara intensità emotiva, caratterizzato da unità di tempo, luogo e azione. Tutto si svolge all’interno della stazione scientifica che “galleggia” qualche centinaio di metri al di sopra della superficie del magmatico oceano che ricopre quasi per intero il pianeta, e tutto accade in pochi giorni, a partire dall’arrivo di Kelvin.
Lem riesce a far coesistere narrazione e riflessione filosofica, senza rinunciare a tocchi di fantascienza pura e “adulta” quando delinea, con piglio quasi accademico, le scoperte dei decenni di studi solaristici e le diverse “scuole” di scienziati, ciascuna con un’idea ben precisa circa la natura dell’oceano che ricopre il pianeta, e quando descrive le misteriose formazioni (mimoidi, longoidi, simmetriadi eccetera) dal sapore vagamente daliniano che l’oceano stesso costruisce e distrugge a volte nel giro di giorni o settimane, altre volte nel breve volgere di poche ore.
Questo modo di raccontare, lungi dal distogliere il lettore dalla trama principale (cos’è accaduto sulla stazione e chi sono le creature che la popolano, oltre agli scienziati?), lo immerge anzi vieppiù in una materia vischiosa e attraente, enigmatica e arcana: la solaristica, lo studio (assai plausibile!) di questo strano pianeta appartenente a un sistema stellare binario, sul quale a un’alba rossa ne segue sempre una azzurra, e le giornate sembrano trascorrere, catatonicamente, nell’alternanza di queste due tonalità di luce, che bagnano un incomprensibile mare di neutrini, un mare sulla cui ontologia gli scienziati non sono ancora giunti a un punto fermo: è un essere vivente, e rappresenta a tutti gli effetti il primo contatto con un’altra specie (seppur rappresentata da un unico individuo che occupa un intero pianeta?) oppure è una massa gelatinosa inerte caratterizzata soltanto da determinate abilità meccaniche, e dalla facoltà di leggere e interpretare sogni, paure, angosce e desideri degli uomini che lo visitano? L’oceano di Solaris vuole comunicare o le sue “azioni” sono del tutto incidentali, puri riflessi senza significato?
È l’enigma dinanzi al quale si trovano gli spaesati Kelvin, Snaut e Sartorius, e col quale è costretto a misurarsi anche il lettore che, lungi dal maneggiare un qualunque libriccino di fantascienza anni ’60 con gli alieni cattivi che vogliono papparsi gli improvvidi astronauti, si ritrova immerso in un tessuto magmatico almeno quanto la superficie dell’oceano di Solaris, un tessuto narrativo fatto di domande senza risposta e di enigmi insolubili, se non con un profondo contributo della sua stessa coscienza. Libro adatto solo a chi è disposto a mettersi in gioco e a riflettere a fondo sui temi scomodati dall’Autore, “Solaris” è un testo difficile e affascinante, dal quale Tarkovskji trasse un film di indubbia eleganza che, però, non piacque granché allo stesso Lem, che non apprezzò la scelta di spezzare l’unità di luogo con un lungo prologo ambientato sulla Terra.
Ellittico, privo di facili sequenze di tensione o d’azione, lento nel suo dipanarsi ed enigmatico nell’evocazione dei suoi stessi temi portanti, “Solaris” è però un’esperienza di lettura che va ben oltre la fantascienza e che scava nell’animo umano più di molti testi di psicologia o di antropologia, è un libro capace di portare il lettore, letteralmente, su un altro mondo, all’insegna tanto dell’esplorazione spaziale quanto del viaggio nel profondo della coscienza.

(Recensione scritta ascoltando Ella Ray, “We never Fade”)
PREGI:
da leggere assolutamente anche se si è visto il film di Tarkovskji, che ne è una trasposizione fedele ma non troppo, è un romanzo lucido e ben scritto, nel quale scienza e fantascienza vanno a braccetto e contribuiscono a creare un oggetto letterario sfaccettato e multiforme, inafferrabile e fascinoso, proprio come il pianeta con due Soli che ossessiona gli scienziati, col suo oceano intelligente che sembra voler comunicare con gli uomini sfruttando le loro paure e i loro rimorsi più reconditi. Piuttosto incommentabile il remake di Steven Soderbergh con George Clooney del 2002
DIFETTI:
se siete in cerca di risposte facili e univoche, non è il libro che fa per voi! Lento e riflessivo, a tratti ripetitivo, senza un vero e proprio baricentro, è un testo magmatico quanto l’oceano di cui si sforza di sviscerare le inquietanti caratteristiche
CITAZIONE:
“L’oceano – fonte di impulsi elettrici, magnetici e gravitazionali – sembrava parlare un linguaggio matematico. […] Tutto questo aveva indotto gli scienziati a credere di trovarsi in presenza di un mostro pensante, di un protoplasmatico oceano-cervello ingrandito milioni di volte, che avviluppava l’intero pianeta e trascorreva il tempo in incredibilmente vaste cogitazioni teoriche sulla natura dell’universo.” (pag. 36)
GIUDIZIO SINTETICO: ***½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…







Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana