STELLA MARIS – Cormac McCarthy

# 289 – Cormac McCarthy – STELLA MARIS (Einaudi, 2023, pagg. 194)

Ottobre 1972: Alice Western, sorella di Bobby (già protagonista del precedente “Il passeggero”) si reca di sua spontanea volontà nella clinica per malattie mentali “Stella Maris”, a Black River Falls, nel Wisconsin. Geniale matematica ed ex-bambina prodigio, capace di laurearsi all’età di sedici anni e in grado di sostenere profonde e complesse discussioni sulle più eccitanti teorie matematiche di tutti i tempi, Alice è anche schizofrenica. La sua malattia si manifesta con crisi depressive, che l’hanno portata in un paio di casi vicina al suicidio e, soprattutto, con l’apparizione ricorrente di un bizzarro personaggio da lei battezzato “Talidomide Kid” in quanto malformato e di bassa statura. Attraverso i colloqui settimanali con il dottor Cohen arriviamo a conoscere meglio l’enigmatica Alice, che nel “Passeggero” era una presenza solo evocata e ricordata, mai fisicamente in scena: nella seconda parte di questa coppia di libri, è Bobby a essere fuori campo, in coma dopo un incidente automobilistico occorsogli in Italia.
Di colloquio in colloquio, tra enigmi matematici e ricordi d’infanzia, tra riflessioni sul tempo e sulla vita e amori incestuosi, l’anima complessa e stratificata di Alice si dispiega e lascia intravedere un barlume di verità che forse, però, non basterà a salvarla.

L’ultimo libro di Cormac McCarthy è puramente dialogico. Non c’è una riga descrittiva, se si esclude la brevissima relazione di ricovero di Alice, posta in testa al volume. Da lì in avanti, le pagine di “Stella Maris” sono dominate dall’intreccio – a volte serrato, altre volte più disteso – delle voci della paziente riluttante Alice e del comprensivo, metodico dottor Cohen, che cerca con delicatezza di aprirsi un minuscolo varco nei meandri di un’anima attorcigliata su sé stessa, e abitata da qualcosa di inconfessabile (l’incesto, già evocato nel precedente “Il passeggero”).

I dialoghi sono sempre stati uno dei punti forti della scrittura di McCarthy – non l’unico. Indubbiamente, quelli di “Stella Maris” sono scambi dialogici intensi e vibranti, innervati da una quantità di aneddoti e considerazioni sulla matematica (e su alcuni matematici) che ancora una volta rivelano tutta la preparazione del grande Autore americano, capace di immergere la propria lingua e il proprio stile in un “bagno scientifico” convincente e appassionante, soprattutto per chi è incuriosito dalle figure dei vari Gödel, Von Neumann, Dirac, Cantor, Hilbert, Poincaré, Minkowski, Turing, Gauss e Riemann, solo per citarne alcuni. Non tutto si segue alla perfezione, ma in fondo, in “Stella Maris”, la matematica non è che una chiave per interpretare la mente di Alice, uno schema ricorsivo, un’ossessione come un’altra, e il continuo interrogarsi sui problemi matematici equivale all’arrovellarsi di altri su una questione scacchistica, o su un enigma storiografico. La mente bizzarra di Alice Western trova nella matematica l’unica cosa in grado di assorbirla, e di distrarla dall’amore incestuoso per il fratello Bobby, nonché dal risentimento per i genitori – soprattutto per il padre, fisico che partecipò al Progetto Manhattan e contribuì alla costruzione della bomba atomica sotto la guida di Oppenheimer.

Gli schemi matematici attraversano i dialoghi come griglie di riferimento, e finiscono per costituire un’incastellatura logico-scientifica affascinante più per il linguaggio (i nomi dei matematici, i termini-chiave delle loro fascinose e difficili teorie) che per il contenuto, certo non sviscerabile nelle meno di duecento pagine di un romanzo in forma esclusivamente dialogica. Non si esce dalla lettura con più nozioni di matematica (McCarthy, del resto, non è un saggista) bensì con la sensazione, tenace e pervasiva, di essere entrati in contatto col tormento di un’anima inquieta, con le ossessioni di una ragazza fragile e geniale, del tutto incapace di spiegarsi la vita e la morte (come tutti noi, del resto), ma attratta in qualche misura da entrambe, desiderosa di vivere fino all’ultima stilla eppure, dall’altra parte, trascinata verso la morte dalla consapevolezza di non poter avere tutto quello che desidera, in primis l’amore.

L’ultimo romanzo di Cormac McCarthy è dunque un lungo, struggente dialogo tra la vita e la morte, tra la matematica e la letteratura, tra la logica e il sentimento, e si chiude con una pagina di rara dolcezza e di infinita malinconia, ma anche di grande consapevolezza, come se lo scrittore avesse voluto congedarsi attraverso la voce di un personaggio femminile, giovane e malato, condannato a chiudere la propria esperienza senza aver realmente capito nulla, senza aver afferrato quella verità sottostante le cose la cui presenza riusciamo appena a intuire, senza mai poterla realmente far nostra.                  

Cormac McCarthy
Cormac McCarthy (1933 – 2023)

(Recensione scritta ascoltando Sarah MacLachlan, “Angel”)

PREGI:
notevole la sfida di raccontare tutto solo ed esclusivamente in forma di dialogo, senza neppure una riga di descrizione o di contestualizzazione. Piaccia o no, “Stella Maris” è un libro coraggioso, l’ennesimo di un Autore che ha sempre cercato di spostare l’asticella un po’ più in là e non ha mai proposto opere accomodanti e indolori  

DIFETTI:
brutale nella forma e decontestualizzato nello stile, è un libro difficile, scostante, gelido e fiammeggiante allo stesso tempo, ironico e disperato, un ultimo, graffiante dialogo tra una coscienza scettica di tutto e un terapeuta che, consapevole dei limiti della sua stessa disciplina, si sforza di trovare un senso alle cose. Non per tutti, ma McCarthy è così: prendere o lasciare! In ogni caso, grazie per questa straordinaria carriera…  

CITAZIONE:
“Sapevo quello che mio fratello non sapeva. Che sotto la superficie del mondo c’era e c’era sempre stato un orrore mal trattenuto. Che al cuore della realtà alberga un abissale ed eterno demonium. Cosa che tutte le religioni comprendono. E che non se ne sarebbe andato.” (pag. 156)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO