# 365 – Florence Dugas – TAROCCHI (ES, 2001, pagg. 70)
Una avvenente giovane donna decide improvvisamente di partire per Ventimiglia, in treno, da Parigi: un colpo di testa, una decisione inconsulta, dettata dalla voglia di cambiare, di sperimentare. Sul treno, la vista di quattro passeggeri che giocano a uno strano gioco di carte e l’incontro con un uomo cortese ma gelido, dai capelli brizzolati portati corti sulla nuca, inietta adrenalina nell’imprevisto viaggio. Dopo aver fatto sesso con l’uomo, la donna decide di scendere a Saint-Raphaël, in Costa Azzurra. Uscita dalla stazione, si accorge che un’auto la sta aspettando, per condurla a una villa sulle colline all’interno della quale ritrova l’uomo dai capelli grigi incontrato in treno, che la coinvolge in un gioco di società dai risvolti profondamente fisici e sessuali, che prevede la partecipazione di varie altre persone, e dal finale inaspettatamente drammatico. Ma se tutto non fosse altro che una misteriosa partita a tarocchi?
Si gioca, in questo racconto lungo di Florence Dugas, misteriosa scrittrice francese sulla quale è quasi impossibile trovare informazioni (notizie biografiche, fotografie). Si gioca tanto.
In treno, si gioca a carte, con delle enigmatiche figure che ricordano i tarocchi. Nella villa sulle colline di Saint-Raphaël, si gioca a scambiarsi i ruoli, così che la protagonista, da ospite elegante vestita e truccata da una cameriera personale e invitata a prendere parte a una cena di lusso, si ritrova successivamente abbigliata da cameriera e abusata (con sua soddisfazione, va specificato) da uomini e donne, e ancora, ridotta al guinzaglio da una coppia di diaboliche mistress, e infine legata a una statua e frustata, in un precipitare sempre più vorticoso nelle spire di un piacere estremo, che diventa dolore e che, proprio per questo, si estremizza e la porta a livelli di godimento mai provati prima. Il tutto, senza capire come abbia potuto finire nelle grinfie di questa strana setta di adoratori del sesso in tutte le sue forme, che sembrano replicare dal vivo le figure riportate sul mazzo di carte simili a tarocchi con le quali sono soliti giocare e decretare le pratiche da eseguire nelle stanze (numerate) della villa.
Tutto il racconto, dunque, è un gioco, e niente più, un raffinato e fortunatamente abbastanza ben scritto gioco erotico a tinte forti (eloquente la copertina!) che culmina con un finale – o, meglio, un sottofinale – piuttosto inatteso e sorprendente, solo parzialmente mitigato dal finale vero e proprio, che sembra riavvolgere l’intera storia in vista di una replica probabilmente altrettanto drammatica ed esplicita.
Novella erotica classica e senza particolari colpi d’ingegno, questa piccola opera della misteriosa Dugas (Autrice anche del ben più corposo “Dolorosa Soror”, che prima o poi recensirò) si legge con facilità, sorretta com’è da una tensione erotica molto palpabile, che l’Autrice non nasconde mai e che, anzi, fa esplodere ogni volta che può in scene dai toni molto accesi, in cui la natura femminile della scrittura si estrinseca senza esagerare, senza conferire al testo un orientamento ben definito.
Insomma, “Tarocchi” non è una novella erotica pensata per un pubblico esclusivamente femminile, come forse sarebbe stata scritta al giorno d’oggi, bensì un piccolo testo dallo stile cesellato e studiatamente volgare, un racconto pornografico mediato da un’idea fondamentalmente metafisica (è reale tutto quello che prova la protagonista, o siamo all’interno di un gioco i cui giocatori siamo noi lettori da una parte e l’Autrice dall’altra?).
Un po’ “Histoire d’O” e un po’ “Valentina” di Guido Crepax, con una spruzzata di Polanski (“Che?”), “Tarocchi” non mette niente di nuovo sotto il Sole, soprattutto se si considera che l’Autrice è francese, e i francesi sono da sempre maestri di un certo tipo d’erotismo venato di dolore e morte (direi che basta fare il nome del marchese De Sade per mettere d’accordo tutti). Certo, resta il sospetto del giochino fine a sé stesso, perché alla fine, cerca che ti ricerca, un vero significato in queste settanta paginette al solito ben curate e confezionate dagli specialisti di ES edizioni non si trova, e ci si deve accontentare del tanto vago quanto piacevole senso di esperienza onirica che il racconto trasmette senza dubbio, a partire dal viaggio deciso d’impulso fino al mistero della macchina fuori dalla stazione e della villa popolata di personaggi inquietanti e assatanati.
Sarebbe inutile, d’altronde, cercare troppi significati in un arco narrativo così volutamente ridotto. Contentiamoci di dire che Florence Dugas (chiunque essa sia) sa scrivere più che decentemente e non si perde in elucubrazioni inutili, confezionando una novelletta di poche pretese ma capace di soddisfare il palato – soprattutto se si ha voglia di qualcosa di decisamente spinto. Vino di scarsa persistenza ma di discreto bouquet, “Tarocchi” è un calice che si beve d’un fiato, e che lascia un vago senso d’ebrezza e un soffio d’eccitazione e d’inquietudine che non guastano. Come antipasto, non c’è male. Ma per un giudizio più fededegno su questa enigmatica scrittrice, si attendono pietanze più strutturate e complesse.

(Recensione scritta ascoltando i Blue Oyster Cult, “Don’t Fear the Reaper”)
PREGI:
scritto, senza tanti complimenti, per far provare qualche brividino d’eccitazione a lettori e lettrici, è un libriccino dall’arco narrativo esiguo ma capace di costruire qualche bella scena erotica e di tessere una tela insinuante attorno alla protagonista senza nome, fino alla chiusa inaspettatamente violenta e spiazzante. Nulla di nuovo (alla fine il tema è sempre Eros e Thanatos), ma la scrittura è discreta e priva di insopportabili femminismi
DIFETTI:
giocoforza molto esile nella costruzione dei personaggi (nessuno ha un nome, neppure la protagonista, e i caratteri sono appena abbozzati), è una novella che si legge in un “amen” ma si chiude, tutto sommato, con un “boh”
CITAZIONE:
“La lasciano nuda – le hanno messo un collare da cane, e la conducono così, in fondo al corridoio, al guinzaglio. La sua obbedienza la stupisce, è così estranea al suo modo di comportarsi abituale. Oppure hanno saputo leggere in lei quel desiderio di docilità, di mettersi agli ordini di un Maestro, quella voglia pazza di schiavitù e di frusta.” (pag. 61)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…





Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana