UN PO’ PIÙ IN LÀ SULLA DESTRA – Fred Vargas

# 405 – Fred Vargas – UN PO’ PIÙ IN LÀ SULLA DESTRA (Einaudi, 2021, ediz. orig. 1996, pagg. 254)

L’ex-investigatore del Ministero degli Interni francese Louis Kehlweiler, in pensione anticipata per via di un incidente che l’ha reso claudicante, non si stanca di indagare su tutto quello che attira la sua attenzione di poliziotto. Scorbutico ma di buon cuore (visto che ospita a casa sua la ex-battona Marthe, finita sul lastrico), Kehlweiler assume il medievalista Marc Vandoosler, nipote del commissario Vandoosler, sua vecchia conoscenza, per archiviare le migliaia e migliaia di notizie di cronaca nera che escono ogni giorno sui quotidiani.
Trovato per caso su un marciapiede di Parigi un pezzo d’osso umano, per la precisione la falange di un piede di donna, Kehlweiler (che va in giro con un rospo in tasca, di nome Bufo!) coinvolge il riluttante Marc in un’indagine ai limiti dell’impossibile per scoprire a chi appartenesse quel pezzo di alluce. La pista, pazientemente seguita, porta l’ex-sbirro e il medievalista in Bretagna, nella piccola e fredda cittadina di Port-Nicolas, dove occorrerà anche l’aiuto dell’archeologo Mathias, coinquilino di Marc, per venire a capo di un giallo che, partito in sordina, approda a un finale decisamente scoppiettante, con tanto di rosa dei sospettati che si allarga e delitti che si collegano l’uno all’altro in un mosaico dal sapore grottesco ma anche, dopotutto, abbastanza plausibile.

Lasciano sempre qualche dubbio i libri di Fred Vargas, al secolo Frédérique Audouin-Rouzeau, scrittrice e medievalista francese di grande successo. Questo giallo, il secondo della mini-serie dedicata ai “Tre Evangelisti” Marc, Mathias e Lucien (che per la verità in questa avventura fa giusto una comparsata, lasciando la scena ai suoi due colleghi), si avvia a fatica, stenta a entrare in temperatura, fa pensare al lettore di aver sbagliato drammaticamente scelta perché, tra vecchie battone rimaste senza casa ed ex-sbirri che numerano le panchine e gli alberi di Parigi (!) per meglio organizzare la loro rete di informatori, la sensazione è quella di essere cascati in un racconto grottesco e sopra le righe, improbabile e buffonesco. E, intendiamoci, in parte il libro è tutte queste cose, perché lo stile di Fred Vargas è quello che è: ironico ma anche stranamente greve, ondivago, ammiccante, a volte vuotamente comicheggiante (vedi la lunga sequenza ambientata nel commissariato di quartiere, con Kehlweiler che tenta di umiliare il commissario che gli sta antipatico).

Se fosse tutto qui, il romanzo sarebbe profondamente deludente, la brutta copia di un qualunque libro di Daniel Pennac, neppure illuminato dalla figura tutto sommato iconica di Benjamin Malaussène. Fortunatamente, Fred Vargas ha sempre qualche asso nella manica, e lo gioca al momento giusto. Proprio quando si inizia seriamente a pensare di mollarlo o, quantomeno, di accelerare la lettura per andare a vedere come la vicenda si conclude, il romanzo diventa interessante con il trasferimento dell’azione nel paesino bretone grigio e ventoso di Port-Nicolas, ambientazione in cui la stralunata originalità dei personaggi di Fred Vargas – dal sindaco corpacciuto e reticente al collezionista e rivenditore di macchine da scrivere – trova una dimensione più consona, e anche la detection si fa più classica, più lineare, con effrazioni, appostamenti, pedinamenti, agnizioni e scoperte che animano la seconda parte di un libro altrimenti macchiettistico e fondamentalmente futile.

Nulla che trasferisca il racconto nel novero dei capolavori, per carità, e restiamo convinti – perlomeno sulla base della serie dedicata ai “Tre Evangelisti” – che questa scrittrice francese goda di una fama fin troppo positiva, frutto più di un sapiente lavoro editoriale e di marketing che di un effettivo talento. Non mancano, però, i momenti divertenti e le scene riuscite, in questo romanzo agile e poco impegnativo, e l’idea di fare di tre storici (un medievalista, un archeologo della Preistoria e uno studioso della prima guerra mondiale) i detective al centro di vicende venate di assurdo e di improbabile è indubbiamente originale; lo stesso Kehlweiler è, dopotutto, un bel personaggio, col suo rospo in tasca e la gamba zoppa.

A non funzionare mai del tutto è la trama, a tratti troppo lineare e in altri punti decisamente troppo attorcigliata attorno a idee improbabili e a snodi insistiti e stucchevoli, a doppi sensi fin troppo scoperti (vedi l’entrata in scena di monsieur Sevran) e a un umorismo che una volta fa ridere, alla seconda strappa il sorriso ma alla terza è già di troppo. Incommentabile quel “più” sulla copertina di Einaudi con l’accento sbagliato: non si usa quello acuto, cari editor di quella che un tempo fu la miglior casa editrice italiana, bensì quello grave, come sa anche un bambino delle elementari.         

(Recensione scritta ascoltando Belinda Carlisle, “Circle in the Sand”)

PREGI:
il primo capitolo della serie, “Chi è morto alzi la mano”, vedeva la partecipazione più attiva di tutti e tre gli storici protagonisti, mentre in questo secondo romanzo ne vediamo di fatto solo due. Anche la trama è, tutto sommato, più esile, per quanto il finale non deluda e, in generale, tutta la parte ambientata a Port-Nicolas sia più efficace di quella parigina

DIFETTI:
un po’ sfilacciato e ondivago nel dipanarsi della trama, è un piccolo giallo venato di comicità e di ironia che lascia penzolanti, alla fine, un po’ troppe sottotrame, e che si risolve in maniera non del tutto onesta. Qui e là, poi, fa capolino (a partire dal titolo, a ben vedere!) la solita insopportabile supponenza “gauchista”

CITAZIONE:
“Vincent conosceva a fondo le teorie di Kehlweiler, tra cui la storia della mano sinistra e della destra. Mano sinistra, annunciava Louis alzando il braccio e distendendo le dita, imperfetta, goffa, esitante, e quindi salutare produttrice dell’incasinamento e del dubbio. Mano destra: sicura, salda, detentrice del saper fare, guida del genio umano. Con lei, controllo, metodo e logica. […] Se pencoli un po’ troppo verso la mano destra, due passi in più, ecco spuntare il rigore e la certezza, li vedi? Avanti ancora un po’, altri tre passi, ed è il disastroso tracollo nella perfezione, nell’impeccabile, poi nell’infallibile e nell’implacabile.” (pag. 19)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO