VITA SEXUALIS O L’INIZIAZIONE AMOROSA DEL PROFESSOR KANAI SHIZUKA – Ōgai Mori

# 186 – Ōgai Mori – VITA SEXUALIS O L’INIZIAZIONE AMOROSA DEL PROFESSOR KANAI SHIZUKA (Feltrinelli, 1983, ediz. orig. 1909, pagg. 135)

L’ormai anziano professor Kanai Shizuka, per reagire alle teorie psicanalitiche sull’importanza della sessualità, che egli non condivide trovandola al contrario un elemento quasi del tutto irrilevante nella vita di un uomo colto, si mette a scrivere una sorta di memoriale della sua iniziazione amorosa, e delle sue (scarne) avventure giovanili con l’altro sesso. Dai primissimi turbamenti, all’età di sei anni, fino alla frequentazione, da ventenne, delle case di piacere, nelle quali però viene sempre portato da amici e conoscenti, il professor Kanai illustra in modo distaccato e analitico le sue stesse pulsioni, per poi decidere, alla fine della stesura, di non dare alcun seguito alla sua fatica, e di riporre con noncuranza il libello che ne è derivato nella sua vasta biblioteca.

Curioso esempio di letteratura giapponese d’inizio XX secolo, dovuto alla penna indubbiamente raffinata di un Autore considerato “di culto” in Giappone, “Vita Sexualis” è un po’ un oggetto misterioso. Aperto e chiuso da due brevi interventi in terza persona al presente indicativo, che contestualizzano la figura del protagonista-narratore Kanai Shizuka, il libro è per il resto un Io narrante distante e raggelato, persino difficile da capire nella sua pervicace presa di distanza da tutto ciò che è sessuale.

Il protagonista, infatti, non solo non viene mai avviluppato dalle spire di una vita sessuale propriamente detta, ma sembra guardare a ritroso, con diffidenza, tutti i momenti nei quali il desiderio si è presentato, sotto qualsivoglia forma. Ancora incompreso e incomprensibile da bambino, il desiderio sarebbe già più naturale e condivisibile nella vita adolescenziale, eppure anche nella fascia d’età per definizione più votata alla scoperta della sessualità, dai quattordici ai diciotto anni, il protagonista rimane sdegnosamente isolato nei suoi studi e in una vita fatta di astinenza e di rinuncia, più che di abbandono ai sensi. Nulla di male in questo, ci mancherebbe, anche se il racconto finisce – se vogliamo – per fare un po’ a pugni col suo stesso titolo, raccontando piuttosto una vita anti-sexualis, una vita nella quale il sesso si presenta, è vero, in più occasioni, ma in cui non viene mai accolto con naturalezza e con gioia, sempre invece con sospetto e con senso di colpa.

Fotografia di un Giappone ancora sospeso fra tradizione e modernità, l’opera di Ōgai Mori (nome d’arte di Mori Rintarō, 1862-1922, giusto per inquadrarlo storicamente) è indubbiamente caratterizzata da uno stile pulito e ricercato, che non scade mai nella volgarità e non cerca assolutamente lo scandalo (per quanto parlare di sesso e di psicanalisi nel 1909 a Tokyo non dovesse essere certo una cosa all’ordine del giorno!). Allo stesso tempo, però, è come se il libro restasse volutamente alla superficie (laccata) delle cose, senza mai approfondire, rifiutando ostinatamente di indagare proprio quello che il lettore (soprattutto contemporaneo) vorrebbe. Se la tesi del protagonista (e dell’Autore) è che in fondo il sesso sia sopravvalutato, tanto nella vita di tutti i giorni quanto, e soprattutto, nella psicanalisi, indubbiamente “Vita Sexualis” raggiunge il suo obiettivo, e comunica con molta chiarezza questo messaggio, fino al gesto finale del protagonista di gettare con noncuranza il manoscritto in mezzo ad altri libri, presumibilmente dimenticandosene e lasciando cadere su di esso un velo d’oblio.

Ma per giungere a questa dimostrazione di noncuranza, Ōgai Mori deve rinunciare a qualunque vero vitalismo nella scrittura, deprivandola non solo di emozioni e sentimenti, ma anche di humour, col risultato che la lettura scivola via piacevolmente ma senza mai entrare sottopelle, senza mai convincere del tutto e anzi prendendo spesso le distanze dal lettore, ritirandosi sdegnata (come il suo estensore) in una placida biblioteca colma di libri (il testo è letteralmente trapuntato di citazioni coltissime, dai testi sacri confuciani e buddisti alle opere di filosofi e Autori occidentali, massimamente francesi e tedeschi, nei quali Ōgai era specializzato). Colto ed epidermico, espositivo più che narrativo, “Vita Sexualis” è oggidì un relitto interessante, ma non indispensabile, di un mondo che fu, di un Giappone che, più che di un secolo appena, sembra vecchio di mille anni.          

(Recensione scritta ascoltando Ludovico Einaudi, “Life”)

PREGI:
una scrittura elegante, ragionata e fittissima di citazioni molto colte che spaziano dai romanzi cinesi d’epoca medievale alla filosofia tedesca dell’800

DIFETTI:
un arco narrativo poco inciso all’interno del quale il racconto svaria ozioso tra promesse di matrimonio mai mantenute e incontri fugaci conditi da imbarazzo e sensi di colpa, con alcune cadute – ahimè – nella comicità involontaria, prima su tutte la “fuga” in risciò del protagonista per sottrarsi all’amico che lo sta conducendo in una casa d’appuntamenti!

CITAZIONE:
“Mi lanciò uno sguardo obliquo e, così facendo, parve quasi appoggiare la sua guancia alla mia. Sentivo il suo respiro sul mio volto, e quell’alito mi parve curiosamente bruciante. Nello stesso momento, pensai improvvisamente che la madre di Eiichi era una donna, e quella scoperta, non so perché, mi terrorizzò.” (pag. 73)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
0
1/2
*
*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO