# 45 – Don Winslow – IL POTERE DEL CANE (Einaudi, 2009, pag. 714)
La trentennale lotta dell’agente Art Keller della DEA ai cartelli della droga messicani, dall’Operazione Condor del 1975 – che portò forze congiunte americane e messicane a bruciare gli immensi campi di papaveri del Sinaloa – fino ai primi anni 2000, con il traffico di droga ormai globalizzato e tecnologico, attraverso collusioni con la Mafia della East Coast, sporchi patti in funzione anti-comunista tra Narcos e CIA, corruzione a tutti i livelli (soprattutto nel governo messicano) e sangue, sangue a fiumi, in un parossismo di violenza che sembra non avere fine.
Ex-investigatore privato, Don Winslow ha indubbiamente il linguaggio e il “mestiere” giusti per scrivere “crime stories” convincenti. E infatti il tratto più riuscito di questo mastodontico librone è la capacità di raccontare l’intreccio tra affari e malaffare, tra politica ai massimi livelli e criminalità, tra corruzione e problematiche sociali. L’Autore è sicuramente documentato, e compone quella che a tutti gli effetti è una convincente cronistoria della lotta al traffico di droga lungo lo smisurato confine USA-Messico, quel confine che oggi si sta tentando di blindare con un muro ben più solido della sgangherata recinzione che già lo sottolinea.
Passano droga e desperados attraverso quei tremiladuecento chilometri di frontiera desertica: ma i giochi non si fanno sul confine, i giochi si fanno nelle città, da Tijuana a Città del Messico, da Ciudad Juárez a El Paso, da Culiacán a San Diego, nei palazzi del potere e negli uffici degli alti prelati, e il risultato è un osceno impasto di convenienze incrociate che finiscono per riverberarsi sulla gente ignara, sotto forma di sciagure come la terribile ondata di crack nelle strade americane nei primi anni ’80. Winslow è bravo a tessere una tela dall’ordito chiaro, accessibile a tutti (è un romanzo americano, del resto!), e a tratti anche piuttosto appassionante, come sanno essere appassionanti le “crime stories”, quelle di cui si vorrebbe sempre andare a sbirciare come finisce il capitolo… Quello che manca al libro è però un vero e proprio stile. In troppi punti la scrittura di Winslow ricorda più una sceneggiatura cinematografica che un romanzo: tempo presente, azioni descritte in maniera spartana e immediata, quasi fossero le intestazioni delle diverse scene di cui il film si compone.
Tanta letteratura americana contemporanea sembra soffrire di uno stile ibrido e dell’imposizione di una forma già adatta alla trasformazione in film. E questo, checché se ne dica, è un difetto, oltre che un errore di stile. La scrittura è una cosa, il cinema un’altra. Trovo che nel “Potere del cane” siano in particolare i personaggi a risentire di questa impostazione: troppi, e troppo velocemente tratteggiati, essi finiscono perlopiù per avere uno spessore che non oltrepassa quello del foglio di carta su cui vengono ossessivamente stampati – e ripetuti – i loro nomi. Art Keller è lo stereotipato poliziotto che sacrifica la famiglia alla carriera; i fratelli Barrera sono i classici “villain” senza scrupoli, capaci persino di far assassinare donne e bambini innocenti per consumare una vendetta trasversale; Nora Hayden è la prostituta bellissima e inarrivabile che però rivela di avere il più proverbiale dei cuori d’oro. E anche i vari mafiosi, come i criminali irlandesi, non sfuggono a nessuno dei cliché su Mafia e Irlanda, dai pranzi interminabili con riverenze al padrino di turno sino alla passione per le patate e il whisky. Insomma, tutto risaputo, non c’è un ingrediente originale in 700 e passa pagine di racconto, eppure, nonostante tutto (magia della passione americana per la narrazione!) il libro si lascia leggere e diverte, a tratti trascina persino, capace com’è di mescolare invenzione e dati storici, e di svelare un mondo che più sordido e infido non si può, quello delle collusioni tra politica, Chiesa e narcotraffico. Un libro di denuncia, dunque? No, sarebbe davvero pretendere troppo dalla penna di Don Winslow, uomo dai mille mestieri e che sicuramente ne ha svolti altri meglio di quanto svolga quello di scrittore. Però, dopotutto, quando si ha un po’ di tempo, e a patto che non si pretenda chissà che (in fondo, per restare nel genere, “Romanzo Criminale” di De Cataldo è decisamente meglio!), “Il potere del cane” si può anche leggere, con la stessa attenzione che occorre per guardare un serial (e ogni riferimento a “Narcos” non è puramente casuale!)
(Recensione scritta ascoltando i Green Car Motel, “El Destino de Abril”)
PREGI:
il ritmo, tipico della narrativa americana contemporanea, è davvero indiavolato e – a parte qualche raro cedimento – non molla mai il lettore
DIFETTI:
ci sono pagine che, più che parti di un romanzo, paiono piuttosto elenchi del telefono: nomi, nomi e ancora nomi, Winslow introduce una miriade di personaggi la metà abbondante dei quali non coprono che pochi sviluppi, o addirittura un paio di pagine soltanto… Ipertrofia narrativa americana? Di certo, mancanza di coesione e di stile!
CITAZIONE:
“La terra si può bruciare, i raccolti si possono avvelenare, la gente si può deportare, ma quel confine – quel confine rimane lì. Un prodotto che vale pochi centesimi qualche metro al di qua della frontiera, potrebbe valerne migliaia qualche metro al di là.” (pag. 133)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana