# 411 – Leonardo Sciascia – ATTI RELATIVI ALLA MORTE DI RAYMOND ROUSSEL (Adelphi, 2020, ediz. orig. 1971, pagg. 69)
Impegnato nella stesura del difficile romanzo “Il contesto”, Sciascia si prese una pausa quando, grazie a un articolo di Mauro De Mauro, si imbatté nella vicenda di cronaca nera mai del tutto chiarita relativa alla morte, avvenuta a Palermo nella notte fra il 13 e il 14 luglio 1933, dello scrittore surrealista francese Raymond Roussel. Dedito al consumo di barbiturici, Roussel era a Palermo da più di un mese in compagnia della signora Charlotte Fredez (vero nome: Dufrène), che gli faceva un po’ da infermiera e, forse, un po’ da amante. Trovato morto la mattina del 14 luglio 1933 e dichiarato frettolosamente deceduto per via di un eccessivo dosaggio di barbiturici, ma senza che avesse il reale intento di uccidersi, Roussel – Autore di poemi di rara illeggibilità come “Impressioni d’Africa” e di testi teatrali scandalosi come “Locus solus” – venne semplicemente dimenticato, rimosso dalla storia cittadina. Rileggendo e ripubblicando i verbali dell’epoca, e incontrando i testimoni ancora in vita (il pretore Margiotta, il cameriere Orlando) che, a diverso titolo, si erano occupati della vicenda, Sciascia compone un libriccino minuscolo ma intelligente, che non romanza nulla, ma si limita a evidenziare contraddizioni e improbabilità, non tanto alla ricerca di una tardiva verità, quanto piuttosto nel tentativo di riconoscere il giusto onore allo scrittore dimenticato.
Faccio fatica a pensare a due scrittori più diversi di Leonardo Sciascia e Raymond Roussel. Tanto il francese era provocatorio e ingarbugliato, quanto l’italiano era nitido e lancinante nelle sue conclusioni; grammaticalmente e linguisticamente innovativo il Roussel, che era un violento surrealista, splendidamente affabulatorio, dolce e ironico Sciascia. Infatti, all’Autore siciliano Roussel, come scrittore, non interessava, e non ne fa mistero neppure in un libriccino a lui dedicato.
Le circostanze in cui il surrealista francese trovò la morte, però, sono oggettivamente strane, e nascondono forse un omicidio o, quantomeno, una volontà (esterna) di far sì che la parabola esistenziale di questo tormentato scrittore, intossicato da barbiturici, giungesse al termine. Sciascia era troppo intelligente e troppo bravo per scrivere un volgare gialletto. Questi “Atti relativi” – usciti inizialmente nel 1971 per un piccolo editore palermitano che sarebbe poi diventato nientemeno che Sellerio – sono una piccola silloge di voci e ricordi, di documenti e considerazioni che puntano a sollevare dubbi, più che a risolvere un caso vecchio ormai di trentasette anni. Sciascia sa benissimo che soluzione non ci sarà, né col suo libro né successivamente; e tuttavia, deve scrivere, perché scrivere era la sua unica arma per mettere in ordine il mondo, per cercare cause e motivazioni, per spiegarsi la realtà.
Come non capirlo? In nessun altro Autore italiano si trova una simile coesistenza di scrittura profondamente civile e bellezza letteraria, perché che Sciascia fosse un grande scrittore è fuor di ogni dubbio, e quando si parla di sicilianità nella letteratura italiana, io più che al facile Camilleri continuo a pensare al complesso Sciascia, allo scostante Verga, al raffinato De Roberto, al delicato Tomasi di Lampedusa. Ma dunque, alla fine, che libro è questo “Atti relativi alla morte di Raymond Roussel”? Ha senso recensire un mini-giallo documentale di neanche cinquanta pagine, corredato da un piccolo apparato di note e da una garbata postfazione? Trattandosi di Sciascia, sì, ha senso, perché lo scrittore siciliano non spendeva a caso le proprie pagine, e la cinquantina dedicata a Roussel non fa eccezione.
Si tratta di un testo lucido, semplice, per niente scandalistico, nel senso che all’Autore non interessano minimamente le stranezze della vita di Roussel, la sua ipotetica bisessualità, la sua indulgenza verso droghe e farmaci. Gli interessa solo capire cosa possa essere successo nella stanza 226 del Grand Hotel et des Palmes di Palermo nella notte fra il 13 e il 14 luglio 1933. Roussel ha fatto tutto da solo? Ha esagerato coi barbiturici? La signora che lo accompagnava (e che da ben ventitré anni gli faceva, in un certo senso, da dama di compagnia) è davvero esente da colpe? E perché il suo autista, che lo aveva pazientemente portato in auto (!) da Parigi a Palermo, è scomparso subito dopo la morte dello scrittore, per poi ricomparire a Parigi nelle vesti (forse) di ricattatore?
Infine: perché l’inchiesta fu condotta in modo tanto sciatto, per giungere in breve tempo alla conclusione che nessun reato fosse stato commesso? C’entrava forse la riluttanza del regime fascista nel prendere atto che la gente, in Italia, potesse suicidarsi? Incidentalmente, proprio nel 1933 Italia e Francia siglavano un importante accordo politico: conveniva forse non alzare un polverone circa la strana morte di un misconosciuto letterato francese in Sicilia? Non c’è più modo di pervenire alla verità, Sciascia lo sa bene; ma rileggere quegli antichi verbali, pieni di sgrammaticature e di nomi storpiati, scontrarsi con la faciloneria degli inquirenti, col pressapochismo dei testimoni, è esercizio più che utile per capire che, musilianamente, le stesse cose ritornano, e i tanti “gialli” che affliggono il nostro tempo (uno su tutti? Garlasco!) non sono altro che le riedizioni di vecchi casi, di vecchi misteri, di dimenticati enigmi.

(Recensione scritta ascoltando Franco Battiato, “Shock In My Town”)
PREGI:
Autore di poemi tanto misteriosi, linguisticamente e sintatticamente, da risultare quasi illeggibili, Roussel finì in maniera altrettanto enigmatica, forse suicida, forse no. Sciascia dà l’impressione di volergli rendere una sorta di tardivo ma sincero omaggio, tentando perlomeno di districarsi tra le carte dell’epoca e di raccontare al lettore di quarant’anni dopo un piccolo mistero di nera mai realmente risolto
DIFETTI:
troppo breve per essere veramente giudicato in quanto libro, è una sorta di racconto ricapitolativo che solo alla fine, in una esile paginetta, si permette una piccola infilata di ipotesi interessanti ma sospese, volutamente non sviluppate
CITAZIONE:
“I fatti della vita sempre diventano più complessi ed oscuri, più ambigui ed equivoci, cioè quali veramente sono, quando li si scrive – cioè quando da ‘atti relativi’ diventano, per così dire, ‘atti assoluti’.” (pag. 50)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana