# 410 – Pietrangelo Buttafuoco – FIMMINI (Mondadori, 2009, pagg. 151)
Da colto uomo del Sud, Pietrangelo Buttafuoco raccoglie i testi pubblicati nel corso del tempo su “Panorama” e relativi al mondo femminile e li pubblica in volume, con l’aggiunta di qualche raccordo, nel tentativo di trasformarli in una sorta di discorso organico dedicato a loro, alle donne, “fimmini” e “fimminazze”, famose e meno famose, dall’inarrivabile Brigitte Bardot a Carla Bruni (all’epoca signora Sarkozy), da Zsa Zsa Gabor coi suoi nove mariti a Edda Mussolini, vedova Ciano, innamorata, nel confino di Lipari, nientemeno che di un comunista “arraggiato”! Passando per Flor De Oro Trujillo, la figlia del celebre dittatore dominicano, prima moglie del playboy Porfirio Rubirosa, e per tante altre figure appena accennate ma decisamente formose e capaci di far sognare gli uomini, guardati con un misto di compassione e comprensione, giudicati anche e soprattutto a partire dalle loro donne e dai loro atteggiamenti con le donne, senza sconti ma anche senza tutto quel coacervo di ipocrisie che il terrificante “wokismo” sembra aver definitivamente sdoganato.
Buttafuoco è una bella penna. Sa scrivere, e non è cosa da poco. Che il suo stile possa essere anche ostico e difficile, soprattutto per un non siciliano, è un altro paio di maniche. E non perché i suoi libri abbondino di sicilianismi, anzi, ne adopera molti meno di un Camilleri qualunque; il fatto è che la prosa di Buttafuoco è a volte talmente preziosa e saporita, densa e vischiosa, da costringere il lettore a una certa fatica per “mandarla giù”, e farla propria.
Questo simpatico “Fimmini”, datato 2009, non fa eccezione: godibile negli intenti e nello sviluppo, godibilissimo negli aneddoti e nei sottili giudizi su donne e uomini, risulta fatalmente un po’ arduo da leggere e, se non vi si dedica un’attenzione più che assoluta, si rischia di trovarsi spinti fuori dalle sapienti pagine di questo intellettuale di destra (vivaddio!) raffinato e mai banale, ghignante e disposto all’autoironia almeno quanto lo è all’ironia verso gli altri (e le altre). Le pagine migliori del libro sono quelle dedicate ad alcune “grandi donne” della storia (anche recente), pagine fitte di aneddoti gustosi e caratterizzate da una capacità di cogliere lo spirito dei tempi e di raccontare certi amori, certe avventure per quello che sono stati, senza abbellimenti e senza ipocrisie.
Non sempre le donne ne escono bene ma, se è per questo, neppure gli uomini! Buttafuoco, pur conscio dei cambiamenti cui la società italiana è andata incontro nel corso dei decenni, non può evitare di guardare con una certa simpatia a determinati contesti, e c’è da rammaricarsi che nel 2009, quando il libro è stato scritto, non fosse ancora in uso il terrificante termine “femminicidio”: sarebbe stato molto interessante leggere l’opinione dell’Autore, in merito! Autore che tutto è tranne che un vieto maschilista, ma che pure è ben capace di mettere certo femminismo al suo posto, ovvero nel nulla di cui sembra essere fatto. Latore di una galanteria un po’ d’altri tempi, Pietrangelo Buttafuoco è una figura resistenziale in un mondo sempre più preda delle cretinate woke, e quindi ben venga un libro come questo che, seppur imperfetto, seppur a tratti un po’ noioso, è purtuttavia franco e vitale, intellettualmente onesto e irriverente il giusto.
A non funzionare granché, infatti, non sono né il tono (che non scade mai nell’irrispettoso, verso niente e nessuno) né il contenuto, che si può riassumere in una serie di aneddoti dedicati al rapporto tra uomini e donne e ai vari modi (anche, a volte, semplicistici) con cui i maschi guardano alle femmine, alle meccaniche con cui questi due mondi si scoprono e si congiungono oppure, a volte, si respingono. Quello che fa un po’ storcere il naso è la mancanza di una vera e propria linea narrativa, al punto che il libro si legge con piacere ma con poco costrutto, senza mai capire a fondo dove l’Autore voglia andare a parare, se si accontenterà di affastellare episodi slegati fra loro (e tenuti insieme solo dalle ammirevoli forme femminili) o se arriverà a un “dunque” di qualche tipo.
E anche i tratti palesemente autobiografici che fanno capolino qui e là, in pagine indubbiamente molto belle ma anche molto poco contestualizzate e, quindi, difficili da seguire e da immaginare, sono, dopotutto, dei vuoti a perdere, dei quadretti molto belli ma poco memorizzabili e, soprattutto, poco significativi. Penso in particolare a tutta la parte finale, nella quale l’Autore sembra mettersi in gioco più ancora che altrove, alludendo forse a figure della sua vita e della sua storia che, però, al lettore che non lo conosca più che bene non potranno dire molto.
Peccato, perché la piacevolezza della lettura non è in discussione e l’arguzia di molte riflessioni e di molte conclusioni neppure; e tuttavia, “Fimmini” è un’opera poco compiuta, un libro furbetto (a partire dall’ammiccante copertina) e di poca sostanza, sorretto dallo stile, spesso impeccabile, ma deludente, alla fine, nel contenuto puro e semplice, e nell’idea narrativa di fondo.

(Recensione scritta ascoltando Mia Martini, “Donna”)
PREGI:
l’aneddotica è vasta e gradevole, lo stile è sapido e gustoso, venato di una sicilianità meno sbandierata di quella di un Camilleri e, per questo, anche più autentica, più sottile e pervasiva
DIFETTI:
l’arco narrativo è inesistente e diverse parti del libro sembrano corpi estranei ficcati dentro più per ragionamento che per effettiva necessità. Enigmatico, per quanto ben scritto, tutto il blocco finale
CITAZIONE:
“La nudità, portata alle estreme conseguenze del sadismo, conduce alla fredda e guasta tristezza della macelleria. Solo il vestito preserva la potenza dell’eros, e il tacco rimane sempre un effetto niente male. Alla fine cosa c’è di più chic del tacco?” (pag. 124)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana