# 408 – Sébastien Laurier – LA BOUNTY A PITCAIRN (Nutrimenti, 2018, pagg. 122)
Forte di una nutrita serie di buone letture, l’Autore si lancia in una ricostruzione rapida ma abbastanza completa degli accadimenti che portarono all’ammutinamento di una dozzina di marinai del mercantile “Bounty”, battente bandiera inglese, nell’aprile del 1789. Impegnato in un lungo viaggio nel Pacifico per caricare alberi del pane da trasportare nei Caraibi, il Bounty era comandato dall’inflessibile ma abilissimo capitano William Bligh, contro il quale si scatenarono le ire del secondo ufficiale Fletcher Christian che, alla testa di un drappello di marinai messi a dura prova dalla rigida disciplina dettata dal comandante, si impadronì del vascello e, sbarcati Bligh e i suoi fedelissimi su una scialuppa abbandonata alla deriva, fece rotta verso quella che sarebbe diventata la nuova casa degli ammutinati: la minuscola, sperduta isola di Pitcairn, così battezzata dal nome dell’ufficiale inglese che l’aveva scoperta vent’anni prima e segnata sulle carte nautiche con coordinate errate. Divenuti introvabili dalla marina britannica, gli ammutinati si diedero a costruire una società in miniatura, che avrebbe voluto essere egualitaria e giusta, ma che affogò, in realtà, nel sangue e nella violenza. Cosa accadde realmente a Pitcairn tra il 1790 e il 1808, data in cui un’altra nave vi approdò e “scoprì” gli eredi degli ammutinati?
La vicenda del Bounty è qualcosa che esula dalla storia e sconfina nel mitologico, complice Hollywood, che alla vicenda del mercantile sequestrato da un gruppo di ammutinati ha dedicato ben quattro film, di cui due molto celebri, con Marlon Brando e Mel Gibson nei panni di Fletcher Christian e Charles Laughton e Anthony Hopkins, rispettivamente, in quelli dell’arcigno capitano Bligh.
Perché parlo di Mito più che di Storia? Alzi la mano chi, fra voi lettori, pur avendo sentito parlare del Bounty e del celebre ammutinamento, ne sa ricostruire – senza ricorrere a fonti scritte – le reali motivazioni e, soprattutto, gli esiti. Che fine hanno fatto gli ammutinati? Hanno vissuto felici e contenti fino alla fine dei loro giorni tra noci di cocco e prosperose donne polinesiane? Oppure sono rientrati, a un certo punto, nel “mondo civile”, perdonati dalla marina britannica e riaccolti in seno alla società europea? Da cosa scappavano quegli uomini? Perché un gruppo di polinesiani (sia maschi che femmine) si unirono a loro? E chi sono, dove vivono oggidì i loro discendenti?
Incredibilmente, a (quasi) tutte queste domande lo striminzito libro di Sébastien Laurier riesce, in qualche misura, a dare una risposta. Pur non essendo un vero e proprio saggio perché, come spiega l’Autore, si tratta del testo-base di uno spettacolo teatrale da lui portato in scena nel 2009, questo libriccino, coi suoi agili capitoletti inframmezzati da semplici poesie che danno voce a Mary Ann Christian, figlia di quel Fletcher Christian che guidò l’ammutinamento, non soddisfa proprio tutte le curiosità del lettore ma ne stimola l’interesse e invoglia a letture più approfondite, circa le quali, peraltro, non mancano precise indicazioni.
Argomento che fa sognare, coi suoi ingredienti di pura avventura (i mari del Sud, Tahiti, le tahitiane, il bastimento a vela, il capitano brutto e cattivo, l’ammutinamento e la fuga, il rifugio su una piccola isola paradisiaca), l’ammutinamento del Bounty riporta un po’ tutti agli anni dell’adolescenza, quando leggevamo “L’isola del tesoro” di Stevenson (Autore, peraltro, che sulla Polinesia ha da dire la sua!) e i libri di Salgari su Sandokan, e ci addormentavamo immaginando le imprese di Long John Silver o gli abbordaggi dei pirati di Mompracem. Difficile, insomma, che un libro dedicato a un argomento tanto interessante si riveli brutto: gli unici veri rischi sono che sia scritto male o proponga al lettore ipotesi indifendibili e non suffragate da alcuna prova. Non è il caso, per fortuna, del libro di Laurier, che è ben documentato e ha uno stile che, seppur non effervescente, non è neppure piatto come un mare in bonaccia.
Anzi, questo simpatico commediografo si atteggia un po’ a Carrère (senza esagerare) e un po’ a saggista serio, iniettando nel racconto una certa dose di passione personale (si pensi alle poesie con le quali dà voce alla povera Mary Ann Christian, nata nel 1793, nello stesso giorno in cui suo padre veniva ammazzato sull’isola di Pitcairn) ma stando bene attento a non trasformare il testo in un inno ai “tempi belli” in cui ci si poteva ancora andare a nascondere su un’isola deserta in mezzo all’Oceano Pacifico. Al contrario, Laurier sottolinea e smaschera tutta la dose di mitologia che si annida attorno all’ammutinamento del Bounty e, pur non disconoscendola, la colloca al suo giusto posto, sforzandosi di ristabilire una verità storica che non potrà mai essere completa (chi può raccontare con esattezza cosa accadde a Pitcairn nei diciotto anni di totale isolamento degli ammutinati e delle loro compagne polinesiane?) ma che, perlomeno, non viene ignorata e non viene messa in secondo piano dietro a ridicole ideologie o “rivisitazioni” contemporanee.
Non disprezzabile, anche se avrebbe potuto essere più approfondita, la disamina dei film dedicati da Hollywood alla nota vicenda, e doveroso il cenno alle scabrose vicende contemporanee, con l’indagine, che nel 2004 portò persino a delle condanne, sugli abusi sessuali che a Pitcairn sarebbero avvenuti per decenni tra gli eredi degli ammutinati nel totale disinteresse delle autorità della Corona britannica, cui l’isola a tutti gli effetti appartiene.

(Recensione scritta ascoltando i Melanesian Choirs dalla colonna sonora de “La sottile linea rossa”)
PREGI:
lettura agevolissima e oggettivamente interessante, è un piccolo libro che nasce come spettacolo teatrale (un monologo tipo quelli di Marco Paolini) e che intavola molti temi pur sapendo di non poterli esaurire ma che, paradossalmente, non lascia a bocca asciutta il lettore, anzi, arriva a conclusione con una certa sapienza
DIFETTI:
quel femminile un po’ assurdo nel titolo, “la Bounty”, in luogo del più comune maschile, fa un po’ storcere il naso, ma l’Autore lo contestualizza con una certa maestria e, in fondo, si tratta di un vezzo e niente più
CITAZIONE:
“Era tutto da inventare! Nessun passato, solo un presente e un futuro e niente denaro che portasse corruzione! Per la prima volta nella storia, i ‘Popa’a’ (così i tahitiani chiamano i bianchi) e gli ‘indiani’ (come i bianchi chiamano i tahitiani) potevano creare assieme un nuovo mondo, in uguaglianza. Nel 1789.” (pag. 21)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…




Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana