LECTIO BREVIS / 14

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 14
MEDICI TORMENTATI


UN CLASSICO: “Il dottor Živago” di Boris Pasternak
UN GIALLO: “Venere privata” di Giorgio Scerbanenco
DALLO SCAFFALE: “Lettera al mio giudice” di Georges Simenon
LECTIO BREVISSIMA: “Un medico di campagna” di Franz Kafka

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)

Boris Pasternak – IL DOTTOR ŽIVAGO (ediz. orig. 1957)

Di cosa parla: Jurij Andrèevič Živago, medico appassionato di scrittura, dopo essere stato chiamato al fronte durante la Prima guerra mondiale, torna a Mosca, ma lo scoppio della Rivoluzione lo porta a fuggire insieme alla moglie e al figlioletto in uno sperduto paese sugli Urali. Qui ritrova, in veste di crocerossina, Larisa Fëderovna Antipov, che aveva conosciuto tempo prima nella capitale: i due si innamorano ma la guerra civile tra l’Armata Bianca del generale Kolčak e i partigiani rossi li dividerà…

Commento: Atto d’accusa della Rivoluzione bolscevica, e per questo censurato in Unione Sovietica, dove fu pubblicato solo nel 1988 (all’autore, morto nel 1960, fu anche impedito di ritirare il premio Nobel), il romanzo – l’unico di Pasternak, che fu soprattutto poeta –, diventato notissimo grazie al film del 1965 con Omar Sharif (cinque Oscar, tra cui quello per la colonna sonora, con il Tema di Lara di Maurice Jarre), è, pur nella sua lentezza, notevole per il lirismo di molti suoi episodi.

GIUDIZIO: ***

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Giorgio Scerbanenco – VENERE PRIVATA (ediz. orig. 1966)

Di cosa parla: Duca Lamberti, medico radiato appena uscito di galera (il reato: eutanasia) e figlio di un poliziotto, viene ingaggiato, grazie alle amicizie paterne, da Pietro Austeri, un ricco industriale brianzolo, per aiutare il figlio Davide, che da un anno è diventato incomprensibilmente un alcolizzato. Finirà per scoprire che la causa dell’improvviso cambiamento nel giovane si deve al senso di colpa per la morte di una ragazza, Alberta Redaelli, con la quale Pietro aveva avuto un rapporto sessuale e che egli aveva allontanato in seguito a una sua richiesta di aiuto…

Commento: Il primo dei quattro romanzi con Duca Lamberti, è una storia torbida e durissima, in una Milano nera ottimamente dipinta. Scerbanenco (ucraino di nascita; il padre fu vittima della Rivoluzione russa) è il caposcuola del noir italiano, punto di riferimento (forse ancora insuperato) di tanti autori. Il suo pregio maggiore, nel paese della prosa d’arte, consiste nell’aver inventato una lingua scarna, secca, spigolosa come la materia delle sue storie e i suoi personaggi, a partire dalla tormentata figura del detective protagonista.  

GIUDIZIO: ***

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

Georges Simenon – LETTERA AL MIO GIUDICE (ediz. orig. 1947)

Di cosa parla: Dalla cella del carcere in cui è rinchiuso, il dottor Charles Alavoine, medico di campagna, scrive una lunga lettera indirizzata al giudice istruttore Ernest Coméliau per ripercorrere le tappe della sua vita che lo hanno portato a uccidere Martine, la ragazza dal torbido passato di cui, dopo aver lasciato la seconda moglie Armande e la casa dove viveva con la madre e le due figlie avute dal primo matrimonio, egli era divenuto l’amante in una relazione tanto appassionata quanto violenta…

Commento: Con la consueta capacità di scandagliare l’abisso dell’anima umana, Simenon indaga l’origine e lo sviluppo di una passione morbosa e ossessiva, che, narrata com’è in prima persona dal protagonista stesso, viene restituita nella sua cruda realtà e sottratta non solo a ogni lettura moralistica, ma anche alla possibilità stessa di essere giudicata. Il che finisce per rendere la lettera al giudice quasi un non senso. Ma la letteratura, infine, assolve tutti e tutto.

GIUDIZIO: ***½

LECTIO BREVISSIMA

Franz Kafka – UN MEDICO DI CAMPAGNA (1919)

«Così è la gente dalle mie parti. Pretende sempre l’impossibile dal medico. Hanno perduto la fede antica; il parroco se ne sta a casa a sfilare i paramenti, uno dopo l’altro; ma il medico deve saper compiere qualsiasi cosa con le sue delicate mani da chirurgo». Sono le amare riflessioni di un medico condotto che, chiamato d’urgenza in una notte invernale per assistere un ragazzo, dovrà fare i conti, oltre che con ostacoli e impedimenti materiali, con la diffidenza profonda di chi non esiterà a usarlo e a ingannarlo. Il tutto inserito in un’atmosfera onirica che, come sempre, in Kafka ha i colori degli incubi della normalità (degli incubi il racconto ha anche la durata, brevissima, e di conseguenza l’intensità).