LA CLASSE – Hermann Ungar

# 128 – Hermann Ungar – LA CLASSE (L’Editore, 1990, ediz. orig. 1927, pagg. 207)

Il professore di Liceo Josef Blau conduce una vita grama: è convinto che i suoi alunni, e in particolare lo scaltro Karpel, lo detestino, e che il suo amico d’infanzia Modlitzki trami contro di lui in virtù di antichi rancori; come se questo non bastasse, Blau è persuaso anche che sua moglie Selma – piuttosto avvenente e incinta del loro primo figlio – venga corteggiata da un suo collega, il professor Leopold, e che i suoi alunni si siano fatti di lei, a causa dei vestiti un po’ frivoli che ama indossare quando va in giro, un’idea a dir poco sconveniente. Allora, il professor Blau le impone costumi morigerati (fino al taglio a zero dei capelli!), ma questo non gli eviterà umiliazioni e malintesi imbarazzanti. Fino a una rivelazione finale che, forse, metterà le cose a posto…

La vicenda umana e letteraria dello scrittore moravo Hermann Ungar è piuttosto triste: nato nel 1893, Ungar purtroppo morì nel 1929 a soli trentasei anni, per una appendicite acuta che non fu diagnosticata in tempo, anzi, pare che lo scrittore sia stato rimandato a casa col sospetto di un attacco di… ipocondria!

Ecco, nel dramma della sua morte si riflette l’essenza profonda di un personaggio come Josef Blau, tormentato dai dubbi e dalle manie di persecuzione, convinto che il mondo attorno a lui gli sia interamente, disperatamente ostile, un convincimento comune – del resto – a diversi personaggi della letteratura tedesca nel periodo della Repubblica di Weimar. Una letteratura quasi interamente votata alla disamina di quegli ingranaggi sociali, politici, economici e financo psicologici che, dopo l’epoca d’oro dell’Impero (finito però nella polvere con l’esperienza terrificante della Grande Guerra), si presentano con l’avvento della Repubblica di Weimar, quasi fossero una sgradita ma inevitabile dote, una zavorra che la tanto acclamata (ma presto abiurata) democrazia ha portato con sé. Non vorrei però dare l’impressione che questo libro di Hermann Ungar sia particolarmente riuscito; ahimè, “La classe” è il tipico romanzo invecchiato non male, ma malissimo! Se da una parte non si può negare una certa dimensione filosofica e letteraria al suo Autore, che perlomeno è consapevole di ciò che sta scrivendo e porta avanti il racconto con gelida pervicacia e con un pizzico di sadismo, sia verso il suo protagonista che verso i lettori, è d’altro canto impossibile difendere oltre il giusto una letteratura così autocompiaciuta e autocommiserante, tutta avviticchiata su sé stessa sino a giungere a livelli francamente stucchevoli.

Il complessato professor Josef Blau è un personaggio troppo programmatico per riuscire a veicolare un vero dramma, e le situazioni di cui il libro si compone (i disegni osceni degli studenti esposti in classe, la gita scolastica che culmina col malore del docente, i sospetti di Blau sul collega Leopold e sulla moglie Selma, gli obliqui atteggiamenti di Modlitzki, l’amico rancoroso del protagonista, lo smaccato menefreghismo del vecchio zio Bobek) sono troppo cerebrali e datate per fare realmente presa sul lettore d’oggi ma, lasciatemelo dire, a mio avviso sul lettore tout court. Il libro è del 1927, non c’è dubbio che un minimo di adattamento ambientale e temporale gli vada riconosciuto; ma questa è letteratura “nata vecchia”, se posso permettermi, felice di autocommiserarsi e di avvolgersi nel proprio stesso, incomprensibile piagnisteo, e il libro si salva – parzialmente – solo perché non è oggettivamente scritto male (seppur qui e là facciano capolino locuzioni un po’ forzate e ampollose, soprattutto nel discorso diretto dei personaggi, che a tratti appare poco realistico).

Insomma, nonostante l’editore lo presenti, nei risvolti di copertina, come un libro sconvolgente che arricchirà il lettore di “una esperienza inenarrabile”, si arriva alla fine de “La classe” con non poca fatica, districandosi tra le paturnie di un personaggio un po’ macchiettistico – il professor Blau, appunto – e rimpiangendo le atmosfere collegiali del Törless musiliano, che vanta una ben più profonda costruzione psicologica e letteraria. “La classe” non sa né di carne né di pesce, si muove in un territorio grigio fatto di azioni inesplicate, di atroci quanto ingiustificati sensi di colpa, insomma, in un viluppo di motivazioni che al lettore (soprattutto al lettore d’oggi!) risultano, perlopiù, oscure e pretestuose.                    

(Recensione scritta ascoltando i Pink Floyd, “Another Brick in the Wall”)

PREGI:
fondamentalmente onesto nelle intenzioni e nello sviluppo, il libro non riserva “colpi bassi” al lettore, e si muove nell’alveo di una letteratura costituzionalmente minimale e ossessiva, fatta di una asfissiante ricerca dell’oggettività assoluta, anche in campi come l’amicizia e l’amore     

DIFETTI:
lettura piuttosto faticosa, un po’ perché i personaggi vengono percepiti come “distanti”, relegati in un altro mondo e in un modo completamente diverso di vivere certi sentimenti, e un po’ perché la scrittura di Ungar non fa quasi nessuno sforzo per non essere elencativa e piatta, come da prescrizioni di tanta narrativa tedesca anni ’20, ma con un impatto emotivo e intellettuale molto inferiore a quello dei libri – tanto per fare qualche esempio – di Robert Musil, Hans Fallada o Alfred Döblin      

CITAZIONE:
“Noi tutti siamo scolari, una grande classe, e vediamo solo le difficoltà del compito odierno, ma non sappiamo cogliere il grande disegno del programma. C’è un passo dopo l’altro, una parola dopo l’altra, un giorno dopo l’altro, ma improvvisamente, quando la grazia ci coglie, o Dio… un colpo d’aria sposta per un attimo il velo, noi lo vediamo, come io lo vedo ora.” (pag. 206)

GIUDIZIO SINTETICO:

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO